Tra infodemia e analfabetismo funzionale

Un’epidemia più lenta, meno letale, ma ingombrante nel lungo periodo, perché va ad impattare su tutte le generazioni, anche quelle che ci seguiranno

Gabriele Losappio Una finestra sul Mondo
Andria - venerdì 16 luglio 2021
Tra infodemia e analfabetismo funzionale
Tra infodemia e analfabetismo funzionale © nc

Se c’è qualcosa che viaggia ad un ritmo più rapido del nostro, quel qualcosa è l’informazione. Tuttavia il passo così veloce con cui queste informazioni vengono trasmesse al lettore (o meglio, allo “scrollatore”) non sempre è positivo e non sempre ha un effetto benefico. Se da un lato il mondo globalizzato e unito da un click ci permette di conoscere tanti mondi di cui eravamo ignoranti, dall’altro la quantità eccessiva di dati trasmessi rischia di far perdere la bussola al ricevente, finendo così per creare un vuoto difficilmente colmabile. Perché è vero, su internet si può trovare qualunque cosa, ma più si va veloci più la notizia a cui eravamo interessati è stata rimpiazzata da un’altra di maggiore importanza.

Al di là del vantaggio odierno, è bene ricordare che “fretta” non è sinonimo di “qualità” e di “verità”. Detto in altri termini, viviamo nell’epoca dell’infodemia. Un’epidemia più lenta, meno letale, ma ingombrante nel lungo periodo, perché va ad impattare su tutte le generazioni, anche quelle che ci seguiranno. Spesso non c’è neanche il tempo necessario, per chi pubblica una news, di controllarne la veridicità. Non che questo sia un’attenuante, anzi è forse uno dei problemi principali del giornalismo oggigiorno. 

Il punto è che non è stata data importanza al sistema educativo dei mezzi utilizzati nel mondo odierno, compreso anche quello della comunicazione online. Non conta ciò che si dice, da dove lo si è preso: conta che qualcuna lo legga, lo condivida, lo diffonda. 

Ne deriva quindi una crociata contro le fake news che però è complessa da sostenere, proprio a causa dell’imponente quantità di informazioni che girano per il web. Queste pseudonotizie trovano terreno facilmente sui social in cui mancano più volentieri gli strumenti di comprensione, anche considerando l’utenza che ne dispone: Facebook tra tutti, in quanto l’età media degli iscritti è sempre più avanzata ed è più facile che un non nativo digitale creda a una bufala. Senza dimenticare Twitter, Instagram, persino Whatsapp con le sue fantomatiche catene che conterrebbero “quello che i poteri forti ci nascondono”.

A questa problematica deve essere necessariamente legata il concetto di “analfabetismo funzionale”. Vedendo la definizione offerta dall’UNESCO già nel 1984, è la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità. L’analfabeta funzionale è quindi una persona capace di scrivere, leggere ed esprimersi correttamente, ma incapace di comprendere, analizzare e sintetizzare in modo corretto un discorso complesso, un’informazione non immediata. In Italia questo aspetto grava in maniera particolare sui cittadini: secondo un’indagine Ocse, infatti, il 28% della popolazione (tra i 16 e i 65 anni) è analfabeta funzionale. Il dato è tra i più alti in Europa. 

Come è possibile, dunque, combattere realmente questi cavilli così pressanti? Iniziando a concepire l’educazione in modo diverso, meno tradizionale e più concreto. Fare in modo che sin da quando si è piccoli e si entra a contatto con la tecnologia ci sia qualcuno a fornire tutti gli strumenti necessari per apprendere ad usare e, in un secondo momento, a comprendere e a scegliere opportunamente. Cercare di alzare la qualità dei contenuti di chi pubblica, perché in fin dei conti sono loro ad avere il potere di informare la massa. Istruendo non in maniera passiva e retrograda ma attiva e moderna, abituando l’individuo a interfacciarsi col mondo presente e non solo con quello passato o con quello futuro. Infine, censurando tutti quei contenuti palesemente erronei che, oltre a condividere menzogne, contribuiscono a diffamare e a diffondere odio verso intere categorie di esseri umani che diventano vittime di un sistema fondato sulla supremazia della fandonia. Censurare, in questo caso, significa proteggere; significa creare un sistema in cui non vi è più una competizione fra chi ottiene consensi in base a ciò che la gente vuole sentirsi dire quando è arrabbiata, ma un luogo in cui si narrano i fatti come accadono, dando l’occasione a tutti di comprendere le sfaccettature della realtà. Se Trump è stato sospeso da Facebookper almeno due anni, o se Twitter ha chiuso definitivamente il suo profilo dopo aver oscurato molti suoi post, non c’è una dittaturadelle multinazionali, ma piuttosto un tentativo di portare alla luce alcuni aspetti che per molti elettori è complesso da accettare. Il potere dell’informazione infatti non è solo in mano ai giornali, ma anche e soprattutto ai politici, specialmente da quando utilizzano i social media con la stessa frequenza di un influencer. E, che venga creduto o  meno, i politici non dicono sempre la verità, perché la verità non da voti.

Una diretta conseguenza è visibile nei giorni in cui al Senato si discute sul ddl Zan, per esempio: assistiamo in Aula ad una serie di strafalcioni e di inesattezze scientifico-sociali degne di un premio alla recitazione. Eppure il punto è sempre il medesimo: bisogna arrivare alla pancia delle persone per attirarle, e il modo più semplice è far capire loro che c’è qualcosa e qualcuno da calpestare. Non esiste alcuna “ideologia gender”, non esiste “l’eterofobia”, non esiste alcun tentativo di indottrinare nei bambini un presunto credo satanico. Non è nient’altro che una legge che allarga i diritti difendendo delle minoranzecontinuamente soggiogate. Ma se questa notizia venisse diffusa in questo modo, chi è contrario avrebbe poco di cui poter discutere per farsi riconoscere. 

Siamo quindi tutti coinvolti all’interno di questo universo di parole impossibili da decifrare. Eppure non è molto complesso educare ad usare le parole giuste. Partendo da chi ci è sopra.

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I commenti degli utenti
  • Franco ha scritto il 17 luglio 2021 alle 05:19 :

    Purtroppo ormai si bollano come fake news anche i dubbi legittimi dei cittadini sulla epidemia e la sua conduzione. È una forma intollerabile di censura che spinge ancora più a rivolgersi al web per capire. Rispondi a Franco

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