Tra Bizantinismo e scultura locale

L'icona marmorea della chiesa dei Santi Medici di Trani

Antonella Casucci Impara l'Arte e...
Andria - mercoledì 30 luglio 2014
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La vicina città di Trani apprezzata soprattutto per la sua incantevole cattedrale sul mare racchiude in sé una serie di importanti testimonianze storico-artistiche meno note e spesso al di fuori dei tradizionali itinerari turistici della città.

Oggi, infatti, vorrei presentarvi una significativa testimonianza scultorea risalente all’XI secolo, ubicata all’interno della chiesa dei Santi Medici, la prima chiesa che si scorge subito dopo aver oltrepassato Piazza della Repubblica, tra via San Giorgio (la strada che conduce alla villa comunale della città di Trani) e via Aldo Moro (la strada che conduce al Cinema Impero o in Piazza Teatro) e davanti alla quale, sono certa, molti di voi saranno passati innumerevoli volte, data la posizione centralissima della stessa.

Un tempo, invece, la chiesa, ora completamente trasformata, era edificata al di fuori della cinta medievale della città, verso est, nei pressi della via Antiqua che portava verso Bisceglie, ed era dedicata a Santa Maria de Dioniso. In questa chiesa svolge le sue attività religiose la congregazione di Santa Maria di Dioniso, diffondendo il culto dei Santi Medici, Cosma e Damiano, le cui statue vengono portate in processione ogni anno per le vie  principali della città.
La chiesa è solitamente ascritta all’XI secolo per la presenza, al suo interno, di un’icona marmorea con la rappresentazione della Vergine Odegitria. I lettori più attenti ricorderanno che il tema della Madonna Odegitria o Theotòkos è stato trattato in questa rubrica nell’articolo pubblicato nel settembre 2012 dedicato all’icona della Vergine Odegitria della cripta della cattedrale di Bari. Per il significato del tema iconografico e del termine vi rimando al link del suddetto articolo 

In questo caso si tratta di un’icona marmorea, una piccola scultura, fino al 2009 collocata sul muro a destra dell’entrata, al di sopra dell’acquasantiera, attualmente spostata nella cripta della chiesa probabilmente perché si ritiene sia questa la sua originaria collocazione, anche se non si dispone di fonti documentarie che avvalorino tale ipotesi.

Attorno all’icona, conservata in buono stato, rappresentante la Vergine con il Bambino in braccio, corre un’iscrizione in greco, un’invocazione al Signore da parte di un turmarca di Trani, Delterio,  committente dell’icona stessa e personaggio citato in un atto di divisione risalente al 1039 nel quale si stabiliva la comunione di un pezzo di terra che si interponeva tra le diverse parti di una casa precedentemente divisa tra diversi comproprietari.
L’importanza di questa piccola scultura medievale è legata alla compresenza di elementi che da un lato fanno supporre che l’icona possa essere stata realizzata da mano bizantina, dall’altro invece da uno scultore locale che imita modelli bizantini.

Alcune caratteristiche come, per esempio, la presenza del rotolo, i piedi nudi del Bambino, il simbolismo nell’iscrizione e nelle sigle, l’epoca e il personaggio a cui questa icona è legata fanno presupporre un’origine bizantina, considerando anche che durante l’impero bizantino artisti greci erano presenti e attivi nel nostro territorio; tuttavia altri particolari come il disegno trascurato, la rozzezza delle forme e dei lineamenti, la mancanza di una costruzione prospettica, suggeriscono che l’icona sia la manifestazione di un primo risveglio di arte locale che imita i modelli bizantini soprattutto nella rappresentazione delle figura umane e nei dettagli ornamentali.

Il primo periodo della scultura locale è compreso tra l’VIII e il X secolo sotto l’influenza notevole, in Terra di Bari, dell’arte benedettina di cui si conservano notevoli tracce nei capitelli dei monasteri benedettini di Bari e di Conversano, che a loro volta riprendono i chiostri longobardi di Brindisi ( S. Benedetto) e di Benevento (S. Sofia). Gli elementi decorativi dei capitelli contengono in nuce le caratteristiche della futura scuola scultorea pugliese dei secoli XII e XIII. Generalmente le caratteristiche di questa scultura primitiva si riassumono nella mancanza assoluta dello studio del corpo umano, pertanto, laddove la figura umana appare in queste sculture, essa è tozza, nell’abbondanza di figure animali, nell’introduzione di nuovi elementi vegetali e nella stilizzazione di antichi motivi decorativi scultorei come la palma, l’ulivo, l’acanto e la quercia.

La nostra icona, dunque, datata all’ XI secolo sembrerebbe rappresentare proprio il momento di passaggio tra il primo periodo e la più matura e consapevole affermazione della scuola scultorea pugliese. Ve lo sareste immaginato?

 

 

 

Bibliografia
G. Beltrani, Due reliquie del bizantinismo in Puglia, Napoli 1882.
B. Ronchi, Indagine sullo sviluppo urbanistico della città di Trani dall’XI al XIII secolo, Fasano 1984

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