Il cibo come forma di comunicazione

Smetti di definirti. Concediti la possibilità di essere - Alejandro Jodorowsky

Liliana D'avanzo La rubrica delle carezze
Andria - venerdì 10 aprile 2015
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Il tema dell’alimentazione è un fenomeno ben più complesso della semplice assunzione di sostanze nutritive, per soddisfare le nostre funzioni primarie. Il cibo implica un atto d’amore, d’aggressività, d’autoaffermazione, è un modo di comunicare, d’essere persona nella famiglia, con gli estranei e nel mondo, quando questa rete di fenomeni perde il suo equilibrio, si registra una regressione con l’oggetto  “cibo”.


Il cibo diventa il persecutore da cui bisogna guardarsi come pericoloso ed ossessionante, o al contrario si ricerca in modo esagerato perché solo così se ne realizza il controllo placando la propria angoscia.
Un grave problema per la clinica e per la società sono i disturbi alimentari.

I disturbi del comportamento alimentare o comportamenti finalizzati al controllo del peso corporeo, danneggiano in modo significativo sia la salute fisica, sia il funzionamento psicologico e non sono secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta. Tali disturbi sono diagnosticabili tanto in età infantile, quanto in età adolescenziale- adulta; sia in popolazioni cosiddette normali, sia in individui con disabilità intellettive.

Da numerosi studi è emerso che, solo risalendo alle cause che hanno determinato tale disturbo possiamo portare in superficie i conflitti irrisolti, si tratta di individuare il fattore eziologico che sta alla base, ed è nella chiarificazione di tali meccanismi la chiave della risoluzione del problema.

Si possono evidenziare svariate cause dei disturbi alimentari come: disturbi dell’alimentazione nell’infanzia, problemi di digestione o di peso, dinamiche disfunzionali in famiglia, varie difficoltà nella vita, stress, poca stima in sé stessi, anormalità celebrali, disturbi comorbity dello svilupo e affettivo.

Il disturbo alimentare più comune è l’Anoressia nervosa: è caratterizzata essenzialmente dal rifiuto di mantenere il proprio peso corporeo sopra il peso minimo normale, associato all’intenso timore di acquistarlo e alla presenza di un’alterazione dell’immagine corporea, per ciò che riguarda forma e dimensione.

La distorta immagine di sé; l’ossessivo autocontrollo sul corpo, sul peso, sul cibo da (non) inghiottire ed eventualmente vomitare; i vissuti ansioso-depressivi, i conflitti interpersonali, i disturbi sessuali e della vita affettiva in generale, il cattivo uso dell’intelligenza, la patologica strumentalizzazione della precisione e di certi ideali di irrealistico perfezionismo. Ecco, in sintesi, l’essenziale quadro di riferimento dell’anoressia, un autentico paradosso per la “abbondante” civiltà occidentale. Ma c’è dell’altro: il lato più oscuro del rifiuto del cibo. Sottile, quasi invisibile, accanto e dietro al sintomo fisico si muove una ridda di pensieri e soprattutto di fantasmi inconsci, imbevuti di immaturità e insicurezza, dipendenza e invidia, menzogna e manipolazione, ribellione; che ben esemplifica il desiderio di controllo sul cibo e sull’ambiente familiare-relazionale, nonché i sentimenti negativi, a lungo covati e tenuti celati, che talvolta esplodono in una “cascata di rabbia”, finalmente visibile, la quale mette a nudo il “cuore”.

Emerge in tal modo un particolare quadro della personalità della anoressico, il quale è perennemente in lotta: prigioniero di una muta e inconcludente rivolta nei confronti del mondo, oppresso da una aggressività repressa ed inespressa, incapace di aprire il corpo e l’anima ai giusti e salutari sentimenti, portatore di un corpo che tende al “virtuale” e ad una progressiva esagerata “mentalizzazione”.

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