La chiesa di Santa Maria degli Angeli dei Greci a Barletta

Un pavimento in maioliche di ambito napoletano e l’iconostasi considerata per la sua monumentalità una delle più interessanti dell’Italia meridionale

Antonella Casucci Impara l'Arte e...
Andria - venerdì 04 aprile 2014
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In occasione delle Giornate di Primavera del FAI-Fondo Ambiente Italiano dello scorso marzo, ho avuto modo di apprezzare la chiesa di Santa Maria degli Angeli dei Greci situata a Barletta, un piccolo scrigno di cui non ero a conoscenza.

Come sappiamo i rapporti tra la Puglia e l’Oriente bizantino furono molto intensi sia per motivi di carattere commerciale che di carattere religioso. La Puglia costituiva, infatti, una tappa obbligata per i pellegrini che, provenienti dall’Oriente, erano diretti a Roma o a Santiago di Compostela e allo stesso tempo per chi dall’Europa aveva come meta Costantinopoli e la Terra Santa. In seguito all’invasione dei turchi ottomani e alla caduta dell’impero bizantino tali rapporti si intensificarono e le coste pugliesi divennero un riparo per i numerosi esuli che furono costretti ad abbandonare le proprie terre.

La presenza di una colonia greca a Barletta è strettamente legata a questo particolare momento storico, nella prima metà del XVI secolo, quando in seguito all’invasione di Corone, una città a sud del Peloponneso, ad opera dei turchi, un cospicuo gruppo di Coronei si stabilì a Barletta scegliendo come luogo di culto dapprima la chiesa di San Giorgio e in seguito la chiesa di Santa Maria degli Angeli, fondata nel 1398 con annesso ospedale per poveri.

La chiesa fu luogo di culto per i greci, da cui il nome, fino al 1656, quando un grave pestilenza decimò non solo la popolazione barlettana ma anche un considerevole numero di greci-ortodossi determinando la scomparsa della colonia per oltre un secolo. Dal 1660 al 1789 funzionò come chiesa cattolico-romana alle dipendenze della Cattedrale di Santa Maria.

Solo nel 1789 la comunità greca fu ricostituita e la chiesa ritornò al rito ortodosso fino al 1842.
La chiesa, caratterizzata da una facciata semplice che si sviluppa sul lato lungo della chiesa, è l’unica di Barletta situata a m 2.10 sul livello stradale, quindi a livello di un primo piano, cui vi si accede attraverso una scalinata a due rampe opposte che immette in un’aula rettangolare.

Appena varcata la soglia lo sguardo è catturato da due elementi che balzano immediatamente all’occhio: il pavimento in maioliche di ambito napoletano, nelle tonalità del verde e dell’ocra e l’iconostasi considerata per la sua monumentalità una delle più interessanti dell’Italia meridionale.

Che cos’è l’iconostasi? L’iconostasi è un elemento tipico delle chiese bizantine che funge da parete divisoria tra la zona del Santuarium o zona presbiteriale, ovvero la parte con l’altare in cui si svolge il rito religioso e la navata, luogo destinato ai fedeli, un tramite tra il mondo terreno e quello spirituale.
Questa divisione fu necessaria soprattutto quando il cristianesimo diventò religione di Stato (313 d.C) in quanto la verità cristiana doveva essere mostrata in forma graduale e didattica nascondendo ai neofiti i riti celebrati. Il luogo sacro era considerato inviolabile e riservato soltanto al celebrante o comunque al clero che vi poteva accedere solo dopo aver indossato le vesti liturgiche.

Questo principio è rimasto sostanzialmente immutato in tutto l’Oriente cristiano anche se oggi esiste qualche chiesa ortodossa in cui l’iconostasi è ridotta al minimo consentendo ai fedeli la completa visione della celebrazione.
L’iconostasi della chiesa di Santa Maria degli Angeli dei Greci, sopraelevata su quattro gradini, è un’imponente struttura lignea alta circa 10 metri, formata da quattro registri di icone e sormontata da una croce a forma di ancora.
Nel primo registro si trovano le porte regali con la raffigurazione dei Santi Pietro e Paolo, ai lati delle quali si trovano le icone dipinte da Thomas Bathas (1554-1599) raffiguranti il “Cristo Pantocratore” e la “Madonna Odigitria” che sovrastano due tavole raffiguranti le scene evangeliche della “Adorazione dei Magi” e dell’ ”Incontro di Gesù col centurione a Cafarnao”.

Sulle porte laterali che corrispondono alla porta nord e alla porta sud sono rispettivamente raffigurati San Basilio  e San Spiridione.
Nel registro immediatamente superiore troviamo le tavole delle dodici feste liturgiche e
nel successivo le tavole raffiguranti i dodici apostoli in trono.
Nell’ultimo registro, nella parte centrale, è rappresentato il tema iconografico della Deesis, caratterizzato dalla rappresentazione di Cristo in trono tra la Madonna e San Giovanni Battista, in atteggiamento di supplica che fungono da intercessori tra il popolo dei fedeli e Dio.

A coronamento una croce a forma di ancora con all’interno Gesù Cristo al centro, i quattro evangelisti  sui bracci e le figure della Madonna e di San Giovanni Evangelista.
L’opera, di grande impatto visivo, è stata realizzata a cominciare dalla fine del XVI secolo con le tavole di Bathas per terminare nel XIX secolo con le porte regali e le tavole raffiguranti le due scene bibliche del primo registro.
Seppure di modeste dimensioni la chiesa offre al visitatore l’immagine di una piccola finestra sulla storia, finestra che dovremmo cercare di aprire più spesso per evitare che luoghi di interesse storico culturale come questo restino chiusi sottochiave e celati ai nostri occhi.

 

 

 


Sitografia:
http://www.comune.barletta.ba.it
http://www.orthodoxworld.ru

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