Introduzione del Porta a Porta: quale ne è il bilancio ambientale, economico, cittadino?

Nel bilancio globale abbiamo un deficit ambientale, di qualità urbana, deficit economico finanziario e l’assenza di una discussione vera e di un valido progetto per il futuro

Andria - venerdì 25 ottobre 2013
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Una officina è un luogo dove gli oggetti complessi si analizzano, si smontano e rimontano, si riparano o si producono. Tutte attività che fondono pratica e teoria,  progetto e metodo,  creazione e utilità.

Urge una officina delle idee, che non è una somma di frammenti di propaganda o di trovate linguistiche.  La politica e la riflessione su noi stessi sembra invece essere fatta di questi coriandoli. Ci si scambia lazzi e battute, cerimonie e propaganda, e intanto città e territorio sono avviatati verso una decadenza  che sembra accelerare.  Se è vero che sentiamo una drammatica carenza di governo e di guida, è anche vero che il pensiero collettivo è scarso, per non parlare di posizioni ed opposizioni politiche poco consistenti.

C’è un altro modo per interrogarsi e analizzare quello che accade,  fare delle scelte e prendersi la responsabilità  di “rimontare”,  a partire da contenuti culturali e in vista di risultati per la comunità?

E’ quello che vorrei provare a fare,  con l’obbiettivo non solo di innescare riflessioni e discussioni, ma anche aggregazioni di persone e idee per non sentirsi avviati ad un declino inarrestabile. Cominciamo da un tema che ha fatto “discutere” solo a suon di propaganda. I rifiuti.

Andria ha introdotto la differenziata spinta, porta a porta, e questo va bene, come va bene responsabilizzare la comunità per il suo stesso ambiente e le sue stesse regole. Ma quale ne è il bilancio ambientale, economico, cittadino? Vediamo.

Differenziando si dovrebbero mandare meno rifiuti in discarica, diminuire l’inquinamento dell’aria e della falda, risparmiare costi e recuperare risorse. Ma non è accaduto niente di tutto questo, anzi il contrario.
1. La discarica di Trani è molto vicina ad Andria, e ne influenza  i parametri ambientali (aria, falda, ecc. ecc.).  I rifiuti in meno conferiti da Andria sono stati subito sostituiti, in quantità molto ma molto maggiore, da rifiuti di altre città, addirittura di altri bacini, oltre ad aumentare il conferimento alla discarica di Andria.  Il risultato è quindi un maggior potenziale di inquinamento per la città. E’ strano che nessuno abbia fiatato.
2. Lo stato delle aree pubbliche, delle periferie e delle campagne circostanti, è intollerabile, perché  la raccolta sulle are pubbliche è diventata rara ed inefficiente, avendo spostato i netturbini comunali su altri compiti (il che rappresenta un costo occulto dell’appalto ma palese per le finanze pubbliche).
3. Il servizio di raccolta differenziata dovrebbe costare molto meno, visto che molte attività e costi sono stati spostati (a ragione) sui cittadini. Infatti i cassonetti sono gestiti, lavati e conservati ai cittadini, la raccolta è stata rarefatta sulla settimana, il 67% in meno del costo di discarica, il recupero dei materiali riciclati. Invece l’appalto costa più del passato, e ha prodotto  aumenti fiscali e tensioni finanziarie sul bilancio comunale.
4. Smaltire la frazione umida costa il doppio dello smaltimenti in discarica, in presenza di un pratico monopolio degli impianti Tersan di Modugno e della assenza dell’impianto per l’umido nella BAT.

A parte le cerimonie e qualche flebile lamento di opposizione, nel bilancio globale abbiamo quindi un deficit ambientale neanche monitorato, deficit di qualità urbana, deficit economico finanziario e l’assenza di una discussione vera e di un valido progetto per il futuro. 

Deficit di politica, non della propaganda tra partiti, ma di analisi, discussione e decisione per la comunità. 
In  officina si potrebbe, oltre che capire e analizzare, richiedere un “risarcimento” futuro  per i rifiuti stoccati di altri comuni, si potrebbe organizzare gli impianti sul territorio per l’umido, il recupero energetico e dei materiali, si potrebbe ri-organizzare il servizio e capirne i costi veri, si potrebbe trasformare i deficit in opportunità anche finanziaria per le casse comunali e la città.  Si potrebbe, anzi si può, non rassegnarsi al declino.

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