La scuola è finita . . . iniziata

“Per tutti i ragazzi e le ragazze che difendono un libro, un libro vero così belli a gridare nelle piazze perché stanno uccidendo il pensiero..."

Vincenzo Larosa Cittadinanza giovane
Andria - giovedì 20 settembre 2012
©

Sono le 23.45 di mercoledì 12 settembre. Le strade del centro città raccontano un’altra Andria. Una città lontana da quella vista negli ultimi tre mesi. Si respira tutta un’altra aria. I giovani e, soprattutto i giovani studenti sono diminuiti per strada. Quei pochi sconsolati che ancora passeggiano, sono quelli che stanno prendendo la via del ritorno a casa. Hanno tutti il broncio. Un non so che di triste. Tutti pensano al domani. E questa volta non al domani inteso come futuro bensì al  “domani mattina”.

I cancelli della maggior parte delle Scuole Superiori andriesi riaprono. Ormai dalle lavagne è stata rimossa la polvere del gessetto bianco del vecchio anno scolastico che citava : “La Scuola è finita”. Da domani si ricomincia: un nuovo anno sta iniziando! E’ questa la sensazione a caldo della maggior parte degli studenti andriesi, ma credo anche della maggior parte degli studenti italiani.

Da mezzanotte in poi, la città vive da un’altra parte, in un altro luogo: sui social network. Migliaia di studenti sono lì a raccontarsi, in chat e con la pubblicazione di qualche link, le proprie ansie e i malumori di quello che nelle classi li sta aspettando per domani. Di dormire non c’è voglia. Perché prima delle due di notte, per un’estate, non si  è andati a letto.

E’ questa la triste, seppur fisiologica, verità, che gli studenti di oggi raccontano all’Italia e al mondo intero. E’ la verità che vede alla ribalta sempre più il sentimento di disaffezione per la scuola. La scuola con la s minuscola, non la Scuola. Perché i ragazzi in fondo non è vero che odiano la Scuola, odiano tutto ciò che non funziona in essa. Odiano le strutture, odiano i docenti, odiano il ministro  con la “Riforma dell’Istruzione” di turno (se di Riforma si può parlare), odiano i costi. Odiano il modo di essere scuola e non quello di intendere la Scuola.

Sino  a quando questa sarà solo un’Istituzione non ci sarà via di scampo. Sino a quando la scuola sarà ridotta a trasmissione tecnica di contenuti ed emozioni non ci sarà possibilità di dare vita al principio cardine della stessa: dare ordine al disordine attraverso la cultura. Perché il compito di trasmettere contenuti ed emozioni è proprio della pubblicità e non della Scuola.

In questo nuovo anno, come ormai accade da decenni, il sogno è nuovamente quello di riappropriarsi della sostanza. E di quella “sostanza” che plasma la Scuola e Le da un senso, la pone in essere. Come permettere, dunque,  questo processo di trasformazione? Bisogna ripartire dai fondamentali. Dalla lettura, la filosofia, l’arte, dalla trasmissione dei “saperi” e non dei contenuti, passando per l’inglese, affacciandosi al mondo con le nuove tecnologie. Certo le Istituzioni non aiutano il pericolante sistema dell’Istruzione, anzi a colpi di tagli ne hanno minato ancor di più la stabilità. E se, ogni tanto il Ministro dovesse decidere di investire 50 milioni di Euro nell’acquisto di attrezzature e tecnologia nella scuola, lo studente medio di turno sarà lì a contestare l’inutilità di un computer per ogni classe.. Allora cosa chiediamo? Ci sarà mai qualcosa che metterà d’accordo tutti, una volta per tutte? Forse no. Perché si è diversi.

Eppure dovremmo trovare uno scopo, un fine che accomuna tutti i giovani, con la passione per il futuro. Questo c’è e secondo me, è la voglia di superare questo tempo triste che ha condannato e relegato il dono della “conoscenza” e dell’”educazione” (nota come istruzione) a una voce di Bilancio. Un altro è la voglia di rilanciare il sogno di un mondo che studia, apprende e diventa comunità civile già a Scuola, grazie alla Scuola.

Infine, per ultima, ma non per importanza, la base sui cui poggia questa voglia di ripartire: gli insegnanti. Anzi gli Educatori. Perché questo è un compito essenziale di tali soggetti istituzionali che hanno la missione di ricostituire il rapporto generazionale che con il tempo si è perso. Ad essi la funzione di incoraggiare gli studenti a sognare, ad essi il compito di dire ai giovani che con gli adulti e con il mondo hanno tanto da scambiarsi, da raccontarsi, da donarsi.

Da tutto ciò nasce la voglia di avere docenti intellettuali, che sappiano insegnare e soprattutto donare. Da qui la voglia di insegnanti saggi e non saccenti. Se così non fosse, la speranza di conquistare gli studenti andrà svanita.  E allora avremo ancora studenti che non vedono l’ora  che cominci l’estate per scrivere sulla lavagna in quel tanto desiderato ultimo giorno dell’anno scolastico: “La scuola è finita”. Ma nel mio cuore so che gli studenti non sono solo questi, perché ci sono giovani disposti a tutto per la cultura. Ci sono giovani che ci credono. E Vecchioni aveva ragione a cantare “per tutti i ragazzi e le ragazze che difendono un libro, un libro vero così belli a gridare nelle piazze perché stanno uccidendo il pensiero”. Ai giovani con la Passione è dedicata questa canzone. Ai giovani che “sanno pensare” è dedicato questo nuovo anno scolastico. Perché “la scuola non è finita”. Bisogna raccontarlo a chi distrugge gli Studenti e la stessa Scuola. I giovani studenti hanno solo necessità di innamorarsi della Scuola. E per innamorarsi di questa non esistono colpi di fulmine. Come in una buona e sana relazione di coppia serve tempo e modo per conoscersi  meglio. Gli studenti devono conoscere la Scuola e la Scuola deve conoscere gli studenti. Solo così si può fare in modo che la Scuola non finisca. Solo così potremo vedere un giorno sulle lavagne la scritta “Grazie Scuola per quest’anno trascorso insieme. Arrivederci a settembre.”

Altri articoli
Gli articoli più letti