Il ritorno alla "normalità"

I timidi ritorni alla normalità hanno fatto emergere ansia, cattiva qualità del sonno, depressione, irritabilità, abuso di sostanze, burnout, spossatezza. E allora, cosa fare?

Marilù Liso Una finestra su Ben-essere
Andria - sabato 19 giugno 2021
nonna e nipote
nonna e nipote © n.c.

Il ritorno alla "normalità" è finalmente arrivato. Qualcuno direbbe "Proprio ora che ci stavamo abituando a questi nuovi ritmi...tutto riparte?". Per mesi abbiamo galleggiato in una bolla ovattata, dove l'unica cosa concessa erano gli sguardi. Abbiamo imparato a sorridere con gli sguardi, a parlarci con gli sguardi, ad intenderci con gli sguardi. Adesso bisogna cominciare a riorganizzarsi, o quanto meno a riprogrammare le nostre vite, il lavoro, il tempo libero.

In realtà non aspettavamo altro... ma allora come la spieghiamo l'ansia sopraggiunta, i frequenti attacchi di panico, la "paura di non farcela"? Forse la vita che conducevamo non era poi così bella e appagante come nella nostra mente ce l'eravamo strutturata? O forse tutto quello che abbiamo sperimentato durante la pandemia non era solo negativo?

Sembra quasi che a questa nuova tappa della nostra vita, tanto desiderata, siamo arrivati tutti un po' impreparati. Si, molti sono impreparati a rituffarsi nella folla, a riascoltare il frastuono del traffico... dopo 15 mesi di lockdown, fatti di videochiamate, di serate trascorse in casa in famiglia, tutti a cenare insieme attorno allo stesso tavolo, ritornare alla normalità' può non essere facile. Come afferma il dott. Saverio Costantino Psicologo-Psicoterapeuta, i timidi ritorni alla normalità hanno fatto emergere ansia, cattiva qualità del sonno, depressione, irritabilità, abuso di sostanze, burnout, spossatezza.

Probabilmente, continua il dottore, queste problematiche avranno una scia anche più lunga di quella della pandemia stessa. Non riuscire a gestire l'incertezza vissuta in questi mesi ha portato inevitabilmente a vivere stati di ansia. Chi era incline a preoccuparsi per qualsiasi cosa, ha iniziato a preoccuparsi di più, aumentando quel senso di pericolo imminente. Ritornare ai vecchi stili di vita ci impone un ritorno a schemi che probabilmente avevamo dismesso. Il Covid ci ha resi tutti diseguali e io aggiungerei che "per fortuna" ci ha costretti ad appassionarci a noi stessi, a riscoprire noi stessi.

Ritornare alla normalità è una gran bella sfida, farlo riappropriandoci pian piano degli spazi, della natura, delle relazioni sociali, sconnettendosi finalmente dai social e da tutto ciò che è virtuale, può diventare un vero e proprio antidoto contro i disturbi emersi. A preoccupare oramai non è più la pandemia, ma la "sindemia" scatenatasi, considerata la sopraggiunta presenza e interazione tra più patologie che si rinforzano tra loro. Cosa fare? Una pozione magica non c'è, non ci sono trucchi, noi del mestiere ancora non li conosciamo, ma un giorno un maestro mi ha raccontato dell'importanza di restare "vuoto" per poter accogliere. Questa credo sia la strada maestra, accogliere il nuovo che sta arrivando con tutta la voglia di sperimentarsi in questa nuova e meravigliosa fase della nostra vita.

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