Testamento biologico

La dignità del morire umano si tiene lontana da due estremi: l'accanimento terapeutico e l'eutanasia. La volontà del paziente (anche precedentemente manifestata) va ascoltata

Domenico Di Noia La salute del cuore
Andria - venerdì 16 febbraio 2018
testamento biologico
testamento biologico © fei

«Quando curare non serve più?». Qualcuno risponde: «Quando la vita del malato ha una qualità che non merita di essere prolungata continuando a curare la sua malattia». La dignità del morire umano si tiene lontana da due estremi: l'accanimento terapeutico e l'eutanasia. La volontà del paziente (anche precedentemente manifestata) va ascoltata.

Gli enormi progressi in ambito medico hanno consentito di debellare numerose malattie e di affrontarne con successo altre. Nonostante ciò, il progresso si associa a questioni etiche di grande importanza per il paziente e per il rapporto medico-paziente, fondamentale per il raggiungimento del target terapeutico. La Costituzione italiana riconosce il diritto alla salute definendolo un diritto fondamentale dell’individuo. Così recita il I° comma dell’art. 32, ad esso interamente dedicato: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Il contenuto del diritto che la Costituzione riconosce a tutti gli individui è complesso: la situazione di benessere psico-fisico intesa in senso ampio con cui s’identifica il bene “salute” si traduce nella tutela costituzionale dell’integrità psico-fisica, del diritto ad un ambiente salubre, del diritto alle prestazioni sanitarie e della cosiddetta libertà di cura (in altri termini, diritto di essere curato e di non essere curato). Giovedì 14 dicembre 2017, in Italia, è stata approvata in via definitiva al Senato con 180 voti a favore, 71 contrari e 6 astensioni – la cosiddetta legge sul testamento biologico, che si intitola “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”. La legge è composta da 8 articoli e sancisce il diritto costituzionale a sospendere le cure, e a farlo anche attraverso un testamento biologico. In pratica riconosce il diritto a decidere per sé nel caso in cui, a un certo punto, si sia impossibilitati a farlo. Il testamento biologico (detto anche: testamento di vita, dichiarazione anticipata di trattamento) è l’espressione della volontà da parte di una persona (testatore), fornita in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità, di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte (consenso informato), per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi quali ad esempio lo strumento per la respirazione artificiale che impediscano una normale vita di relazione. Un grande passo avanti per la legislazione italiana, in un momento in cui la cronaca riportava costantemente all'ordine del giorno la precedente mancanza di regolamentazione in materia: basti pensare alla morte di Eluana Englaro e Luca Conscioni (deceduti per rifiuto di trattamento medico) o quello più recente di Fabiano Antoniani (più conosciuto come Dj Fabo) che, divenuto cieco e tetraplegico a seguito di un incidente nel 2014, ha scelto di sottoporsi alla morte volontaria assistita il 27 febbraio 2017 in Svizzera. Il disegno di legge 2801 sul testamento biologico contiene le “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”. È arrivato in senato il 21 aprile 2017, dopo l’approvazione alla camera. La legge è stata approvata al senato il 14 dicembre 2017 con 180 voti favorevoli. Ecco i punti principali della proposta:

Consenso informato: Lo spirito del progetto è che nessun trattamento sanitario possa essere cominciato o continuato senza il consenso libero e informato della persona interessata. La legge prevede che nella relazione di cura tra il medico e il paziente siano coinvolti – se il paziente lo desidera – anche i suoi familiari oppure una persona di sua fiducia. Viene inoltre disciplinato il diritto di ogni persona a conoscere le proprie condizioni di salute ed essere informata in modo completo della diagnosi, la prognosi, i benefici e i rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari proposti, le possibili alternative e le conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento. Per quanto riguarda minori e incapaci, il consenso informato è espresso dai genitori o dai tutori, ma il paziente deve comunque ricevere informazioni sulle possibili scelte ed essere messo in condizione di esprimere la sua volontà. Il consenso deve essere dato in forma scritta o videoregistrata, con mezzi che consentano anche alla persona con disabilità di comunicare. Il paziente ha il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso dato. Nutrizione e idratazione: Anche la nutrizione e l’idratazione artificiali sono ritenuti “trattamenti sanitari”, perché la loro somministrazione avviene su prescrizione medica. Di conseguenza, possono essere rifiutate o sospese. Terapia del dolore: Il medico, spiega il testo, “deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati”, ma deve comunque alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto del trattamento sanitario. Quindi devono sempre essere garantite terapia del dolore e cure palliative, anche la sedazione palliativa profonda continua. Il paziente, invece, “non può esigere dal medico trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale e alla buone pratiche clinico-assistenziali”. Disposizioni anticipate di trattamento (Dat): Nella legge sono previste le cosiddette disposizioni anticipate di trattamento (Dat). Ogni persona, in previsione di una sua futura incapacità a comunicare, può esprimere anticipatamente le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari. Il paziente quindi indica una persona di sua fiducia che lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Le Dat devono essere redatte in forma scritta e sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento. Applicazione della legge: Spetta alle amministrazioni pubbliche responsabili della materia attuare la legge per quanto riguarda le risorse umane, strumentali e finanziarie. Ma, specifica il testo, “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.

“Il testamento biologico e l’eutanasia sono due temi del tutto diversi:
L’eutanasia è la morte provocata da un’azione deliberatamente diretta a porre termine alla vita di una persona su sua richiesta, una azione oggi vietata dal nostro codice penale. Il testamento biologico (che sarebbe più corretto chiamare Dichiarazione Anticipata di Trattamento – DAT) è semplicemente l’estensione del diritto a rifiutare le cure mediche già presente nel nostro ordinamento, e questo diritto al rifiuto comprende anche (come hanno stabilito diverse sentenze) le cure salvavita dalla cui interruzione può conseguire il sacrifico del bene della vita.
Affermare che il testamento biologico è l’apripista per la legalizzazione dell’eutanasia è falso. [..]Ricorro a una definizione di Demetrio Neri, uno dei maggiori esperti di bioetica, per introdurre l’argomento.
«Si usa l’espressione “testamento biologico” (forse non tecnicamente perfetta, ma ormai invalsa nel linguaggio comune) per indicare tutti quei documenti grazie ai quali una persona consapevole lascia indicazioni circa i trattamenti ai quali desidera o non desidera essere sottoposta in caso si trovasse in stato di incompetenza decisionale, e cioè non fosse più in grado di esercitare il suo diritto (costituzionalmente protetto dagli articoli 13 e 32 della Costituzione) al consenso/dissenso informato ai trattamenti sanitari».
Carlo Troilo Liberi di morire . Una fine dignitosa nel paese dei diritti negati

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