Se si grippa il motore, tutta la macchina si ferma

La metafora della macchina per parlare di squilibrio finanziario nelle casse comunali

Andria - venerdì 27 giugno 2014
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La corte dei conti ha messo a nudo quanto dicevamo sul bilancio del comune di Andria.  E’ la magistratura che controlla bilanci e spese pubbliche. Vediamo cosa ha accertato:

1. La violazione di norme finalizzate  a garantire la regolarità della gestione finanziaria
2. Irregolarità capaci di pregiudicare gli equilibri economico finanziari dell’ente.

Fuori di linguaggio tecnico, una pesante censura formale e la indicazione di un serio squilibrio finanziario in atto, con entrate sovrastimate, scarsa programmazione dei pagamenti.

Significa che parte importante delle entrate previste probabilmente non possono essere realizzate, e debiti e soldi già spesi non potranno avere coperture. Vi sono crediti di dubbia esigibilità (Italgas e altri), crediti risalenti a prima del 2007, crediti mai incassati come contravvenzioni e tributi, e così via. Le regole contabili e la sana gestione vogliono che, in questi casi, le spese siano limitate da fondi di svalutazione dei crediti o da vincoli posti agli avanzi di amministrazione.  Significa anche che  i crediti di difficile esigibilità devono essere valutati per la capacità di incasso che il Comune ha avuto nel passato.  Altrimenti sono solo valori di carta mentre le spese e i debiti sono reali.
Infatti la crisi dei pagamenti da parte del comune di Andria, e la pratica assenza di progetti e investimenti, anche a giudizio della Corte dei conti ha questa origine.

Dal bilancio consuntivo 2013 ho preso alcune voci di “residui attivi” (per semplificare di crediti vantati dal Comune), quelle più significative.  Ho calcolato quanto si è riscosso nel 2013 su queste voci e applicato una percentuale simile alla possibilità di riscuotere il resto nei prossimi anni. È un modo un po’ semplificato di fare quello che ha richiesto la Magistratura, ovvero di valutare la esigibilità dei residui attivi.

Abbiamo i seguenti risultati:
Imposta comunale sugli immobili (vecchia ICI): esigibilità  8%
Tassa smaltimento rifiuti solidi urbani (vecchia Tarsu): esigibilità  18%
Sanzioni amministrative codice della strada (Multe): esigibilità 13%
Diritti concessione rete Gas: esigibilità 0%
Finanziamenti regionali PIT E PIS (Pagamenti scaduti da tempo): esigibilità  0%

Insomma, solo per alcune voci, su un totale di oltre 77 milioni di euro, emerge una capacità di riscossione del 12%.  Il resto chissà. Ma la cosa terribile è che i restanti 66 milioni di euro sono stati spesi. Anche se si incassa ancora  un 12% l’altro anno, e poi ancora 12%, nelle previsioni più ottimistiche, restano scoperte decine di  milioni di euro di entrate che non ci saranno.

Il bilancio criticato dalla Magistratura tappa le falle solo nominalmente, ma la paralisi finanziaria, operativa e progettuale in città è ormai sotto gli occhi di tutti. Mentre alcuni anni fa il Comune ha chiuso, pagandoli in transazione, oltre 120 miliardi di lire di debiti fuori bilancio, adesso il problema è addirittura il bilancio. 
Non sto asserendo che il grande buco finanziario è stato creato adesso. Ma viene sottovalutato adesso, non viene affrontato. Non vi sono progetti, entrate, risorse e azioni che possano rimediare. Per esempio, se Italgas deve al comune ormai oltre 10 milioni di Euro (già spesi però) perché si continua a affidare in proroga la rete del GAS che invece dovrebbe rappresentare una risorsa? Perché si lascia ancora deperire il PIP e non si recuperano risorse dalla gestione delle aree, delle urbanizzazioni e delle opere?  Cercherò di dedicare il prossimo intervento alle proposte.  Ma adesso è urgente rimediare e non spendere più quello che non si ha. Basta pensare ad una metafora: la città come automobile. E’ vero che tutta la economia cittadina è molto più grande della finanza comunale, ma è anche vero che se si grippa il motore, tutta la macchina si ferma.  Il motore è il Comune e la macchina è la comunità.  L’“ingrippamento”, anche a detta della magistratura, è ormai ad un passo.

Servirebbe uno scossone immediato, una presa di coscienza e responsabilità, servono atti richiesti dalla legge e dalla Magistratura, altrimenti si avvia la strada verso il blocco operativo.  Ma non mi sembra vi sia qualcosa all’orizzonte. Non vi sono ancora passi istituzionali neanche da parte di partiti di opposizione.
In questo caso vi sono atti che i cittadini non possono fare, spettano agli organi istituzionali. Ci sarà qualcuno che farà il primo passo per uscire dalla palude?  Sarebbe un primo concreto cambiamento di verso.

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