Mistero carbone vegetale: amico o nemico?

Dopo gli arresti del Corpo Forestale, cerchiamo di fare un po' di chiarezza. Alcuni utili consigli

Savino Marmo “Un cucchiaio di energia”
Andria - venerdì 08 gennaio 2016
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Facciamo chiarezza in primis sulla definizione: si dice carbone vegetale il residuo della legna bruciata ad alte temperature e in atmosfera priva di ossigeno.
Nei prodotti proposti in panetteria si utilizza il carbone vegetale in polvere.

Il carbone vegetale non è considerato un ingrediente ma un additivo, un colorante, con nome in codice l’E153.

La Fda americana, temendo che contenga sostanze cancerogene come il benzopirene, non ne ha mai consentito l’uso alimentare. Invece l’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ritiene che il carbone vegetale in dosi minime non ha effetti nocivi sulla nostra salute.

Una conclusione univoca non è possibile, ma, come per tante cose, piccole quantità non fanno certo male: il consumo di carbone vegetale , comunque, andrebbe contenuto malgrado le irresistibili sfumature grigie.
E soprattutto, in ragione di un consumo consapevole, che nessuno gridi più al toccasana e alle proprietà miracolose!

Veniamo alla questione panificatori pugliesi. I dodici panificatori pugliesi sono stati denunciati perché impiegavano il colorante E153 nella produzione di prodotti al carbone vegetale vantandone le benefiche proprietà digestive.
Il reato contestato dal Corpo Forestale pugliese è di frode in commercio e produzione di alimenti trattati in modo da variarne la composizione naturale con aggiunta di additivi chimici non autorizzati.

Il tutto si spiega con la legge in vigore in Italia. La spiegazione arriva direttamente dal Ministero della Salute, con la nota 47415, diffusa il 22 dicembre 2015 e va divisa in tre punti:
1. Si può realizzare un “prodotto della panetteria fine” che aggiunga agli ingredienti base (acqua, lievito e farina) anche il carbone vegetale come colorante e nelle quantità ammesse dalla regolamentazione europea in materia.
2. Non si può chiamare “pane” il prodotto con aggiunta di carbone vegetale, né riportare la dicitura “pane” nell’etichetta, nella presentazione o nel materiale pubblicitario, sia per i prodotti preconfezionati che per quelli sfusi.
3. Non si possono aggiungere nell’etichetta, presentazione o materiale pubblicitario del prodotto con aggiunta di carbone vegetale  informazioni riferite agli effetti benefici del carbone vegetale per l’organismo umano, visto l’impiego dello stesso soltanto come additivo colorante.

In definitiva, è improbabile che dosi minime di colorante aggiunte all’impasto del pane possano influire negativamente sulla salute del consumatore, ma il carbone attivo resta sconsigliabile per chi soffre di stitichezza, per chi assume altri farmaci durante la giornata, e in presenza di disturbi intestinali in quanto sembra che si comporti come un collante che lega tutte le sostanze presenti nei paraggi. Di qui il consiglio di differire l’assunzione del pane al carbone vegetale di almeno un paio d’ore dall’assunzione di farmaci.

Inoltre, se si fa credere di aver prodotto il “pane nero” come quello che si faceva tempo fa, ricco di fibre e realizzato con la segale o altri cereali integrali, mentre lo si è semplicemente colorato con un additivo, questa è una frode alimentare.

Ultimo e non meno importante dettaglio, il prezzo al kg che rasenta il doppio del pane normale che in tempi di crisi ha il suo impatto sulle risorse dei consumatori.

Come di consueto in questa rubrica l’invito è a informarsi e a rivolgersi al Nutrizionista, perché con una dieta equilibrata si possono prevenire tante situazioni che gli alimenti chic del momento promettono di risolvere.

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