La nota

Jihad, scuola terrorismo ad Andria

Il Gup Bari deposita le motivazioni della sentenza di condanna di cinque tunisini

Cronaca
Andria martedì 24 marzo 2015
di la redazione
Andria al centro di una rete internazionale-terroristica islamica
Andria al centro di una rete internazionale-terroristica islamica © n.c.

«I terroristi sono "mimetizzabili nel tessuto sociale" ma sempre pronti ad armarsi in nome della Jihad.

Il gup di Bari Antonio Diella ha depositato le motivazioni della sentenza con cui nel settembre 2014 ha condannato cinque tunisini per associazione sovversiva finalizzata al terrorismo internazionale.

Gli imputati, tutti detenuti, furono arrestati nell'aprile 2013. Tra gli imputati anche l'Imam tunisino della moschea di Andria, Hosni Hachemi Ben Hassem, alias 'Abu Haronne'». E' quanto riportato in una nota dell'Ansa Puglia.

Era il 30 aprile del 2013 quando, in Belgio, Puglia, Lombardia e Sicilia veniva eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 6 soggetti indagati per associazione sovversiva finalizzata al terrorismo internazionale e istigazione all’odio razziale. Al centro delle indagini della Procura della Repubblica di Bari e dei Carabinieri del ROS -in collaborazione con i Comandi provinciali, tra cui quello di Bari- una cellula terroristica di matrice islamista con base logistica in Andria all’interno di un call center, sito in vicolo Porta Castello, gestito dal capo del gruppo.

L’attività investigativa, convenzionalmente denominata “Masrah” (teatro), consentì di documentare come, dal 2008, gli indagati si fossero associati tra loro allo scopo di compiere atti di violenza con finalità di terrorismo internazionale in Italia ed all’estero, secondo i dettami di un’organizzazione transnazionale, operante sulla base di un complessivo programma criminoso politico-militare, caratterizzato da sentimenti di acceso antisemitismo e antioccidentalismo e dall’aspirazione alla preparazione ed esecuzione di azioni terroristiche da attuarsi contro governi, forze militari, istituzioni, organizzazioni internazionali, cittadini civili ed altri obiettivi – ovunque collocati – riconducibili agli Stati ritenuti “infedeli” e nemici; il tutto nel quadro di un progetto di “guerra santa” (“jihad”).

L’indagine consentì di documentare il ruolo apicale all’interno della “cellula” del tunisino Hosni Hachemi Ben Hassen, già imam della moschea di Andria e gestore di un call center in via Porta Castello, non solo riguardo alla sua costante e continua opera di proselitismo e indottrinamento finalizzata a formare “nuovi” adepti e consentire loro di raggiungere i territori della “jihad”, con una preparazione, anche psicologica e ideologica, tale da permetterne l’immissione nel circuito terrorista, ma anche per i suoi collegamenti e rapporti con personaggi di rilievo del terrorismo internazionale di matrice confessionale quali Essid Sami Ben Khemais, Ben Yahia Mouldi Ber Rachid e Ben Alì’ Mohamed, già condannati in via definitiva per reati di terrorismo.

All’interno del call center andriese si cercavano sul web e visionavano, i video pubblicati nei forum jihadisti, al fine di acquisire le necessarie cognizioni delle procedure per il confezionamento di ordigni esplosivi, per l’uso delle armi da fuoco e per il reclutamento di volontari mujaheddin da avviare ai campi di battaglia in Afghanistan, Yemen, Iraq, e Cecenia.

Le attività investigative evidenziarono, altresì, l’assoluta avversione della “cellula” nei confronti non solo delle religioni diverse dall’Islam, ma anche verso l’Occidente, e, in particolare, gli USA, Israele e l’Italia.

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