Alzheimer, l’iceberg che minaccia il XXI secolo

Oggi purtroppo non esistono farmaci in grado di fermare e far regredire la malattia e tutti i trattamenti disponibili puntano a contenerne i sintomi

Liliana D'avanzo La rubrica delle carezze
Andria - venerdì 23 gennaio 2015
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Settecentomila persone che hanno già ricevuto una diagnosi e altre 300 mila malati che tuttavia non sanno di esserlo. Questi i numeri dell’Alzheimer in Italia. Una malattia che in gran parte scorre sotto traccia e che è destinata a dilagare nei prossimi anni come conseguenza dell’invecchiamento della popolazione.
Sono questi alcuni dei dati emersi dall’International Alzheimer’s Disease Physicians Survey, un’indagine realizzata da Eli Lilly che fotografa la malattia nel mondo.
Il dato più eclatante è il ritardo nella diagnosi. Nel 43 per cento dei casi avviene quando la malattia è già ad uno stadio molto avanzato o grave con ripercussioni pesanti.
Soprattutto sui caregivers, oltre 2 milioni, quattro volte su cinque donne che dedicano all’ammalato più di 15 ore al giorno.

La demenza di Alzheimer ha, in genere, un inizio subdolo: le persone cominciano a dimenticare alcune cose, per arrivare al punto in cui non riescono più a riconoscere nemmeno i familiari e hanno bisogno di aiuto anche per le attività quotidiane più semplici.
L’ Alzheimer è' la forma più comune di demenza senile, uno stato provocato da una alterazione delle funzioni cerebrali che implica serie difficoltà per il paziente nel condurre le normali attività quotidiane. La malattia colpisce la memoria e le funzioni cognitive, si ripercuote sulla capacità di parlare e di pensare ma può causare anche altri problemi fra cui stati di confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale.

La malattia prende il nome da Alois Alzheimer, neurologo tedesco che per la prima volta nel 1907 ne descrisse i sintomi e gli aspetti neuropatologici. All'esame autoptico, il medico notò segni particolari nel tessuto cerebrale di una donna che era morta in seguito a una insolita malattia mentale. Purtoppo, nonostante i grossi sforzi messi in campo, ancora non si conoscono le cause di questa malattia così devastante.

Nei pazienti affetti da demenza di Alzheimer si osserva una perdita di cellule nervose nelle aree cerebrali vitali per la memoria e per altre funzioni cognitive. Si riscontra, inoltre, un basso livello di quelle sostanze chimiche, che lavorano come neurotrasmettitori e sono quindi coinvolte nella comunicazione tra le cellule nervoso.

Il decorso della malattia è lento e in media i pazienti possono vivere fino a 8-10 anni dopo la diagnosi della malattia. L’Alzheimer si manifesta con lievi problemi di memoria, fino a concludersi con grossi danni ai tessuti cerebrali, ma la rapidità con cui i sintomi si acutizzano varia da persona a persona. Nel corso della malattia i deficit cognitivi si acuiscono e possono portare il paziente a gravi perdite di memoria, a porre più volte le stesse domande, a perdersi in luoghi familiari, all'incapacità di seguire delle indicazioni precise, ad avere disorientamenti sul tempo, sulle persone e sui luoghi, ma anche a trascurare la propria sicurezza personale, l'igiene e la nutrizione.
I disturbi cognitivi possono, tuttavia, essere presenti anche anni prima che venga formulata una diagnosi di demenza di Alzheimer.

Oggi purtroppo non esistono farmaci in grado di fermare e far regredire la malattia e tutti i trattamenti disponibili puntano a contenerne i sintomi.

Fra le varie terapie non farmacologiche proposte per il trattamento della demenza di Alzheimer, la terapia di orientamento alla realtà (ROT) è quella per la quale esistono maggiori evidenze di efficacia. Questa terapia è finalizzata ad orientare il paziente rispetto alla propria vita personale, all'ambiente e allo spazio che lo circonda tramite stimoli continui di tipo verbale, visivo, scritto e musicale.

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