Capitali verdi d'Europa

​Lo studio effettuato su alcune città europee premiate in questi anni come “european green capital” al centro del dibattito nazionale sulla riconversione in chiave ecologica delle nostre città

Marialba Berardi architettur_A_ltrove
Andria - venerdì 08 luglio 2016
© n.c.

Si sta svolgendo oggi, a Padova, in occasione della Biennale Internazionale di Architettura “Barbara Cappochin”, giunta alla sua settima edizione, un’interessante conferenza che ha come tema conduttore l’esperienza maturata da alcune città europee nella rigenerazione di alcuni quartieri fortemente degradati e compromessi a livello ambientale e sociale.

Lo studio, condotto dal comitato scientifico  della Fondazione Cappochin e dall’Ordine degli Architetti di Padova, attraverso l’analisi di master-plan e progetti, la visita dei luoghi, il confronto con gli attori di questi processi di trasformazione urbana-economica- sociale, rappresenta un archivio corposissimo di informazioni utili per provare ad attivare anche nel nostro paese politiche di rigenerazione urbana ed ambientale sostenibile.

Il gruppo di lavoro ha esaminato le positive esperienze maturate dalle città premiate dalla Commissione Europea nell’ambito dello European  Green Capital Award, istituito nel 2010 per rilanciare e promuovere realtà urbane ecocompatibili. In queste ore lo sta ponendo all’attenzione del pubblico, portando in conferenza le testimonianze degli attori di queste best-practices; in particolare gli esempi di Essen ed Amburgo.

Le storie di queste due città, profondamente diverse, ma accomunate dall’attuazione  di una importante rinascita ecologica di zone fortemente degradate, partita da una situazione di grande compromissione socio-ambientale che, attraverso l’attuazione di un programma pluriennale di interventi di rigenerazione e riqualificazione partecipata, ha loro consentito di essere premiate quali esempi di riferimento a livello europeo .

Essen, la città proibita dei Krupp:  un’area compromessa dalla presenza di miniere di carbone, che negli anni del  loro funzionamento hanno provocato pesanti danni ambientali (bradisismo, inquinamento della falda e delle acque dei bacini fluviali, compromissione di tutto l’ambiente circostante). Grazie ad un programma complesso, avviato almeno due decenni fa, si è ottenuta la totale bonifica ambientale fino a rendere balneabili le acque della Ruhr, trasformando un organismo urbano fortemente sentito quale “corpo estraneo” in una parte integrante del panorama cittadino moderno, mettendo in rete le aree verdi bonificate, i percorsi fluviali navigabili, che sono diventati occasione di attività turistiche, puntando sulla valorizzazione degli spazi pubblici. Tutto ciò ha portato ad una rigenerazione complessiva che ha valso alla città tedesca il premio di Green Capital 2017.

Diverso nel percorso, ma simile nelle premesse di partenza e nel positivo esito finale, il caso di Amburgo, premiata nel 2011. Progetti elaborati su aree differenti per tipologia e problematica – Hafen City ex scalo portuale-ferroviario, Wihelmsburg periferia industriale insediata da famiglie di operai, Reiherstig quartiere periferico dei primi decenni del ‘900 – incardinati su un unico master-plan basato sulle finalità generali del programma di intervento, strumento che, pur strutturato secondo invarianti e matrici di riferimento, è rimasto flessibile per adattarsi all’evolversi delle richieste sulla base degli interventi via-via già conclusi. Il risultato finale ha portato ad una riconversione di questi distretti in quartieri fortemente attrattivi, diversi per tipologia di abitazioni ed attività insediate, ma accomunati da un alto livello di qualità architettonica degli interventi. Si è puntato sulla fruibilità degli spazi pubblici e delle aree verdi – tessuto connettivo su cui trovano spazio residenze, attività direzionali e commerciali – ed, attraverso il coinvolgimento attivo della popolazione nelle scelte di progetto, sono stati invertiti fenomeni di segregazione sociale ed attivati processi di forte integrazione etno-culturale.

Esempi virtuosi di programmazione “politica”, di visione del futuro, di ottimizzazione di tutte le risorse ed i talenti a disposizione, di regolamentazione centrata fortemente sul  raggiungimento degli obiettivi di lungo respiro, ma, al tempo stesso, sufficientemente elastica per adattarsi anche ad alcune modifiche finalizzate alla ottimizzazione dei risultati attesi.

La scelta della Biennale di Architettura Cappochin di focalizzare queste tematiche, quale naturale prosecuzione del focus nazionale sul RI.U.SO. (Rigenerazione Urbana Sostenibile), trova coerente supporto all’interno del Consiglio Nazionale degli Architetti - recentemente rinnovato - che ha attivato una serie di tavoli di lavoro su tutte le tematiche afferenti la professione,  con la spinta motivazionale fortissima di riportare l’architetto non solo al centro del dibattito culturale sulle tematiche di pianificazione urbana e territoriale, ma soprattutto restituirgli il ruolo di protagonista nelle scelte “politico-programmatiche” – figlie di una visione evoluta e condivisa del futuro – di trasformazione e valorizzazione del nostro territorio.

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