L’apprendistato dopo le ultime novità legislative

Il contratto più vantaggioso per la aziende. Modifiche al contratto di apprendistato dopo il Jobs Act

Fedele Santomauro Economia, lavoro & fisco
Andria - venerdì 04 luglio 2014
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In data 20 maggio 2014 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la conversione in legge del decreto n. 34/2014, con le modifiche apportate alla normativa per quanto attiene al contratto a tempo determinato e al contratto di apprendistato, con entrata in vigore immediata.

Il contratto di apprendistato ha subito, con l’consenso definitivo del Jobs Act, una ennesima modifica dopo quella radicale avvenuta con il Testo Unico del 2011 più volte rettificato in questi anni.
Sicuramente queste numerose correzioni hanno rappresentato negli anni un modo per convincere sempre più i datori di lavoro a far ricorso a tale formula contrattuale, infatti  il contratto di apprendistato consente all'azienda di assumere e formare nuove professionalità ad un costo del lavoro vantaggioso, in quanto sia la remunerazione che gli oneri previdenziali e assistenziali sono ridotti.

Un’azienda nel momento in cui assume un apprendista, compie tre azioni fondamentali:
investe su una risorsa che deve crescere, ottiene importanti sgravi sul costo del lavoro, si fa carico di un obbligo formativo disciplinato per legge (D.Lgs. 167/2011).
Ma nonostante tutto questa formula contrattuale non  ha mai raggiunto i risultati che ci si aspettava.
Per quanto concerne la formazione relativa al contratto di apprendistato professionalizzante, definiamo gli aspetti salienti.

La redazione scritta del piano formativo individuale (PFI), è obbligatoria e deve avvenire contestualmente alla predisposizione della lettera di assunzione (e non più entro 30 giorni come dalla normativa precedente) perché deve essere in essa “contenuto”.
Il contratto di apprendistato dovrà contenere, in forma sintetica, il piano formativo individuale definito considerando sia i moduli che i formulari che dovranno essere stabiliti dalla contrattazione collettiva, oppure dagli enti bilateriali.
La formazione professionalizzante deve essere obbligatoriamente integrata con percorsi di base e trasversale attraverso l’offerta pubblica, regolata da normativa regionale. Le Regioni dovranno comunicare alle aziende l’offerta pubblica, comprensiva di sede e calendari, entro 45 giorni dall’assunzione.

Altro intervento riguarda la deroga, che i contratti collettivi possono prevedere, al numero massimo di apprendisti che un datore di lavoro, potrà assumere nella propria azienda. Solo per i datori di lavoro che hanno in organico più di cinquanta dipendenti, è stata prevista che l’eventuale assunzione di nuovi apprendisti potrà avvenire se verranno assunti almeno il 20% a tempo indeterminato gli apprendisti assunti nei trentasei mesi precedenti la nuova assunzione.

Conviene ricordare brevemente come i lavoratori possono essere assunti in tutti i settori di attività, anche per l'assolvimento dell'obbligo di istruzione con il contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale.  Tuttavia, deve trattarsi,  di soggetti che abbiano compiuto quindici anni e fino al compimento del venticinquesimo anno di età. La durata del contratto è definita in considerazione della qualifica o del diploma da conseguire e non può in ogni caso essere superiore, per la sua componente formativa, a tre anni ovvero quattro nel caso di diploma quadriennale regionale.

Successivamente al conseguimento della qualifica o diploma professionale, allo scopo di conseguire la qualifica professionale ai fini contrattuali, è possibile la trasformazione del contratto in apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere.

Sotto il profilo sanzionatorio, per ogni violazione delle disposizioni contrattuali collettive attuative dei principi di cui all'articolo 2, comma 1, lettere a) del Testo Unico, dunque riferite (anche) al piano formativo individuale, resta fermo che il datore di lavoro è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 600 euro. In caso di recidiva la sanzione amministrativa pecuniaria varia da 300 a 1500 euro (così l'art. 7 del Testo Unico).

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