Il brigante Colasuonno (detto Ciucciariello)

I briganti andriesi più importanti furono, nel periodo post-unitario, Riccardo Carbone ed il più famoso Riccardo Colasuonno (detto Ciucciariello), sulle cui vicende si è detto e si è scritto molto

Aldo Tota Appunti di storia
Andria - venerdì 22 giugno 2012
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A lungo la letteratura si è occupata del brigantaggio che ha assunto un ruolo importante ed inquietante nella storia dell’Italia meridionale nel secolo XIX o per lo meno fino al 1870, anno in cui si ritiene che i  notevoli impieghi di forze messe in campo dal neonato Regno  d’Italia, ebbero ragione delle numerose bande che infestavano le campagne del sud.

Si è cercato di dare sempre  spiegazioni partendo dalle condizioni e convinzioni socio politiche dello studioso di turno. La  motivazione più accreditata si riferisce alla situazione di degrado delle popolazioni contadine, strette tra una condizione semifeudale e da regimi poco propensi alla tolleranza nei confronti delle rivendicazioni economiche dei salariati. Numerose sono in proposito  le documentate  relazioni delle commissioni parlamentari del  Regno incaricate di riferire sullo stato del fenomeno che nel periodo post-unitario aveva assunto pericolosi livelli di rivolta politica: si contavano bande che si erano riorganizzate in veri e propri eserciti con oltre migliaia di uomini discretamente armati.

Altra causa scatenante la crescita esponenziale del fenomeno fu attribuita alle condizioni politiche contingenti. Infatti le tesi concordano (tranne certo revisionismo politico) sulle circostanze che hanno determinato nel corso dell’800  l’accentuarsi del fenomeno; risulta con ricchezza di documentazione sempre favorito dal  regno borbonico e da quello pontificio, preoccupati prima della ventata rivoluzionaria francese  e, quindi, da quella più consistente dei garibaldini.

Concorre a darne una valida, ma non esauriente, spiegazione, oltre che le citate considerazioni,  la debole reazione del governo borbonico  al primo manifestarsi  (vedi il fenomeno della Camorra  nel trattato dello storico napoletano coevo, Marc Monnier ) , che non mancò di avere frequenti forme di  connivenza o di venire a patti con  essa in determinate emblematiche circostanze.

Il brigantaggio nasce sempre dal tentativo di rivolta nei confronti di un sistema che non garantisce più nessuna sopravvivenza alle fasce deboli e, quindi, il brigantaggio diventa l’ultima disperata risorsa di chi non ha nulla da perdere; ma l’attualità inesorabile, soprattutto se riferita alla politica dell’Occidente nei riguardi dei Paesi del Terzo Mondo, ci conferma che queste forme di ribellioni anarcoidi esercitano una forte attrattiva sui potenti che le utilizzano per i propri interessi, dando loro una veste ideologica, organizzandole, finanziandole, per poi scaricarle e combatterle allorquando diventano scomode e pericolose per la stessa stabilità del regime committente.

Le campagne  della Murgia sono  state sempre un terreno ideale per i briganti e per le loro scorrerie; la sua asperità, la vastità, la presenza di consistenti masserie ed i boschi hanno favorito la costante presenza di bande. I briganti andriesi più importanti furono, nel periodo post-unitario, Riccardo Carbone ed il più famoso Riccardo Colasuonno (detto Ciucciariello), sulle cui vicende si è detto e si è scritto molto. Le loro imprese alternavano feroci delitti nei confronti di fittavoli e proprietari di masserie,  a  gesta populistiche allorchè ordinavano ai padroni la distribuzione di viveri ai lavoratori.

Di Ciucciariello, Antonio Lucarelli (storico pugliese di inizio “900)  ricorda “Di quasi tutti codesti briganti è ancor viva la memoria (siamo nel 1922) nel popolino della Puglia. Parrà strano; ma proprio di questi giorni ho sentito cantare da una donna del volgo, qui a Bari, una strofa del seguente tenore :Ciucciarelle, peccè sì muerte ? / Pane e vine nan t’è mancate/ La ‘nzalate stè all’uérte, / Ciucciarelle, peccè sì muerte ?. Interrogata da me sull’origine di tal canto, la donna poco più che settantenne, risponde ch’esso rammemora la fucilazione del famigerato Ciucciariello, avvenuta in circostanze  assai tragiche.”
Colasuonno  era stato un soldato dell’esercito borbonico e, quando nel 1862 fu chiamato ad arruolarsi nel neonato esercito italiano, si diede alla macchia partecipando con diverse bande armate ad incursioni soprattutto nei territori di Andria e Corato.Divenne successivamente un capo grazie alla sua abilità e temerarietà e, dal 1863 in poi, terrorizzò le campagne del nord barese.

Nei verbali del giudizio, cui fu sottoposto, si legge di uno dei delitti commessi il 30 luglio 1863, in contrada Papparicotta, quando la sua banda “”  vide avvicinarsi un certo Riccardo Guglielmi  cittadino di Andria , in fama di onesto e liberale, che su un calesse in compagnia della moglie  si recava in campagna. I briganti di Ciucciariello si fecero incontro al Guglielmi come a persona a loro conosciuta e, a furia di percosse di fucile e di sciabola, l’obbligarono a scendere, poi lo trascinarono in un vicino campo e  mentre lo stesso tentava la fuga lo stesero cadavere davanti alla moglie terrorizzata””
Il Ciucciariello nel 1865, rimasto ormai solo dopo che i suoi erano stati catturati o uccisi, ed a seguito di una spietata caccia effettuata dall’esercito, la sera del 14 novembre, affamato ed infreddolito  chiese ospitalità e cibo ( pan cotto) al pastore Ambrogio Alessi, presso la masseria Iannuzzi in contrada Posta Nuova Pozzelle; ma mentre dormiva, Alessi con l’aiuto di altri due compagni, lo legava, consegnandolo al mattino seguente ai reali Carabinieri di Andria”.
Sulla testa di Ciucciariello pendeva una taglia di 12.000 lire, oggi circa 100.000 euro.

Il processo fu rapido ed il brigante fu condannato a morte mediante fucilazione alla scheina.La sentenza fu eseguita il 19 dicembre 1865.Colasuonno aveva solo 27 anni.

Rif.
A. Lucarelli –Il Brigantaggio politico dopo il 1860-Bari 1922
P.Petrarolo- Il Grande Brigantaggio postunitario-Andria 1983
M.Monnier –Notizie Storiche sul brigantaggio nelle province napoletane. Firenze 1862

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