Povertà assoluta in Italia mai così alta: una minaccia per giovani e famiglie

Per la Giornata Mondiale dei Poveri, Papa Francesco ricorda di “Gesù Cristo che si è fatto povero per noi”, come simbolo di speranza e rinascita

Geremia Acri Ho un debole per i deboli
Andria - venerdì 17 giugno 2022
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povertà © unsplash

Prescindendo da ogni discorso materialistico, nella realtà odierna l’aspetto economico è un importante marcatore per misurare l’andamento in un paese, per individuarne punti di forza e individuare gli aspetti di disuguaglianza. E in ogni epoca di crisi, la forbice di quest’ultima si allarga in maniera esponenziale, andando a discapito dei più deboli o isolati dal contesto di possesso.

Dalla parvenza di ripresa dopo le ondate più gravi del Covid, si è ripiombati nel timore di un’ennesima discesa a causa della guerra. I dati segnano uno scenario complesso e di incertezza, e a pagarne il prezzo più caro sono sempre loro, i più giovani. Secondo l’ISTAT in Italia ci sono 1,9 milioni di famiglie che versano in una condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,6 milioni di cittadini. In questa fascia si trovano poco meno di 1,4 milioni di bambini e ragazzi sotto i 18 anni. Altro dato che rappresenta un andamento controcorrente è il decremento di tale condizione all’aumentare dell’età della persona di riferimento. Infine, non meno importante, è aumentato ulteriormente il divario tra Nord e Sud, accentuando una forte disparità che stenta ad essere risolta e che continua a contraddistinguere la storia del nostro paese.

A margine di questa preoccupante analisi, abbiamo già visto come Andria combaci perfettamente con questo tipo di descrizione, dove da un lato c’è una provincia che registra il reddito medio più basso e dall’altro viene attraversata da “cortei” di esibizionismo dell’evasione e dell’apparenza sfrenata.

Pertanto, il quadro è chiaro: la crisi non è crisi per tutti, ma solo per le categorie per cui c’era già fatica in una condizione definita di “benessere” generale. Fare la media delle risorse di cui si dispone senza tener conto delle differenze tra il più ricco e il più povero non ha utilità tantomeno offre una rappresentazione reale della condizione del contesto in cui viviamo.

Quest’anno, il 13 novembre, si celebrerà la VI giornata mondiale dei poveri. Sarà un’occasione importante per discutere di questa realtà dilaniata da conflitti e una costante “escalation” di minacce per l’umanità e pericoli per gli indifesi. Mai come in questi anni le parole possono avere un effetto importante, soprattutto se in contrasto con quelle pronunciate nei contesti di guerra.

Per questo motivo Papa Francesco ha scelto un passo importante del testo Sacro che bene si sposa con ciò a cui dobbiamo far fronte: «“Gesù Cristo si è fatto povero per voi” (cfr 2 Cor 8,9). Con queste parole l’apostolo Paolo si rivolge ai primi cristiani di Corinto, per dare fondamento al loro impegno di solidarietà con i fratelli bisognosi. La Giornata Mondiale dei Poveri torna anche quest’anno come sana provocazione per aiutarci a riflettere sul nostro stile di vita e sulle tante povertà del momento presente».

Pensare a ciò che ci circonda significa prendere consapevolezza della situazione attuale, ma anche evitare di dimenticarsene in futuro e sapere che le vittime restano tali e, anzi, continuano a crescere. In un campo di guerra è privata ogni possibilità di dialogo e aiuto reciproco, e il Santo Padre non perde occasione di rammentarlo, prima che la superficialità dell’indifferenza faccia il suo corso: «Quanti poveri genera l’insensatezza della guerra! Dovunque si volga lo sguardo, si constata come la violenza colpisca le persone indifese e più deboli. Deportazione di migliaia di persone, soprattutto bambini e bambine, per sradicarle e imporre loro un’altra identità. Ritornano attuali le parole del Salmista di fronte alla distruzione di Gerusalemme e all’esilio dei giovani ebrei: “Lungo i fiumi di Babilonia là sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion. Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre, perché là ci chiedevano parole di canto, coloro che ci avevano deportato, allegre canzoni i nostri oppressori. […] Come cantare i canti del Signore in terra straniera?» (Sal 137,1-4).

L’invito è quello di fare un passo, di essere consci del proprio privilegio per metterlo a disposizione dei più bisognosi. Così come ripreso dall’apostolo Paolo, è importante ricordare che Gesù, «da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». 

Davanti ai poveri non si fa retorica, ma ci si rimbocca le maniche e si mette in pratica la fede attraverso il coinvolgimento diretto che non può essere delegato a nessuno. Non si tratta, quindi, di avere verso i poveri un comportamento assistenzialistico, come spesso accade; è necessario invece impegnarsi perché nessuno manchi del necessario.

È lo scopo ultimo e reale della solidarietà, offrire senza chiedere, per la pura felicità di vedere l’altro crescere con noi. Che questa dunque non sia una mera riflessione, ma un inizio di presa di coscienza definitiva per chiudere un cerchio di disuguaglianza che genera solo male e oblio.

 

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I commenti degli utenti
  • sabino cannone ha scritto il 21 giugno 2022 alle 12:56 :

    Primavera del 2015, dopo la crisi interbancaria, 6 analisti della Chase Bank London of J.P. Morgan, diretti da un certo Mackie, presentano alla Commissione UE un'indagine sul percorso dell'unione monetaria europea degli stati membri. Ebbene questo gruppo invita la Commissione UE(organismo non democratico) a richiamare gli Stati mediterranei (PIGS) sul loro sistema di Welfare(assistenza sociale)"troppo assistenziale" per colpa delle loro Costituzioni!!!!! L'economista Vaciago ebbe a rispondere a quella indagine come".. pericolosa e fuorviante...". Un privato (J.P. Morgan) che si permette di dare lezioni di costituzionalità?! Domanda: perchè si permette ad uno Stato di indebitarsi e non emettere moneta propria per la stessa misura?! Noi paghiamo 80 mld/anno al sistema degli usurai bancari Rispondi a sabino cannone

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