Non si vedono più le stelle

L’Italia, tra i paesi del G20, è quello con la percentuale più elevata di territorio inquinato dalla luce artificiale a livello mondiale insieme alla Corea del Sud

Matteo Lai One world – spazio ambiente
Andria - venerdì 31 dicembre 2021
non si vedono più le stelle
non si vedono più le stelle © n.c.

L’83% della popolazione mondiale, il 99% di quella statunitense ed europea vive sotto un cielo inquinato da luci artificiali.

Quasi la totalità del pianeta non è in grado di vedere le stelle a causa dell’inquinamento luminoso: l’Italia, tra i paesi del G20, è quello con la percentuale più elevata di territorio inquinato dalla luce artificiale a livello mondiale insieme alla Corea del Sud.

I paesi con le popolazioni meno colpite da inquinamento luminoso sono il Ciad, la Repubblica Centrafricana e il Madagascar, dove più di tre quarti degli abitanti vivono in condizioni di cielo incontaminato. Il paese maggiormente colpito è Singapore, dove l’intera popolazione vive sotto cieli così luminosi che l’occhio umano non è in grado di adattarsi alla visione notturna. Altri paesi vivono sotto cieli molto luminosi: Kuwait, Qatar, Emirati Arabi, Israele ed Egitto.

Quante volte sarà capitato di alzare gli occhi al cielo in cerca delle stelle ed essere rimesti delusi perché non si vedeva nulla? La colpa è dell’inquinamento luminoso causato principalmente da un eccessivo, mal indirizzato ed inappropriato utilizzo di luce artificiale che modifica la quantità naturale di luce presente di notte ed è una delle forme più diffuse di alterazione ambientale: tutte quelle luci puntate verso il cielo senza alcuna logica, nemmeno di risparmio, si traducono in un cielo notturno troppo luminoso dove le stelle vengono parzialmente o interamente oscurate.

Al tramonto, cala il chiarore naturale del sole e l’oscurità di accende di nuove luci, tutte artificiali: luci domestiche, lampioni, insegne luminose, fari delle auto per non parlare di smartphone e computer. Tutte queste fonti luminose spostano l’oscurità contribuendo a modificare il nostro bioritmo che è programmato per alternarsi tra il giorno e la notte, modificando l’equilibrio dei processi di base che aiutano il nostro corpo a funzionare normalmente. Tale alternanza è detta ritmo circadiano: il nostro organismo, a seconda che sia in condizioni di luce o di buio, si comporta in maniera diversa. L’effetto più grave è la riduzione di produzione di melatonina, l’ormone che regola il nostro orologio biologico. Prodotta dalla ghiandola pineale presente nel cervello, è regolata dalla presenza di luce: quando uno stimolo luminoso arriva alla retina, la secrezione di melatonina si arresta, per riprendere solo al sopraggiungere del buio. Un ritmo circadiano ben sincronizzato è fondamentale per l’equilibrio psicofisico, in caso contrario, si può andare incontro a effetti negativi sulla salute: depressione, tumori, diabete, obesità, sistema immunitario depresso. Se durante la fase notturna si viene sottoposti a una sorgente luminosa, la produzione di melatonina e quindi la qualità del sonno, ne risentono. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato che chi è esposto alla luce artificiale per molte ore al giorno ha una più alta insorgenza di tumori, tanto da inserire l’inquinamento luminoso tra i fattori classificati “probabilmente cancerogeni”.

Non solo, l’inquinamento luminoso ha effetti anche sui flussi migratori, i rituali di accoppiamento, la caccia e molti altri processi essenziali per la vita di piante, insetti e animali. Ricerche scientifiche hanno dimostrato in animali migratori come le tartarughe e gli uccelli, che tutte le luci cittadine confondono le loro rotte, inducendoli in errore. Nel caso delle tartarughe marine si è verificato che preferiscono non nidificare nei tratti di costa troppo illuminati e che, in alcuni casi, hanno difficoltà a trovare la strada per il ritorno in acqua una volta completata la deposizione. Addirittura, le falene, farfalle crepuscolari o notturne, impostano la loro rotta migratoria basandosi sulla luna e sulle stelle più luminose.

Anche nel mondo vegetale la luce determina i ritmi vitali: molte piante sono costrette a fiorire con l’esposizione forzata a luci artificiali anche se questo causa una prematura morte del fiore stesso.

Per limitare in modo efficace l’inquinamento luminoso il primo criterio è quello di limitare i livelli di illuminazione a quanto effettivamente necessario. Prevedere la possibilità di diminuire i livelli di illuminazione nei momenti in cui cambia l’uso di determinate aree: aree di carico scarico merci, strade con traffico limitato alle ore di punta, parcheggi di aree commerciali non più utilizzati dopo la chiusura, ecc. Minimizzare la dispersione diretta di luce al di fuori delle aree da illuminare.

Facciamo tutti un test: affacciamoci ad un balcone di sera e guardandoci intorno chiediamoci quante delle luci che vediamo sono davvero necessarie e quante potrebbero essere eliminate. Poi alziamo lo sguardo al cielo: riusciamo a vedere le stelle?

Fa venire i brividi pensare che forse le future generazioni non potranno conoscere un grande spettacolo della natura: abbiamo rovinato anche le stelle?

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