“Il possibile necessario”

La visione dell'architettura contemporanea raccontata dalla viva voce di Vittorio Gregotti, maestro ed interprete della cultura italiana di questi ultimi decenni

Marialba Berardi architettur_A_ltrove
Andria - venerdì 03 ottobre 2014
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Lo abbiamo incontrato, gli abbiamo stretto le mani ossute e cariche di memoria, abbiamo scambiato qualche battuta e ci siamo fatti fotografare con lui, sorridente e disponibile nell'autografare le copie del suo ultimo saggio, quasi pudico nell'accettare le manifestazioni di stima e di grande rispetto, di palese gioia di averlo qui, a Trani, nella meravigliosa cornice del castello Federiciano.

La sua lectio magistralis ha rappresentato la punta di diamante del sempre interessantissimo programma dei "Dialoghi di Trani", portando le tematiche dell'architettura e del progetto ad un pubblico ampio e variegato.

Una lezione in cui, con grande lucidità' e chiarezza, il prof. Gregotti ha raccontato la genesi di questa sua ultima fatica letteraria - si tratta di una raccolta di saggi scritti in diversi momenti, incardinati sul tema della identità di un progetto di architettura, sulle finalità' della stessa e sui suoi rapporti con ciò che la circonda, il mondo fisico e quello culturale nel quale si colloca - trasferendo tutti i dubbi e le perplessità che tanti anni di professione a così alto livello non hanno saputo sciogliere e che appunto nel confrontarsi con la realtà hanno evidenziato il fallimento degli obiettivi di partenza.

Un "anti- archistar" che con grande ed apprezzabile onestà intellettuale ha 'fotografato' l'attuale condizione dell'architettura e degli architetti, sottolineandone soprattutto le contraddizioni e la perdita di chiarezza nella elaborazione del progetto, che, come ci ha raccontato, é un percorso che si articola tra ordine e disordine, regola e genio, creatività e mercato, ma che ha bisogno di sostanziarsi anche con l'utopia, intesa come tensione ad un miglioramento 'possibile necessario'; termini utilizzati in maniera simbiotica dall'autore per esprimere fino in fondo quanto le risposte dell'architettura alle esigenze dell'uomo debbano essere sempre profonde ed equilibrate, aderenti e contemporanee ma mai dimèntiche del proprio passato, nella profonda consapevolezza che il progetto stesso ha una vita che oltrepassa il momento della sua conclusione materiale, per portarsi nella dimensione del quotidiano che diventa poi il vero banco di prova per definirne la qualità.

Dopo l'attento ascolto, l'applauso affettuoso e sentito.

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