I figli

di Khalil  Gibran

Michele Chieppa Tensionevolutiva
Andria - venerdì 04 novembre 2016
© n.c.

I tuoi figli non sono figli tuoi.
Sono i figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo ma non li crei.
Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore,
ma non le tue idee.
Perché loro hanno le proprie idee.
Tu puoi dare dimora al loro corpo,
non alla loro anima.
Perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire,
dove a te non è dato di entrare,
neppure col sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro
ma non volere che essi somiglino a te.
Perché la vita non ritorna indietro,
e non si ferma a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.

 Khalil Gibran  è stato un poeta, pittore e filosofo libanese. Un poeta con uno sguardo che sapeva senza dubbio andare oltre.

In questa breve opera egli pone in evidenza l'Essere figlio e genitore. Perché prima di tutto tu sei.

Prima di tutto chiarisce: "I tuoi figli non sono figli tuoi".

Come si potrebbe mai possedere una persona, come si potrebbe mai pensare che un figlio sia una proprietà privata? L’'amore non prevede possessione, non si compra, non si cerca (ricordate?).

Bene, l'amore tra genitori e figli è un legame che nulla può scindere, come il color arancio dopo aver mescolato il rosso e il giallo. Nulla può separare quel legame che va oltre il sangue, viaggia ben oltre i confini del Dna, tira dritto fino a dare la stessa vita per quell'arancio.

Sin dal ventre materno, e ancora prima, il legame creatosi è uno dei più potenti, continua poi con l'allattamento e con la costruzione dei primi passi. Il dono della vita è uno dei miracoli a cui ci stiamo preoccupatamene abituando sempre di più. È sentire nascere e crescere una vita dentro di sé senza che questa potenza possa arrestarsi o continuare per volere nostro.

Ad Enza, in attesa della sua prima creatura, ho chiesto cosa significhi essere la culla di una vita: «Essere fonte di vita per una creatura, sentirla muovere dentro il mio corpo, soddisfare i miei bisogni primari pensando prima a lei e poi a me stessa. Tutto ciò mi fa sentire responsabile di una vita che cresce dentro di me, indipendentemente da me;  il mio palmo sulla pancia è il modo più bello per esserle vicino.  Lei è dentro di me e lo sarà anche dopo la sua nascita, e non potrei, né vorrei mai modificare questo impulso materno.

Non vedo l’ora di abbracciare e guardare negli occhi questo piccolo miracolo. Questa creatura è ossigeno sul fuoco dell’amore tra me e mio marito».

Puoi cercare di somigliare a loro
ma non volere che essi somiglino a te.
Perché la vita non ritorna indietro,
e non si ferma a ieri.
 

Oggi viviamo in un’era di mutamento sociale repentino che ci costringe ad abituarci agli "upgrade" comportamentali e relazionali.  Viviamo in base agli altri, pensando accuratamente al nostro "io" per valutare se è davvero all'altezza del mondo in cui viviamo. Alla nuova generazione, e in particolare ai figli, dico: non chiederti se sei all'altezza del mondo, ma chiediti se il mondo è alla tua altezza. Non cercare di essere qualcuno, non cercare di assomigliare ai tuoi genitori, non vivere la vita che loro vogliono per te, vivi la vita che vuoi tu.

Ogni minuto, ogni istante perso, niente e nessuno sarà in grado di ridarcelo; vivilo intensamente, non addormentarti la sera senza aver fatto o detto qualcosa di buono a una persona che ti è coinquilina in questo mondo. Non abbiamo tanto tempo, sprecarlo sarebbe un delitto, ed è un delitto modellare i propri figli verso un’immagine statuaria della vita a nostro gusto e piacimento e non siamo riusciti a realizzare per noi. L'obiettivo è non lasciare i figli in preda a un'educazione data in pasto ai processi culturali moderni che deteriorano solamente il modo di pensare e agire.

Più che un'educazione spontanea del mondo, i genitori, dovrebbero preferire un'educazione più attenta, che avviene nell'ordine di sani valori. 

La vita non si ferma a ieri, tutto è sempre in movimento; il mondo, anche se lo vogliamo, non smette di girare. Niente lo fermerebbe, nessuno ci aspetta. Dobbiamo darci una mossa, abbiamo noi il potere di cambiare le cose. I genitori, educatori, mass-media, la classe politica e tutti coloro che hanno una responsabilità verso un'altra anima, devono scoraggiare ogni forma di educazione marcia che mira al deterioramento delle menti. Aboliamo i "Grande Fratello" e i social che diventano la fonte principale della “preoccupazione” della nostra giornata, e cerchiamo di creare un futuro che possa nuotare in acque più limpide. Trasformiamoci in archi, prendiamoci cura delle nostre frecce, lanciamole più lontano che possiamo, senza pretendere che quest'ultime ritornino indietro. Se sarà un buon lancio, le frecce sbocceranno e si trasformeranno a loro volta in archi che avranno ben chiaro come lanciare nuovi archi..

 

…Alla piccola Sara  e al piccolo Francesco Pio che presto apriranno gli occhi al mondo.

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