Eutanasia e cannabis: dove lo Stato non arriva, il cittadino risponde

L’elettore, in misura sempre più netta, non si sente più rappresentato dalla sua guida, dopo anni di promesse non mantenute e lotte abbandonate. Perciò inizia a far sentire la sua voce, stanco di attendere

Gabriele Losappio Una finestra sul Mondo
Andria - venerdì 17 settembre 2021
Eutanasia e cannabis: dove lo Stato non arriva, il cittadino risponde
Eutanasia e cannabis: dove lo Stato non arriva, il cittadino risponde © n.c.

La recente crisi dettata dalle conseguenze dovute alla pandemia ha permesso di mettere in luce un aspetto piuttosto controverso della situazione politica italiana: da tempo non risponde più alle esigenze del cittadino. Come vale per qualsiasi cosa, voler generalizzare sarebbe eccessivo; tuttavia si parla ormai di una grossa fetta della rappresentanza politica che non ha più molto da raccontare. Da un lato abbiamo chi diffonde notizie palesemente false con l’obiettivo di far leva sulle emozioni negative e ottenere consenso; dall’altro c’è chi è quasi spaventato dal nemico, a tal punto da non combattere le sue stesse battaglie che dovrebbero contraddistinguere il suo operato, la sua storia. I politici non rispondono ai bisogni del cittadino, piuttosto cercano di convincere gli elettori di aver bisogno di qualcosa che possa distrarli dai reali problemi.

In questo scenario però alla lunga vien fuori la capacità di una classe nuova, che più che pragmatica politica divenuta obsoleta fa attivismo politico, guidando le persone verso uno sviluppo sociale che al Parlamento sembra quasi sconosciuto. E uno dei modi principali con cui associazioni, partiti minori ed elettori stanno cercando di mettere all’opera questa “normale rivoluzione” è il referendum, strettamente legato alla nuova possibilità di manifestare il proprio sostegno attraverso la firma digitale.

Questa misura è stata applicata per ben due referendum che ruotano a temi su cui si è rimasti in silenzio troppo a lungo per aspettare ancora le ostinazioni dell’Aula: eutanasia e cannabis. Della prima si sta discutendo sin dal 1984. Inoltre, circa otto anni fa, era stata presentata una legge di iniziativa popolare rimasta bloccata in Parlamento. La scelta di un referendum abrogativo è l’ultima utile per rendere legale l’eutanasia attiva in questa legislatura, per fare in modo che non si riprendano le discussioni dopo anni, ancora una volta. La campagna, partita il 17 giugno e lanciata dall’ass. Luca Coscioni, aveva l’obiettivo di raggiungere le 500mila firme per presentarla successivamente alla Cassazione. Obiettivo che, nonostante la scadenza fissata al 30 settembre, è stato già praticamente duplicato. Il testo prevede la depenalizzazione, e quindi la successiva legalizzazione, dell’eutanasia attiva, cioè quei casi in cui il medico può aiutare attivamente il paziente a porre fine alle proprie sofferenze, costituite da dolori atroci dovuti a patologie irreversibili e fatali, salvo alcune eccezioni. Sono tante le storie di vittime che, a causa di un sistema che per troppo tempo ha cercato di difendere un fantomatico principio di “sacralità della vita” hanno finito per vedere la loro stessa vita diventare un inferno, senza la possibilità di alleviare dei dolori che, con lo scorrere dei mesi e degli anni, diventano sempre più insostenibili.

Per quanto riguarda invece il referendum sulla cannabis, il quesito interviene sia sul piano della rilevanza penale sia su quello delle sanzioni amministrative. In particolare si chiede di “depenalizzare la condotta di coltivazione di qualsiasi sostanza” e di “eliminare la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita relativa alla cannabis”. Sul piano amministrativo, invece, si chiede di eliminare la sanzione che prevede la sospensione della patente di guida e del certificato di idoneità alla guida. Anche in questo caso i numeri sono impressionanti: a circa una settimana di distanza dall’inizio, sono state superate le 420mila firme e si è molto vicini all’obiettivo delle 500mila entro fine settembre, ultimo giorno utile. L’appello, partito anche in questo caso dall’ass. Luca Coscioni e dalla campagna Meglio Legale, oltre al sostegno di alcuni partiti di sinistra, pone al centro delle discussioni ben altro di un incentivo all’uso di droghe, concetto che non ha nessun fondamento scientifico né statistico. La depenalizzazione incentiverebbe una lotta attiva contro le mafie, che fanno del meschino proibizionismo politico un gioco semplice per arricchirsi dal mercato nero. Inoltre riporterebbe in auge il tema del sovraffollamento delle carceri, dove circa il 35% dei detenuti finisce dentro per reati legati alle droghe. Un quarto di loro riceve poi una diagnosi di tossicodipendenza, a testimonianza del fatto che in casi come questi non c’è molta distanza tra infliggere la pena e ritenere il detenuto un rifiuto. Quest’ultimo, abbandonato a se stesso, non viene riabilitato e rischia di diventare un pericolo per sé e per la società una volta tornato libero, proprio a causa della totale incuranza dello Stato nei confronti di chi considera all’ultimo posto della gerarchia sociale.

Come si può ben notare, la risposta dei cittadini è stata incredibile, e non accenna a fermarsi. La digitalizzazione sta favorendo enormemente questo processo di democrazia attiva e dimostra, se usata in maniera adeguata, di essere uno strumento favorevole per l’uomo e il suo sviluppo. L’elettore, in misura sempre più netta, non si sente più rappresentato dalla sua guida, dopo anni di promesse non mantenute e lotte abbandonate. Perciò inizia a far sentire la sua voce, stanco di attendere. Eutanasia e cannabis sono temi su cui è divampato un silenzio assordante da parte delle principali istituzioni, soprattutto da parte di quelle che, ideologicamente, avrebbero dovuto sostenerle in prima linea. Intanto molte persone sono morte subendo dei dolori fuori da qualsiasi spiegazione razionale possibile sul perché non si sia fatto nulla. Tante altre hanno visto la loro vita spegnersi a causa di un gesto che lo stato ha demonizzato, "facendo la barba" a chi, anche grazie agli errori del sistema che governa, si arricchisce per i suoi scopi criminali.

Una parte della politica ha fatto la sua scelta, quella di “non” agire. Un’altra parte invece, da sempre schiacciata e ignorata, con l’appoggio dei cittadini ha scelto di andare avanti, compiendo una rivoluzione per diventare un paese normale, quello dei diritti.

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