Lo Sport

Un capitolo della nostra storia  che  avremmo voluto  raccontare con tanti buoni  argomenti ma ….

Aldo Tota Appunti di storia
Andria - venerdì 04 novembre 2016
© n.c.

Alcuni anni dopo  l’Unità d’Italia, una legge promossa dal Ministro De Santis nel 1878,  concretizzava un primo importante  riconoscimento dell’attività sportiva,  con l’assegnazione  alla ginnastica di uno spazio nel programma educativo scolastico di ogni ordine e grado. Contestualmente veniva  istituita la Scuola Popolare di Ginnastica a sancire l’interesse  e la volontà di promuovere (compatibilmente con i tempi difficili)  le attività ginnico-sportive. Ma la storia dello sport, inteso come sviluppo dell’aspetto agonistico, si ufficializzò  con la prima edizione delle moderne Olimpiadi  ad Atene nel 1896,  nella cui celebrazione si affermarono le prime discipline sportive: si iniziò così a  dare spazio alla competizione  e al diffondersi della partecipazione in tutto l’occidente. I primi e incerti passi compiuti dal Governo  italiano, all’inizio del secolo XX,  furono  presto interrotti dalla Grande Guerra che attirò ben altri interessi ed energie, falcidiando la gioventù  nella lunga catastrofe bellica.

In  Puglia  per  vedere avviate le prime  iniziative  sportive occorre aspettare il “Ventennio”, nel corso del quale, l’aspetto tendenzialmente militaristico dell’educazione proposta ai giovani sin dalle prime classi della scuola, generò  il ricorso obbligatorio all’educazione ginnica che il  Regime  definiva  “preparazione alla vita fascista, attraverso una rigida e pur gaia disciplina, nell’attività che tempra il carattere e negli esercizi che rinvigoriscono il corpo“. (Giovani e sport all’ombra del littorio-M.R.Sicoli-R. Zingarelli).  A parte l’aulica definizione di regime, l’Opera Nazionale Balilla (1928)  e successivamente la Gioventù Italiana del Littorio istituita dal Partito Nazional Fascista (1937) diedero  impulso alla programmazione di attività ginniche nelle scuole, e alla promozione di enti ed associazioni sotto  il controllo e la guida del  potere politico; in particolare fu positiva la forte spinta  alla realizzazione di palestre e impianti sportivi.

E’ in questo periodo che la Città di Andria, come  altre realtà limitrofe, realizza la G.I.L., prima struttura sportiva, oggi sede della Scuola Media Vaccina. Per la verità, lo sport  in Andria aveva a fine secolo XIX  già una sua  sia pur limitata presenza nelle tradizionali corse dei cavalli al Largo Torneo, che si svolgevano su di una pista adattata nell’attuale sede della villa comunale. Corse che stando ai cronisti dell’epoca (1890) richiamavano una notevole partecipazione di pubblico e di concorrenti dai paesi limitrofi. Ma al di là di questa attività, tra l’altro legata all’uso  prevalente dei cavalli nel quotidiano come mezzo di trasporto,  gli archivi (alquanto scarsi) ci documentano solo la nascita della De Pinedo, società sportiva sorta per iniziativa di alcuni appassionati  (1925). Si ricordano tra questi, Giuseppe Moscatelli, Ettore Fattibene, Vincenzo Sterlicchio, Riccardo Bonadies e Riccardo Cicco. (Andria dalla belle epoque al fascismo - M. Lomolino) . La De Pinedo, oltre ai tornei regionali di calcio, cui partecipò giocando su di un campo  improvvisato,  pare  avesse interesse anche per altre discipline sportive. In ogni caso dopo circa dieci anni, in concomitanza con la guerra d’Africa la società sportiva cessò la propria attività. E’ in quest’epoca che l’attività ginnica, esce dalla scuola  dove era consegnata  ad attività educativa fondamentale per la  formazione  della gioventù ed entra a far parte della organizzazione di eventi  agonistici. Nel dicembre del 1928 si svolse a Bari il Concorso Provinciale Ginnico-atletico cui parteciparono tutti i Comuni con circa 2.500 atleti (in Società Cultura e Sport- Adda Editore). Non abbiamo notizie particolari sulla presenza della città di Andria che comunque dovette organizzare una  cospicua adesione. Fra gli anni trenta e quaranta si svilupparono  anche altre discipline sportive grazie alla nascita di associazioni di ispirazione o sorte dal partito nazional fascista. Si trattava di attività coperte dalla forte cappa ideologica del fascismo. In provincia di Bari si  disponeva che "per i balilla siano istituiti corsi di giochi e ginnastica, mentre per gli avanguardisti vengano previste esercitazioni di scherma, atletica leggera, attrezzistica, canottaggio, nuoto, equitazione, pattinaggio e lotta greco romana” (Sicoli- Zingarelli, giovani all’ombra del littorio). Un gran bel  numero di discipline, che avviarono una offerta sportiva  sia pure condizionata, ma  ampia e confortante per i tempi e le possibilità dell’epoca. Importante  e nutrita  l’organizzazione di manifestazioni: in Puglia se ne contarono 411, la maggior parte di atletica e calcio, ma non mancavano  anche ciclismo, nuoto e addirittura automobilismo. 

Quello che in definitiva il fascismo ha fatto per lo sport e le attività motorie in genere poteva passare  come una delle poche meritevoli opere  lasciate alla storia se non fosse che poi si impegnò a distruggere tutto, mandando quegli stessi giovani che aveva  tenacemente educato, a morire nella sciagurata avventura della guerra, chiudendo il  perverso cerchio dello sport  idealizzato e finalizzato a scopi militaristici. Nel dopoguerra la ripresa fu difficile e lenta, per le rovine, la povertà e la difficoltà di pensare allo sport come importante funzione sociale ed educativa in un Paese e soprattutto in una provincia agricola come quella di Andria impegnata tra fame, disoccupazione e rovine, a sopravvivere.

Della città di Andria, purtroppo, non abbiamo tracce di  archivi che possano documentare il passato sportivo locale sia nel periodo tra le due guerre, che dagli anni cinquanta in poi. I ricordi  ci rimandano purtroppo, ad un lungo periodo di vuoto a parte la squadra di calcio locale che galleggiava tra la quarta serie  e quelle minori. Un piccolo segnale di ripresa si ebbe tra gli anni sessanta e settanta, con l’istituzione dei giochi della gioventù per le scuole medie inferiori e quelli studenteschi per le superiori.  E’ lì che iniziano i contatti, seppure di limitata portata, tra lo sport e la gioventù. La carenza assoluta di impianti nel Sud ed in particolare nella provincia, ponevano un  grosso limite ad ogni iniziativa, anche se non mancavano buona volontà e preparazione da parte degli insegnanti, spesso costretti a  fare sport in strada. E qui è il caso di ricordare due nomi per tutti: Antonio Lops e Angelo Summo, figure di autentici appassionati educatori dei giovani allo sport. L’unica possibilità era aggrapparsi alle poche ore scolastiche di ginnastica e palestra  disponibili e agli oratori delle parrocchie. Unica oasi nel deserto sportivo era rappresentata dalla struttura del Circolo Tennis che con proprie risorse offriva comunque qualche possibilità ai ragazzi.  A questa situazione la politica locale non ha mai posto mano, almeno fino agli anni '90, allorquando è stato realizzato un  consistente Piano di impianti sportivi con la realizzazione di un secondo Stadio con Pista di Atletica, di un impianto Polivalente, del Palazzetto dello Sport, di una Pista di Pattinaggio  e, in ultimo, di una Piscina Comunale con annesso altro impianto Polivalente. Ancora è di quegli anni una importante apertura effettuata, attraverso  un’intesa tra Comune e  il mondo scolastico, per l’utilizzo delle palestre anche in orari extra scolatici; l’Ente si offriva come garante delle attività, rompendo l’atavica diffidenza dei dirigenti scolastici nei confronti delle associazioni.  E’ di questo periodo lo sviluppo di  attività sportive di base oltre al consueto calcio, e di avviamento al volley, al basket, alla pallamano, all’atletica leggera, al nuoto, alle arti marziali, al ciclismo. Si organizzano iniziative sportive e  manifestazioni anche di livello internazionale (vedi i Giochi del Mediterraneo 1997). Mentre nel decennio scorso viene ampliato, così, lo spettro dell’interesse, attualmente rimane stagnante l’offerta delle attività sportive che deve crescere e ramificarsi per presentare tutte le possibili vie di attrazione alla domanda  dei giovani. Mancano all’appello tantissime discipline mentre altre come l’atletica leggera stanno scomparendo. Questo è un compito importante che riguarda soprattutto la sfera della politica la quale, a parole riconosce allo sport un valore fondamentale nell’educazione dei giovani, ma nei fatti spesso  interviene nella maniera più elementare, meno impegnativa e più conveniente per le poltrone, con i soliti contributi a pioggia che fanno nulla o quasi per lo sviluppo delle attività.

Uno sport di tutti, recitava un recente spot promozionale del CONI, una beffa perché poi a ben  vedere nei bilanci del CONI,  del suo corposo introito, solo una  parte viene destinata allo “sport per tutti”: da una relazione parlamentare del 2012 (Sen. Davico) pare che dei 428 milioni di euro incamerati dal CONI, 246 vadano al mantenimento delle attività agonistiche nazionali e ben 182 per il funzionamento dell’apparato: una cifra enorme. Le attività di base e la formazione locale delle giovani leve sono ancora affidate prevalentemente alla buona volontà di docenti,  preparatori ed associazioni locali.  Per  quanto si tenti di nobilitarlo con buone intenzioni e belle parole, l’onda d’urto del denaro  legato più a maldestri tentativi di successi immediati,  non fa che erodere pezzi importanti dello sport, dirottando interesse e risorse ad accrescere il business, il doping ed altre situazioni anomale. Che vale fare una squallida conta delle medaglie alle Olimpiadi e disperarsi per le magre figure dell’Atletica, se poi non si investe seriamente nella crescita sportiva dei giovani a partire dalla scuola, così come fanno le nazioni più evolute?

 

Nella foto -  i Campionati studenteschi - Bari 1962. Premiazione della gara del lancio del disco. Savino di Bello  ddell'Istituto Tecnico Industriale di Andria - 1° classificato con m. 45,75 -

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