Musica, cuore e cervello

Qualsiasi tipo di Musica influenza il nostro umore, i nostri sentimenti, le nostre attitudini ed i comportamenti che ne scaturiscono." .Prof. Joseph Stuassy, Università di Sant'Antonio Texas

Domenico Di Noia La salute del cuore
Andria - giovedì 04 gennaio 2018
Einstein e il suo violino
Einstein e il suo violino © n.c.

L'utilizzo della Musica con scopo curativo si perde nella notte dei tempi.

La musica veniva considerata un’invenzione divina e per questo le fu attribuita l’onnipotenza propria degli dei. Nell'antica Grecia il dio della musica Apollo era anche il dio della Luce e della Medicina.

Il concetto di musicoterapia come disciplina scientifica si sviluppa solo all'inizio del secolo XVIII: il primo trattato di musicoterapia risale alla prima metà del Settecento a cura di un medico musicista londinese, Richard Brocklesby.

I primi esperimenti di musicoterapia in Italia furono attuati nel Morotrofio di Aversa (per molti anni l'unico ospedale psichiatrico delle province delle Due Sicilie «al di qua del Faro», diretto dal 1831 da Giuseppe Simoneschi) a partire dal 1843 da parte di Biagio Gioacchino Miraglia. Negli ultimi anni si è manifestato un crescente interesse per la musicoterapia, ossia per quella tecnica che sostiene l’uso della musica come strumento terapeutico.

Questo perché il nostro cervello non si limita semplicemente ad ascoltare la musica ma la sente effettivamente, e questo con effetti evidenti e concreti sul nostro benessere. Il cervello quindi, è in grado di "riconoscere" la musica e la reazione è diversa da altri stimoli uditivi, come voci o rumori.

La World Federation of Music Therapy (Federazione Mondiale di Musicoterapia) ha dato nel 1996 la seguente definizione: "La Musicoterapia è l'uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l'apprendimento, la motricità, l'espressione, l'organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive.
La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell'individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l'integrazione intra- e interpersonale e consequenzialmente possa migliorare la qualità della vita grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico." Un'altra interessante definizione è quella data da R.O. Benenzon, autore e docente argentino di musicoterapia, nel 1983, che comprende, oltre agli aspetti terapeutici, anche elementi legati alla ricerca scientifica: "Da un punto di vista scientifico, la musicoterapia è un ramo della scienza che tratta lo studio e la ricerca del complesso suono-uomo, sia il suono musicale o no, per scoprire gli elementi diagnostici e i metodi terapeutici ad esso inerenti. Da un punto di vista terapeutico, la musicoterapia è una disciplina paramedica che usa il suono, la musica e il movimento per produrre effetti regressivi e per aprire canali di comunicazione che ci mettano in grado di iniziare il processo di preparazione e di recupero del paziente per la società.".

La musica quindi è in grado di provocare particolari emozioni riportando alla mente immagini e ricordi, influisce positivamente sull’attività cardiaca (la musica è un pacemaker naturale e a seconda della sua velocità, il cuore stesso si adatta ad essa aumentando o diminuendo le pulsazioni) e respiratoria, e stimola il rilascio di dopamina e serotonina (ormoni che forniscono la sensazione di benessere). La musica fa bene al cuore, non soltanto in senso metaforico.

La professoressa Marina Deljanin Ilic dell’università di Nis in Serbia in uno studio presentato ad Amsterdam, al Congresso 2013 della Società europea di cardiologia (Esc), ha evidenziato che ascoltare la musica preferita migliora le funzioni cardiache (ancora meglio se viene abbinata allo sport) soprattutto se abbiamo qualche problema cardiaco e che l’ascolto innesca nel cervello la produzione di endorfine che migliorerebbero non solo l’umore e il benessere, ma rafforzerebbero anche l’endotelio, il tessuto che riveste i vasi sanguigni, con un effetto “protettivo” del sistema cardiovascolare. Inoltre,una ricerca pubblicata su Cochrane Systematic Review ha evidenziato che la musica ha il potere di diminuire la pressione sanguigna e il battito cardiaco, riducendo al tempo stesso il livello di ansia nei pazienti cardiopatici.

In un paziente cardiopatico, quindi ascoltare musica può migliorare lo stato generale di salute e può essere un valido strumento nella prevenzione di infarto e ictus. Secondo recenti studi la musica di Mozart fa particolarmente bene al cuore. A pazienti affetti da infarto miocardico acuto sono state fatte ascoltare opere del grande compositore austriaco e si e’ constatato che queste riducono il livello di ansia e quindi determinano una sostanziale riduzione della pressione arteriosa. Addirittura pare che ascoltare musica possa giocare un ruolo importante nell’eventuale rigetto nei trapianti di cuore.

La musica fa bene al cervello, soprattutto se si impara a suonare uno strumento nei primi anni di vita. Una ricerca canadese pubblicata sul Journal of Neuroscience, ha dimostrato che imparare a suonare uno strumento nei primi anni di vita migliora le connessioni cerebrali, contribuisce a un miglior sviluppo del cervello e rende più abili in compiti che richiedono destrezza nei movimenti. Infatti, secondo i ricercatori fra i sei e gli otto anni ci sarebbe infatti una vera e propria «finestra sensibile», durante la quale un «allenamento musicale» riesce a interagire con il normale sviluppo cerebrale modificandolo in positivo, producendo cambiamenti a lungo termine con effetti vantaggiosi sulle abilità motorie.

Uno dei più famosi neurologi contemporanei, Oliver Sacks (1933-2015) sosteneva che: “la musica è uno strumento dotato di enorme potere in molti disturbi neurologici grazie alla capacità, unica, di organizzare o riorganizzare le funzioni cerebrali quando esse siano danneggiate”.

L'ascolto della musica può migliorare l'umore e la collaborazione di pazienti colpiti da ictus, puo’ aiutare nel recupero di alcune funzioni linguistiche e sonore, e nella riabilitazione neuromotoria funge da stimolo per alcune aree cerebrali coinvolte nell’attivazione/regolazione motoria ed emotiva del paziente. La musica classica fa “danzare” alcuni dei geni più importanti per la salute del cervello, accendendo quelli legati a memoria e benessere e spegnendo quelli associati alle malattie neurodegenerative come il Parkinson. Lo dimostra uno studio finlandese dell’università di Helsinki, che per primo svela i meccanismi molecolari alla base delle modificazioni fisiologiche che l’ascolto della musica induce nel cervello.

Come ogni giovane disciplina la Musicoterapia offre uno scenario ancora in via di definizione. Questa disciplina, in alcuni Paesi viene riconosciuta dal punto di vista accademico e professionale, mentre in altri (tra cui l’Italia) non ha ancora raggiunto un riconoscimento istituzionale sia in ambito formativo che in ambito professionale.

Una vita senza musica è come un corpo senz’anima. (Marco Tullio Cicerone)

È noto che Einstein iniziava la sua giornata di studio suonando il violino. Oggi sappiamo che in quel modo favoriva lo sviluppo della creatività, connessa con quella che Howard Gardner definisce l”intelligenza musicale”.

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