​Novità sulle Reti di Imprese Agricole

L’Agenzia delle Entrate chiarisce sull’operatività del contratto di Rete agricolo

Fedele Santomauro Economia, lavoro & fisco
Andria - venerdì 30 giugno 2017
© n.c.

Com'è noto, con il DL 5/2009 è stato introdotto nel nostro ordinamento il contratto di rete, dove più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato e a tal fine si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all'esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell'oggetto della propria impresa.

La normativa ha subìto, nel tempo, numerose modifiche e una delle modifiche è contenuta nell'articolo 1-bis, comma 3, del DL 91/2017 per le PMI imprese agricole.

Il contratto di rete agricolo consente alle imprese di mettere in comune i fattori (terreni, macchinari, strutture produttive) per accrescere e migliorare la produzione agricola, divisa in natura, cioè ripartita fra le imprese agricole secondo quote stabilite dal contratto di rete. È un istituto innovativo nel nostro sistema produttivo e realizza un modello di collaborazione tra imprenditori che consente loro di realizzare progetti ed obiettivi condivisi, nell’ottica di incrementare la capacità innovativa e la competitività sul mercato.

Tali importanti aspetti, si traducono in precise condizioni contrattuali, sia di natura soggettiva che oggettiva, che dovranno essere contenute ed osservate nel contratto di rete agricolo.

Il contratto di rete “agricolo” riguarda:

• imprese agricole singole o associate,

• PMI che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non superi i 50 milioni di euro o il cui totale di bilancio annuo non superi i 43 milioni di euro.

• lo scopo comune dichiarato nel contratto di rete deve essere la realizzazione di una produzione agricola che favorisca la crescita imprenditoriale delle imprese partecipanti, in innovazione e competitività.

Pertanto, dovranno essere definiti nel contratto di rete:

  • gli obiettivi di innovazione e di innalzamento della capacità competitiva dei partecipanti e le modalità concordate tra gli stessi per misurare l’avanzamento verso tali obiettivi;
  • gli obiettivi specifici che costituiscono il presupposto dell’individuazione delle attività necessarie per il conseguimento degli obiettivi generali;
  • un programma di rete che contenga l’enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da ciascun partecipante e le modalità di realizzazione dello scopo comune;
  • le modalità di ripartizione del prodotto agricolo comune.

Va precisato che si è nell’ambito del contratto di rete solo qualora il programma di rete sia finalizzato alla produzione e ad ottenere l’effetto della ripartizione del prodotto.

Ciò premesso, alla luce dei chiarimenti forniti dal MIPAAF (per il dettaglio di tali chiarimenti si veda circolare n.15614 del 6 aprile 2017),l’Agenzia precisa che l’acquisto a titolo originario della produzione agricola (elemento che, come si dirà tra breve, assume una rilevanza fiscale decisiva) è subordinato al ricorrere delle seguenti

condizioni:

• tutte le singole imprese devono svolgere attività agricole di base e

le eventuali attività connesse non solo non devono essere prevalenti, ma devono essere legate alle prime da un rapporto di stretta complementarietà obbligatoria messa in comune dei terreni

• l’apporto alla rete di ogni singola impresa deve essere equivalente

(condivisione dei mezzi umani e tecnici, proporzionati alla potenzialità del terreno messo in comune, con divieto di monetizzazione delle

spettanze)

• la divisione della produzione tra le imprese deve avvenire in maniera

proporzionata al valore del contributo che ciascuna partecipante ha apportato alla realizzazione del prodotto comune

• i prodotti oggetto di divisione non devono essere successivamente

oggetto di cessione tra le imprese partecipanti alla rete, dal momento che tale tipologia di rete è finalizzata alla sola produzione.

Con la Risoluzione 75\e l'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sul trattamento tributario ai fini dell’IVA e delle imposte dirette del contratto di rete agricolo.

Circa gli effetti ai fini fiscali del contratto di rete “agricolo”

l’Agenzia ha avuto modo di precisare che ai fini IVA la ripartizione della produzione agricola tra le imprese partecipanti alla rete, in quanto divisione in natura dei prodotti a titolo originario non produce effetti traslativi tra le imprese stesse e, di conseguenza, non assume rilevanza ai fini Iva.

Se oltre al contratto di rete agricolo, le imprese dovessero decidere di istituire anche una rete finalizzata alla successiva cessione a terzi dei prodotti conferendo a una capofila il mandato a vendere, per tali cessioni troverebbero applicazione le regole ordinarie di determinazione dell’Iva.Al fine di determinare il reddito agrario da imputare a ciascun retista, per la quota di propria spettanza, in sede di dichiarazione dei redditi, ciascuna impresa retista dovrà dichiarare, per la quota di prodotto ad essa spettante, il reddito agrario di ciascuno dei terreni messi in comune.

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