Il primo giorno di scuola

Leggere tra le righe dei sogni dei ragazzi

Lucia M. M. Olivieri Universo Scuol@
Andria - venerdì 12 settembre 2014
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«Sono nato il primo giorno di scuola, cresciuto e invecchiato in soli duecento giorni»: così ricomincia ogni anno la vita di una professoressa, come quella di Alessandro D'Avenia, nel rapporto intimo, tempestoso, disarmante con le nuove menti e i nuovi occhi che scrutano ogni dettaglio della mia persona da banchi malridotti.

Ci si trova, in questi giorni di settembre, immersi tra fogli e paroloni: metodologie, laboratorialità, integrazione, certificazione delle competenze, accoglienza, test, unità didattiche… eppure ancora non fanno parte del linguaggio della scuola parole ancora più pregnanti. Io, per esempio, scriverei con entusiasmo un documento sui sogni, sulla speranza, sulla bellezza della poesia. Invece mi trovo, come ogni anno, a scandire i duecento giorni più belli di un anno con gli ingombri di cui sopra, in cui alcuni trovano rifugio, e altri, come la sottoscritta, sentono come stantii.

La scuola, quella bella, quella in cui è un piacere trascorrere le ore della mattina: il ricordo delle discussioni animate sulle mode, sui libri preferiti, sulle personalità della storia è il lascito più prezioso del mio ginnasio. Con tre o quattro ore al giorno con noi a disposizione, ufficialmente dedicate a italiano-latino-greco-storia, impegnate invece a scrivere, raccontare, immaginare le “rosae, rosarum”, la mia professoressa ci ha guidato nei meandri dei nostri pensieri, ci ha permesso di crescere amando il modello della sapienza greca, più che ripetendo la lezioncina di storia a memoria.

Quest’anno parlerò ai miei studenti della Scuola di Atene: il dipinto di Raffaello e l’educazione nell’antica Grecia saranno il trampolino di lancio per creare una lezione di amore. Sì, perché l’amore per la conoscenza ha bisogno di slanci, di rischi e perfino di sbagli, ma soprattutto di entusiasmo.

Il mio augurio personale, quest’anno, tra riforme e riformine che cambiano tutto mantenendo lo status quo, è rivolto ai miei colleghi, prima che agli studenti: vi auguro di osare, vi auguro di scoprire la bellezza dei volti dei vostri alunni in un giardino mentre discutete di sole e di Dante, vi auguro di leggere componimenti traboccanti di personalità e sbavature grammaticali. La bellezza educativa parte da noi: a voi tutti che leggete, colleghi, alunni e genitori, la parola sulla vostra scuola, reale o ideale.

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