Il medico lasciato solo

Con l’aumentare delle responsabilità, della consapevolezza piena di quello che si fa si rischia il burnout, un mostro gigante e nascosto che si impadronisce dell’amore per questa professione

Marilù Liso Una finestra su Ben-essere
Andria - venerdì 06 agosto 2021
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wolrd © n.c.

Chi sceglie di fare il medico deve necessariamente scegliere anche di essere tenace, perseverante, risoluto, pronto alla rinuncia, scrupoloso, capace di dominare il proprio orgoglio con l’amara consapevolezza di non essere onnisciente. Tutto parte già dal test di ammissione, a numero chiuso, e poi il percorso universitario e la specializzazione e lo studio meraviglioso che, se si ha la fortuna di essere curiosi, dura tutta la vita Non è tutto, perchè chi sceglie di “essere” e non di “ fare” il medico, sceglie di combattere per far valere i suoi ideali, anche quando gli diranno che “ così non si fanno i soldi” e anche quando sarà costretto a pagare il “pretium doloris” di una accusa ingiusta, continuando a reagire e a lavorare a testa alta.

Io l’ho sempre considerata una vera missione e non solo un lavoro pieno di lungaggini burocratiche e protocolli; ho sentito di doverlo fare e basta.

 La professione dello psichiatra, poi, la mia ha un privilegio in più, quello di poter ascoltare e supportare il paziente, la persona, anche lì dove gli stessi familiari non sanno più come approcciarsi. Una professione dove devi cercare il punto di incontro tra il corpo e la mente, incanalando le emozioni verso un punto di equilibrio. È come se alle volte si vivesse su un “fuso” sbagliato, vivendo l’illusione di poter essere costantemente adattabili a tutto, scatenando così un conflitto interno. E si, perchè “il corpo ha ragioni che la ragione non conosce”. 

Non lo si può nascondere, il rischio di cadere nel delirio di onnipotenza è molto grande e spesso meno si sa e più si crede di sapere. Con l’aumentare delle responsabilità, della consapevolezza piena di quello che si fa si rischia il burnout, un mostro gigante e nascosto che si impadronisce dell’amore per questa professione.

“Bruciato” questa la traduzione del termine, bruciate le emozioni, la passione, l’interesse verso la persona che chiede il nostro aiuto, bruciata la possibilità di placare e domare l’ansia e le preoccupazioni che prevalgono, lasciando il posto ad un cinismo e ad una grande freddezza emotiva. E allora come fare per potersi innamorare nuovamente del proprio lavoro, come “potersi recuperare” per riappacificarsi con la propria professione.

Fondamentale è il recupero del pensiero positivo che ciò che fino a quel momento si è fatto ha avuto un senso e ancora ne avrà. Come fondamentale è trattare da amica la paura di sbagliare, perchè solo così può diventare un vero carburante per alimentare la tenacia.

Mi piace pensare che anche il medico è una persona che va aiutata…si, aiutata a non sentirsi solo, come purtroppo le notizie di cronaca spesso ci fanno giungere.

Nessuno deve mai dimenticare che il medico è un essere umano, che ha una vita, delle passioni, una famiglia.

Se questo non lo comprendiamo tutti accadrà ciò che già c’è in America, in cui un medico può dire “I am not comfortable with this”, cioè “non sono a mio agio in questa situazione”, rifiutandosi di prendersi cura della persona, rinunciando al coraggio di abbracciare quella persona con tutto il suo dolore.

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