Gelato al cioccolato dolce un po' salato

Chi preferisce i dolci è più buono, ha cioè un carattere disponibile ed espansivo e un atteggiamento più collaborativo al contrario di coloro che prediligono il salato, “più scontrosi”

Addolorata Carretta Dimmi cosa (e come) mangi e ti dirò chi sei
Andria - venerdì 05 maggio 2017
© n.c.

Pare che stia nascendo una nuova modalità di approccio di studio alla persona e alla sua personalità attraverso un nuovo canale che è quello alimentare. Il fine di tale approccio è quello di conoscere meglio le persone sulla base di cosa mangiano, capire il loro modo di essere osservando il loro piatto, scoprire, attraverso i peccati di gola, i lati nascosti del loro carattere. Alcune interessanti teorie sostengono che le preferenze alimentari, le scelte a tavola e l’acquolina per certi alimenti sono determinate dalle caratteristiche di personalità, dai ricordi, dalle sensazioni e dall’umore. Non a caso certi cibi ci attirano di più, ad alcuni non sappiamo resistere: il gusto alimentare ha una sua base psicologica. Così come la nostra predisposizione ad assaggiare, esplorare, aprirci a nuovi sapori o il rimanere attaccati ai piaceri conosciuti e rassicuranti.

Secondo i ricercatori del Gettysburg College, della North Dakota State University e della Saint Xavier University di Chicago, chi preferisce i dolci è più buono, ha cioè un carattere disponibile ed espansivo e un atteggiamento più collaborativo al contrario di coloro che prediligono il salato, “più scontrosi”.

Il sapore dolce, del resto, è legato al latte materno, alla nostra prima relazione affettiva fondamentale. È per questo che ha poteri consolatori e incoraggianti. Il gusto dolce ha effetti anche analgesici, può aumentare la disponibilità a sopportare più a lungo il dolore. Però una preferenza incontrollata per gli alimenti dolci sembra essere in relazione con una forte impulsività e condizione di rischio per eventuali dipendenze.

Interessante è la lettura che apporta , nel legame gusto-personalità, la nutrizionista giapponese Noriko Kuriyama nel su libro ''Dimmi cosa ti piace e ti dirò chi sei'' nel quale l’autrice azzarda caratteristiche precise per ogni alimento: “Ti piacciono gli asparagi? Sei ottimista e creativo. I carciofi? Instabile e ingenuo. Hai qualcuno accanto a te che ama le melanzane? Meglio evitarlo, è un tipo troppo pieno di sé”.

Come ha riportato il New York Daily News qualche tempo fa sulla base di uno studio di due ricercatori di Chicago, anche un cono gelato sembra parlare della personalità: la vaniglia è il gusto del tipo impulsivo, il cioccolato dei drammatici, vivaci e seducenti, la crema dei solidali, il caffè degli scrupolosi e perfezionisti. Magari tra qualche anno accanto al gelataio potremmo trovare un interprete del gusto compreso nel prezzo.
Ma che esistono tipi dolci e salati è sostenuto anche da una ricerca del professore Fernando Dogana, ordinario di psicologia all'Università Cattolica di Milano. Nel suo libro “Tipi d'oggi: profili psicologici di ordinaria bizzarria", il ricercatore presenta due identikit: gli amanti di pasticcini e torte, emotivi e avvolgenti e i fanatici della pasta, estroversi e indipendenti. In particolare, i tipi "dolci" risultano amichevoli e altruisti, ma anche impulsivi ed emotivi, con tendenza all’introversione e a rischio di dipendenza dagli altri. I patiti della cioccolata in particolare tendono a cercare nel cibo consolazione e gratificazioni, anche da soli. I tipi “salati”, amanti del primo piatto, dei panini, dei salumi, pizza e carne mostrano un lato più conviviale nel consumo dei pasti e risultano più estroversi, energici, dinamici e autonomi. “ De gustibus non disputandum est ” e invece noi siamo qui proprio per discuterne, tanto che nel prossimo articolo capiremo cosa si nasconde dietro la voglia di caramelle.

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