Le diversità psicoculinarie

Il perennemente affamato

Addolorata Carretta Dimmi cosa (e come) mangi e ti dirò chi sei
Andria - venerdì 15 gennaio 2016
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Il cibo è diventato una tendenza, quasi non serve più solo alla sopravvivenza della specie ma ci permette di cambiarlo, provarlo, di sceglierlo tra tanti e misurarlo come si fa in un centro commerciale con dei capi d’abbigliamento, ed è così che si plasmano le diversità psicoculinarie che rivelano la vera indole di una persona.

Prendendo spunto dalla  pagina web www.ifood.it  che  ha individuato 10 personalità gastronomiche descrivendole dal solo punto di vista culinario e dettagli gastronomici legati alla scelta del cibo, con questa serie di articoli,  mi permetto di argomentarle sotto il profilo psicologico e psicosomatico sulla base anche di alcune letture delle riviste RIZA dirette dal professor Raffaele Morelli che, nel corso dell’ultimo periodo, hanno catturato la mia attenzione.

L’intento sarà quello di presentarvene una alla volta, un profilo al mese.

Questo mese  vi presento il Signor Perennemente affamato.

“Ogni momento è buono per mangiare” è il suo motto. Che sia la colazione, il pranzo o la cena, la pausa sigaretta, lo spuntino di mezzanotte, quello del pomeriggio o quello tra la prima e la seconda digestione, il perennemente affamato mangia praticamente sempre, anche nei momenti più impensabili …”

Sarebbe interessante capire che cosa spinge questa personalità gastronomica a ingerire sempre, e senza quasi la percezione del gusto, tutto quel cibo.

Possiamo parlare di fame nervosa con abbuffate quasi compulsive che devono riempire, oltre che lo stomaco, forse qualche disagio.

Mandare giù il boccone non è solo quell’atto meccanico che tutti conosciamo o mera deglutizione, ma potrebbe significare il mandare giù bocconi amari (metaforicamente parlando), situazioni di disagio, tensioni nervose che la persona in questione vorrebbe mettere a tacere,  perché non è più in grado di contenere e vorrebbe esplodere (ciò che esploderà prima o poi sarà solo l’ago della bilancia).

Non a caso questo tipo di fame si presenta in momenti in cui si è sotto pressione per le richieste esterne o situazioni emotive pesanti,  o addirittura nelle ore notturne quando calano le difese ed insorge il senso d’angoscia perché si è più fragili, scatenando un irresistibile bisogno di sfogarsi sul cibo.

Abbiamo qualche suggerimento per il signor Perennemente affamato? Forse sì.

Sicuramente prendere consapevolezza della causa del suo malessere è il punto più importante che gli permette di cambiare in meglio il suo stile di vita personale e alimentare.

Ma non basta “mettersi a stecchetto”, anzi troppe limitazioni inducono ad una maggiore frustrazione che sfociano in atti compulsivi come le abbuffate.

Questo tipo di personalità, dovrebbe uscire dai suoi schemi, evitare di mangiare per passatempo ma investire la sua energia in altre attività, spostando l’attenzione dal cibo (che tampona il malessere) a ciò che davvero gli interessa e per cui prova il piacere di farlo.

Il segreto è aprire le porte all’imprevisto e accogliere nuove svolte, accettare l’inaspettato, la novità, cercando di rompere questo legame con il cibo e distrarsi da quell’immagine di uomo alla ricerca di calorie … inutili.

Questo tipo di personalità che divora ma non mangia, non gusta il piacere del cibo ma non gusta la vita, ha una mente pesante proprio come il suo corpo. Per dimagrire dovremmo snellire i nostri pensieri, renderli fluidi e flessibili. Non a caso ingrassiamo quando i pensieri si ristagnano, quando ci ancoriamo alle sicurezze, alle convinzioni che bloccano la voglia di sperimentare, di muoversi e di rompere una certa routine, spesso insana.

Alleggerirci dalle zavorre emotive quali aspettative troppo elevate, pregiudizi, paure fa calare la l’ago della bilancia e del bilancio di vita.

Ci ritroviamo il prossimo mese con la personalità gastronomica  “Choosy” a quanto pare non solo schizzinosa nella scelta del lavoro (come qualcuno sostenne tempo fa) ma anche nella scelta del cibo.

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