Le Elezioni viste da qui. . . e dopo?

Perché il diritto di voto non è (solo) un privilegio

Vincenzo Larosa Cittadinanza giovane
Andria - venerdì 22 febbraio 2013
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È tempo di elezioni. La municipalizzata della nostra città ha montato i pannelli elettorali. Nuovi di zecca! Sui muri (anche su quelli delle scuole) appaiono le liste con i nomi dei candidati (anche di quelli, che dopo la candidatura sono stati condannati per qualche reato, del resto quando si sono candidati non potevano saperlo). Sui pannelli elettorali appaiono manifesti 70x100, di bei volti (nuovi, a loro dire, e non) della politica italiana: imprenditori, professori, comici, sportivi, lavoratori, magistrati, studenti. Di tanto in tanto sugli stessi compaiono delle “frasi d’effetto”: “aboliremo il sovvenzionamento F25”, “aboliremo l’IMU”, “lavoreremo per il Sud”, “a favore della crescita”, “500 mila nuovi posti di lavoro”.

I locali commerciali (lasciati vuoti dalla crisi economica) sono diventati quasi tutti dei comitati elettorali (in particolare quelli del centro): è in questi spazi, illuminati notte e giorno, che di tanto in tanto si vedono drappelli di politici e gente comune impegnati a discutere di politica, in attesa di qualche incontro pubblico o comizio elettorale. Il comune pubblica le liste dei Presidenti di Seggio e degli scrutatori (c’è chi esulta perché è stato sorteggiato e chi ripete, “come mai prendono sempre gli stessi?” perché non sorteggiato). Di mattina, i postini super impegnati a consegnare lettere ai cittadini (a spese degli stessi cittadini) attraverso le quali qualche politico rievoca “le battaglie condotte” e illustra “i suoi impegni” chiedendo all’elettore (probabilmente per l’ennesima volta) la fiducia.

Di sera, agli angoli delle strade, i signori di una certa età sono presi dall’attualità politica: “a Sanremo, Crozza si o Crozza no?”. I giornali telematici della città alle prese con le ricorrenti pubblicazioni di comunicati, interventi, articoli sugli argomenti del momento, sottoscritti da partiti, movimenti e Amministrazione. Le associazioni, le comunità parrocchiali e le scuole attente a promuovere la partecipazione (dei giovani in particolare) alla vita pubblica: “bisogna esercitare in piena libertà e coscienza il proprio diritto-dovere di voto, perché forma privilegiata di partecipazione alla vita politica”.

A tutto questo mi oppongo!

Sono profondamente convinto che, ancora una volta ci stanno bluffando. Non è un bluff solo andriese, ma italiano! In tutte le città del nostro Paese sta accadendo quello che accade ad Andria, in alcuni luoghi più in altri meno. Tutto ciò è sintomatico di un concepire il diritto-dovere di partecipare alla “respublica” nei minimi termini, attraverso il minimo indispensabile. Perché gli uomini della politica, indegni del titolo di politici, ci vogliono burattini, ci vogliono elettori passivi, al massimo ci ritengono deleganti, perché la nostra almeno sino ad oggi è stata una delega in bianco. Perché saremo chiamati alle urne fra qualche giorno, fra qualche ora, ancora una volta a votare con un sistema elettorale chiamato Porcellum non perché lo ritenga io tale, ma perché uno dei suoi inventori, l’on. Calderoli (Lega Nord), lo definiva “una porcata” qualche tempo dopo la sua approvazione. Perché “una porcata” lo è seriamente.

Con l’ingresso del Governo tecnico, ai politici veniva chiesta una cosa sola: promuovere una nuova legge elettorale.

Una riforma di un sistema che è poco, o forse per niente democratico e che con la situazione di stallo politico e partitico, non garantirà ad una maggioranza di governare. E allora fra un anno, saremo nuovamente a parlare di elezioni politiche (e spero di sbagliarmi). Un Parlamento che non si è impegnato a cambiare una legge elettorale perversa perché troppo preso dagli interessi dei singoli elementi che lo compongono. Un Parlamento, talvolta impegnato a calpestare il principio del bene comune (un bene condiviso da tutti i membri di una comunità) a vantaggio di un bene individuale (continuare ad occupare la “mia” sedia).

Nonostante tutto, i cittadini italiani, domenica e lunedì saranno elettori e devono votare, esercitando quel diritto-privilegio. Devono difenderlo con le unghie e con i denti per evitare che la democrazia diventi solo un paravento. Si deve comprendere che il diritto garantito dal voto non è “il momento” della partecipazione alla vita politica, ma è solo “un momento” di partecipazione.

Gli italiani sono stati abituati troppo male, negli ultimi decenni, tanto a lottare per la legalità esclusivamente nei giorni funesti delle morti importanti , quanto a festeggiare l’Italia nel 150° anno dalla sua unità. Bisogna lasciare spazio alla sostanza più che alla forma. Il voto sarà svuotato del suo significato e della sua essenza se non sarà accompagnato da quegli altri strumenti di partecipazione alla vita politica e sociale che lo confermano quotidianamente e non una volta ogni cinque anni. Le elezioni non sono altro che un momento della partecipazione alla vita pubblica del proprio Paese. Il cittadino ha l’obbligo di controllare a vista i propri politici. Ha l’obbligo di richiamare il politico eletto che non rispetta il contratto sottoscritto con gli elettori all’atto della propaganda. Ha l’obbligo di allontanarlo una volta per sempre dal potere se non rispetta le promesse fatte.

Allora cosa fare?

Credo sia necessaria una scelta coraggiosa, che non è quella di astenersi dal voto, sarebbe un atto di meschinità. Non votare per non sentirsi responsabili. E invece lo si è comunque. Il diritto-dovere al voto è un pilastro della nostra democraziasancito dall’art. 48 della nostra Carta Costituzionale nel quale al secondo comma si afferma “Il voto è personale ed uguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”.

Il voto però non è solo un privilegio, ma anche un onere, soprattutto se lo si esercita nel suo significato più ampio. L’esercizio del voto non è solo recarsi alle urne, ma anche continuare ad esercitare dal giorno successivo alle elezioni quel potere di verifica che spetta a tutti i cittadini, indistintamente, politici e non. Quel potere di responsabilità e di corresponsabilità, che spetta a tutti gli elettori, di partecipazione alla vita politica, sociale ed economica. È troppo facile puntare il dito sempre e solo contro i politici se poi diamo loro la libertà di operare e governare in modo scellerato, disinteressandoci per cinque anni.

Bisogna, dunque, inventarsi tutti piccoli attori e non solo spettatori di quel salottino pubblico che è la politica con la “p” minuscola. Passeggiare per la città di Andria per crederci. E uno stralcio di programma elettorale completo, quando?

Io lo sto ancora aspettando. Al momento solo una lettera di promessa di restituzione dell’IMU. Voto di scambio? No, grazie. 

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