Questione di sguardi

L’arte e l’impegno sociale è una palestra dello sguardo: due linguaggi, un unico mosaico

Mirella Caldarone Punto di vista
Andria - venerdì 29 ottobre 2021
Questione di sguardi
Questione di sguardi © Mirella Caldarone

Lo sguardo è foriero della parola. Uno sguardo accogliente e non giudicante annuncia una parola che aiuta a scegliere sempre ciò che è buono, bello e giusto. È la Liturgia della Parola.

È dedicato allo sguardo il percorso formativo “a misura di adulti” che propone l’Azione Cattolica Italiana per l’anno associativo 2021-2022. Un percorso che si propone di aiutare a formare laici che sappiano vivere, in modo autentico e originale, la propria esperienza cristiana nella vita quotidiana.

L’esperienza della pandemia ha conferito ancor più valore allo sguardo. Abbiamo imparato a sostituire i gesti con gli sguardi; abbiamo provato ad abbracciare con gli occhi, essendoci impedita la prossimità dei corpi. Lo sguardo ha potuto diventare compassionevole verso lo sgomento della malattia e del disagio sociale ed economico.

Ci siamo educati ad indugiare lo sguardo: la contemplazione è azione prioritaria per contrastare lo scorrere tumultuoso della vita.

Gli occhi sono la via di ingresso delle emozioni ma sono anche il vettore silenzioso del nostro mondo interiore che si indirizza agli altri. Dove si posa lo sguardo, inizia il mondo. Possiamo parlare di porta dell’anima: è attraverso lo sguardo che si può scaldare un cuore raggelato dall’indifferenza o dalla sofferenza.

L’arte della fotografia si pregia di usare proprio lo sguardo per rappresentare la realtà o, meglio, la percezione del mondo che il fotografo ne ha. C’è una reciprocità di sguardi, nella fotografia. Lo sguardo di chi guarda e quello di chi osserva l’opera. La fotografia invita lo sguardo a soggiornare nel quadro compositivo seguendo il ritmo del pensiero che l’ha generata. Nel nuovo contesto, quello della fotografia, il particolare acquista una nuova dignità divenendo offertorio di emozioni.

Ed è proprio la dimensione contemplativa ad accomunare mondi apparentemente distanti, creando nuove sinergie. Bene hanno fatto i formatori di A.C. a volere come ospite, durante la presentazione del percorso formativo, proprio una fotografa, con provenienza culturale diversa, che parlasse di quanto la fotografia possa raccontare il lato umano delle cose, di un territorio, di una comunità.

Incontri pregni di significato ed umanità: è stata la conferma che, quando si parla di valori fondanti di cura e benessere collettivo, si ergono ponti per un’architettura dei migliori sentimenti.

L’arte e l’impegno sociale è una palestra dello sguardo: due linguaggi, un unico mosaico.

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