Dalla follia alla riabilitazione psichiatrica

“Ogni civiltà ha interpretato la follia in modo differente” (F.Basaglia)

Studio Propsy ​Penso, Reagisco, Ottengo
Andria - venerdì 01 dicembre 2017
Dalla follia alla riabilitazione psichiatrica
Dalla follia alla riabilitazione psichiatrica © n.c.

Non esiste un’immagine unica e definitiva della follia. Ogni epoca ed ogni civiltà, infatti, l’ha di volta in volta interpretata a partire dalla sua particolare concezione del mondo e secondo la sua specifica struttura economica, sociale, politica e religiosa.

Quasi sempre il folle è stato considerato un soggetto pericoloso da allontanare dalla società ed essere rinchiuso in strutture isolate e segregate come i manicomi.

Negli anni ’60 avvengono profondi cambiamenti in ambito psichiatrico. Emerge l'interesse per concetti come prevenzione e riabilitazione. Il 13 maggio del 1978 venne approvata la legge 180, stesa dallo stesso Franco Basaglia, con la quale si assiste alla chiusura delle strutture manicomiali e alla ridefinizione dei criteri per i Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO), in modo da garantire una maggiore tutela dei diritti del malato. Si aprono le porte alla riabilitazione psichiatrica, all'impegno e alla possibilità di migliorare la qualità della vita degli individui con disturbi mentali.

La riabilitazione come “chiave–serratura”

La riabilitazione si fonda sul concetto che nonostante il disagio psichico, la sofferenza e la disabilità indotte della malattia, l’individuo possa riacquisire e sviluppare capacità perdute che gli consentono di integrarsi in modo efficace nel proprio ambito familiare e sociale.

La conseguenza più grave della malattia mentale è costituita dal fatto che il soggetto non è più in grado di soddisfare, con successo, i suoi bisogni, né di rispondere alle richieste ed ai bisogni degli altri. Queste incapacità lo espongono ad una serie di fallimenti che lo isolano, rinforzando sentimenti di disistima ed inadeguatezza.

“Non riesco ad avere una conversazione con gli altri perché c’è Terry che continua a sussurrare cose del tipo blesh,gury,schddd….non riesco ad ignorarle! Lo so dott.ssa le voci fanno parte del mio mondo fantastico ma la gente mi guarda e dice che sono pazza…e io mi incazzo perché loro non possono capire cosa sono costretta a sopportare ogni giorno…passo le mie giornate a letto così non sento nulla…”

Obiettivi della riabilitazione: identificare, prevenire e ridurre le cause dell’inabilità e nello stesso tempo aiutare la persona a sviluppare ed usare le proprie risorse e capacità in modo da acquisire più fiducia in se stessa ed aumentare il livello di autostima, facendo leva su ciò che vi è di sano e non sulla patologia.

La terapia interviene modificando il mondo interno del paziente, tali modificazioni si riflettono poi sul comportamento e sul modo di interagire del soggetto con la realtà esterna; allo stesso modo ogni intervento sul mondo esterno, attuato con finalità riabilitativa, può portare a modificazioni del mondo interno del paziente. Si attiva infatti una “rete” d’aiuto sul paziente e su tutti i suoi contesti di vita.

Chi si occupa di riabilitazione psichiatrica?

La riabilitazione psichiatrica è un processo guidato in genere da un’équipe multi professionale, nella quale un ruolo chiave è rivestito dal Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica (TeRP).
Il TeRP è un professionista sanitario (D.M 29 marzo 2001, n.182) che svolge interventi riabilitativi ed educativi sui soggetti con disabilità psichica. Il suo intervento si estende lungo l'intero arco della vita della persona, dall'infanzia all'età avanzata.

Il TeRP si occupa di:

  • valutazione della disabilità psichica e delle potenzialità del soggetto, analizza bisogni e istanze evolutive e rileva le risorse del contesto familiare e socio-ambientale;
  • elaborazione e definizione del programma terapeutico-riabilitativo, chiarendo gli obiettivi e stabilendo tempi, modalità e verifica dell’intervento;
  • attività terapeutico-riabilitativa;
  • opera nel contesto della prevenzione primaria sul territorio, al fine di promuovere lo sviluppo delle relazioni di rete, per favorire l'accoglienza e la gestione delle situazioni a rischio e delle patologie manifestate;
  • opera sulle famiglie e sul contesto sociale dei soggetti, allo scopo di favorirne il reinserimento nella comunità.