Giornalista: “custode" delle notizie e delle persone

“La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Notizie false e giornalismo di pace”

Geremia Acri Ho un debole per i deboli
Andria - venerdì 16 febbraio 2018
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Il 24 gennaio, di ogni anno, la Chiesa celebra la memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Una giornata dedicata alla riflessione sulla professione, sul vasto mondo della comunicazione, sui punti di forza e sulle criticità della stessa.

“La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Notizie false e giornalismo di pace” è il tema, scelto, da Papa Francesco per la 52ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2018 e riguarda le cosiddette “false notizie” o “fake news”, cioè le notizie infondate che concorrono a originare e ad alimentare una forte polarizzazione delle opinioni.

Sicuramente è la piaga della comunicazione dei nostri tempi, con pesanti ripercussioni sul nostro modo di leggere la realtà e Papa Francesco, nel Messaggio, la prende di petto. Fake news le notizie false o distorte volte a ingannare e manipolare le persone.

“L’efficacia delle fake news –scrive Francesco- è dovuta in primo luogo alla loro natura mimetica, cioè alla capacità di apparire plausibili. In secondo luogo, sono abili a catturare l’attenzione dei destinatari, facendo leva su stereotipi e pregiudizi diffusi finendo quindi per suscitare emozioni negative quali: ansia e disprezzo, alimentando una logica della disinformazione. Il dramma della disinformazione è lo screditamento dell’altro, la sua rappresentazione come nemico, fino a una demonizzazione che può fomentare conflitti. Nessuno –sottolinea il Papa- può esonerarsi dalla responsabilità di contrastare queste falsità, che hanno una storia lunga.

Il Papa si spinge oltre individuando una chiave di lettura per prevenire e identificare i meccanismi della disinformazione: la definisce la “logica del serpente”. La prima fake news può essere individuata, infatti, nella tentazione del serpente ad Adamo ed Eva, (cfr. Gen 3,1-15) “che portò alle tragiche conseguenze del peccato, concretizzatesi poi nel primo fratricidio –Caino e Abele- (cfr. Gen 4) e in altre innumerevoli forme di male –di non amore- contro Dio, il prossimo, la società e il creato”.

La strategia di questo “abile ‘padre della menzogna’ (Gv 8,44) è proprio la mimesi, una strisciante e pericolosa seduzione che si fa strada nel cuore dell’uomo con argomentazioni false e allettanti”. Di fronte al “virus della falsità”, riconosce Francesco, il “più radicale antidoto” è lasciarsi “purificare dalla verità”. Il miglior antidoto, contro le falsità, non sono le strategie, ma le persone, persone che attratte dal bene si responsabilizzano nell’uso del linguaggio.

Il valore delle persone, di relazioni autentiche è il centro del messaggio Papale, che circa i limiti e le potenzialità della comunicazione, insiste sulla necessità “di ricordare che al centro della notizia non ci sono la velocità nel darla e l’impatto sull’audience, ma le persone”. Informare è formare, è avere a che fare con la vita delle persone.

Ruolo cruciale resta quello del giornalista “custode delle notizie” lo definisce Papa Bergoglio, che invita a promuovere un giornalismo di pace non però un giornalismo “buonista”, che neghi l’esistenza di problemi gravi e assuma toni sdolcinati, ma al contrario un giornalismo senza infingimenti, ostile alle falsità, a slogan ad effetto e a dichiarazioni roboanti; un giornalismo a servizio di tutte le persone, specialmente di quelle che non hanno voce.

In diverse e tante circostante Papa Francesco ha ricordato che “la società ha bisogno che il diritto all’informazione venga scrupolosamente rispettato assieme a quello della dignità di ogni singola persona umana coinvolta nel processo informativo, in modo che nessuno corra il rischio di essere danneggiato in assenza di reali e circostanziati indizi di responsabilità”. Non bisogna cadere nei “peccati della comunicazione”: la disinformazione – cioè dire soltanto una parte –, la calunnia, che è sensazionalistica, o la diffamazione, cercando cose superate, vecchie, e portandole alla luce nell’oggi: sono atteggiamenti gravissimi, che danneggiano il cuore del giornalista e danneggiano le persone.

Il giornalismo non può diventare un'arma di distruzione di persone e addirittura di popoli. Né deve alimentare la paura davanti a cambiamenti o fenomeni come le migrazioni forzate dalla guerra o dalla fame.

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