Istat, aumentano le disuguaglianze: «Oltre 3 milioni e mezzo di famiglie senza reddito da lavoro»

In Italia accrescono le disparità e peggiora dal 2008 la situazione dei più svantaggiati

Geremia Acri Ho un debole per i deboli
Andria - venerdì 26 maggio 2017
© n.c.

In Italia nel 2016 si contano circa 3 milioni 590 mila famiglie senza redditi da lavoro, ovvero dove non ci sono occupati o pensionati da lavoro. Lo rileva l'Istat nel Rapporto annuale, presentato, mercoledì 17 maggio c.a. Si tratta del 13,9% del totale, con la percentuale più alta che si registra nel Sud (22,2%) Si tratta di tutti nuclei "jobless" -disoccupati- dove si va avanti grazie a rendite diverse, affitti o aiuti sociali.

Nel 2008 queste famiglie erano 3 milioni 172 mila, il 13,2% del totale. Durante la recessione, tra il 2008 e il 2015, ha spiegato il presidente dell’Istat Giorgio Alleva, i più svantaggiati in termini reddituali “hanno visto la loro situazione peggiorare ulteriormente”, ecco perché, secondo Alleva: “è importante intervenire e correggere i meccanismi redistributivi”.

L'Istat rivela ancora che, quasi sette giovani su dieci, fino a 35 anni, vivono ancora con i genitori. Nel 2016 i 15-34enni che stanno a casa dei genitori sono 68,1% dei coetanei, corrispondenti a 8,6 milioni di persone.

Tracciando una mappa socio-economica dell'Italia e aggiornando i modelli tradizionali con schemi “multidimensionali”, l’Istituto di Statistica afferma che: “la diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi“. Per l'Istat “la crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le diversità non solo tra le professioni ma anche all'interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le diseguaglianze tra classi sociali e all'interno di esse“.

La classe operaia e il ceto medio “sono sempre state le più radicate nella struttura produttiva del nostro Paese“ ma “oggi la prima ha abbandonato il ruolo di spinta all'equità sociale mentre la seconda non è più alla guida del cambiamento e dell'evoluzione sociale“. Si assiste quindi a una “perdita dell'identità di classe, legata alla precarizzazione e alla frammentazione dei percorsi lavorativi.

Interi segmenti di popolazione: “non rientrano più nelle classiche partizioni: giovani con alto titolo di studio sono occupati in modo precario, stranieri di seconda generazione che non hanno il background culturale dei genitori, stranieri di prima generazione cui non viene riconosciuto il titolo di studio conseguito, una fetta sempre più grande di esclusi dal mondo del lavoro dovuta - evidenzia l'Istituto nel consegnare al Paese i dati - anche al progressivo invecchiamento della popolazione“. Nella nuova geografia dell'Istat “la classe operaia“, che “ha perso il suo connotato univoco“, si ritrova “per quasi la metà dei casi nel gruppo dei 'giovani blue-collar'“, composto da molte coppie senza figli, e “per la restante quota nei due gruppi di famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri“. Anche la piccola borghesia si distribuisce su più gruppi sociali, in particolare “tra le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia“. Secondo l'Istituto “la classe media impiegatizia è invece ben rappresentabile nella società italiana, ricadendo per l'83,5% nelle 'famiglie di impiegati'“.

L'Istat traccia una nuova mappa socio-economica dell'Italia, dividendo il Bel Paese in nove gruppi in base al reddito, al titolo di studio, alla cittadinanza e non guardando così più solo alla professione, come nelle tradizionali suddivisioni.

I due sottoinsiemi più numerosi sono quelli delle "famiglie di impiegati", appartenete alla fascia benestante (4,6 milioni di nuclei per un totale di 12,2 milioni di persone) e delle "famiglie degli operai in pensione", fascia a reddito medio (5,8 milioni per un totale di oltre 10,5 milioni di persone).

L'Italia è un Paese sempre più vecchio: al 1 gennaio 2017 le persone di 65 anni e più ha raggiunto il 22%, collocando il nostro Paese al livello più alto nell'Unione Europea e “tra quelli a più elevato invecchiamento al mondo“. Sono in 13,5 milioni gli italiani che hanno più di 65 anni; gli ultraottantenni sono 4,1 milioni.

Altri articoli
Gli articoli più letti