“Raffrescamento passivo” ovvero...

… come evolversi tornando all’antichità

Enza Porro Interior & design
Andria - venerdì 31 luglio 2015
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Io ci credo fermamente:  una via di salvezza per il futuro del nostro pianeta (e quindi anche per noi umani che spesso lo abitiamo indegnamente) esiste  davvero,  e a mio modesto parere consiste nell’imparare a coniugare le innovative invenzioni tecnologiche con i più antichi e salubri stratagemmi che i nostri antenati avevano già escogitato per vivere al meglio, centinaia o addirittura migliaia di anni fa.

Forse nessun altro ambito come quello abitativo può meglio rappresentare questo concetto, e prenderò spunto oggi dai disagi che l’ormai famigerato Anticiclone Africano sta provocando su tutti noi, mettendo a dura prova i nostri nervi e la nostra resistenza agli scherzi della meteorologia.

Disporre di un classico (e nella maggior parte dei casi, purtroppo, altamente energivoro) condizionatore in casa o nei luoghi di lavoro è ormai diventata pratica comune e irrinunciabile soluzione, cui quasi nessuno riesce a sottrarsi.  Se però andassimo un po’ indietro nel tempo (e un po’ più oltre nello spazio) troveremmo nelle antiche costruzioni persiane una validissima alternativa che risale addirittura al X sec. a.C.: mi riferisco alle fantastiche “Torri del Vento” che i progenitori degli attuali popoli del Medio Oriente usavano per raffrescare  le loro abitazioni in maniera “passiva”, e cioè senza altra fonte di energia se non quella naturale. Le più innovative  e tecnologiche forme odierne di raffrescamento passivo si ispirano proprio all’antica tecnica persiana, che consisteva nel realizzare delle sorti di grandi camini, le torri appunto, che sovrastando le abitazioni consentivano di sfruttare il potere rinfrescante della ventilazione, convogliando l’aria fresca  verso gli interni grazie al principio della convezione.

Ma come erano fatte  e come  funzionavano, più precisamente, le bellissime torri del vento che ancora oggi si possono ammirare in Iran? Semplificando molto, si può dire che le torri del vento sono dei grandi camini a sezione poligonale, aperti sui lati nella loro estremità superiore, e suddivisi al loro interno in più cunicoli attraverso i quali, grazie al principio della convezione termica, l’aria fresca generata dal vento si incanala raffrescando più in basso gli ambienti interni, mentre l’aria calda sale fuoriuscendo dai cunicoli stessi.  Il nome non tragga, peraltro, in inganno! Le torri del vento funzionano anche in assenza di vento: la fisica ci insegna infatti che in maniera naturale l’aria calda (che durante il giorno si accumula all’interno) tende a salire verso l’alto grazie alla sua leggerezza, e trova via d’uscita alla sommità del camino; di notte invece le più basse temperature dell’aria esterna raffrescano le pareti interne della torre, che rilasciano poi lentamente l’aria più fresca e più densa durante le successive ore della giornata, scendendo nell’edificio in virtù del maggior peso.

A seconda delle caratteristiche del luogo specifico, piuttosto che delle tipologie e delle direzioni  delle correnti  eoliche, le torri del vento venivano progettate per massimizzarne i vantaggi. In caso di venti di alta quota, ad esempio, le torri venivano costruite con elevate altezze.

Al beneficio della ventilazione, ineguagliabile fonte di energia rinnovabile, veniva spesso associato anche quello dell’evaporazione: prima di essere smistata negli ambienti di destinazione, l’aria veniva convogliata su canali d’acqua interrati nella profondità del terreno, dove notoriamente  la temperatura rimane pressocchè costante in tutti i periodi dell’anno. Altri espedienti  tipici delle architetture medio-orientali quali fontane, piscine, cisterne, uso massivo di vegetazione, ecc.  avevano il potere di enfatizzare l’efficienza di queste antiche tecniche di raffrescamento passivo, regalando peraltro una ineguagliabile gradevolezza estetica. 

Certo, nessuno di noi si sognerebbe oggi di impiantare una torre del vento dall’aspetto obsoleto e arabeggiante come quelle in foto sui nostri terrazzi, ma certo è che la tecnica di questa eco-compatibile soluzione al caldo può essere modernamente e tecnologicamente reinterpretata, per utilizzarla al meglio anche nelle costruzioni contemporanee, come già qualcuno ha cominciato a fare in varie parti del mondo.

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