Sono stati delineati dei percorsi per insegnare la legalità nei vari ordini di scuola

Legalità, un legame tra le persone per il bene comune

Ieri la lezione magistrale “Insegnare la legalità” presso la Cooperativa Trifoglio, nell’ambito delle iniziative della Primavera Pedagogica, con un dialogo tra Umberto Ambrosoli, Teresa Alfano e Gabriella Nocera

Cultura
Andria venerdì 10 giugno 2016
di Lucia M. M. Olivieri
Insegnare la legalità
Insegnare la legalità © AndriaLive

Chi ha insegnato a grandi personaggi la legalità? Partendo da questo interrogativo, si è snodato l’intervento di Umberto Ambrosoli, protagonista, insieme a Teresa Alfano e Gabriella Nocera, della lezione magistrale “Insegnare la legalità”, svoltasi ieri presso la Cooperativa Trifoglio, nell’ambito delle iniziative della Primavera Pedagogica.

Il primo concetto emerso riguarda la normalità: Ambrosoli, componente del Comitato Antimafia istituito dal Sindaco di Milano Giuliano Pisapia e presieduto dal professor Nando dalla Chiesa, nonché autore di “Qualunque cosa succeda”, che narra la vicenda umana, civica e professionale del padre, l’avvocato Giorgio Ambrosoli, assassinato l’11 luglio 1979 da un sicario reclutato dal banchiere siciliano Michele Sindona, ha citato alcuni esempi, tra cui Lech Wałęsa, a dimostrazione dell’assunto che si parte dalle responsabilità, si crede in queste responsabilità e si fa ciò che si deve per ottenere l’obiettivo che ci si prefigge.

«Le storie sono utili soprattutto se noi pensiamo all’insegnamento della legalità, perché noi abbiamo tanti approcci possibili per insegnare la legalità, che tra l’altro è una cosa immateriale. È più facile spiegare l’acqua: partendo da un bicchiere, si ottiene subito un risultato. Ma più che sapere solo cos’è, forse è più utile sapere a cosa serve: se parliamo di legalità e pensiamo che vada insegnata, mi piace pensare che bisogna partire dalla parola, dalla radice. La parola legalità probabilmente è etimologicamente connessa a qualcosa che lega: alcuni penseranno all’obbligo, alla legge, cioè la mia condotta è “legata” a un ordinamento di un certo tipo che prevede che alle mi azioni corrispondano delle conseguenze.

Forse però è meglio pensare a un legame tra le persone, in cui la regola è un percorso verso un obiettivo. Molto spesso nell’insegnamento delle regole ci si ferma nell’attenzione alla curiosità per chi non vive questo legame: i bambini sono più attratti dalla prigione che dalla regola. La parte della conseguenza negativa secondo me non rientra in un percorso particolarmente adatto all’insegnamento al fine di capire la sostanza delle leggi e della legalità».

Percorsi vari per giungere alla legalità, dunque: uno analitico, che parte dai regolamenti e dalle leggi e può far verificare l’utilità del rispetto delle regole, e uno esperienziale, basato su storie vere che avvicinino i ragazzi a un concetto non troppo astratto, che permette l’identificazione.

Tra i relatori dell’incontro, anche Teresa Alfano, membro dell'Ass. Sulle regole fondata da Gherardo Colombo, che ha sottolineato l’importanza di un approccio diretto alla legalità sin dalla tenera età: «Diamo la parola ai bambini: le regole sono tante e la convivenza è più facile, sono strumenti per star bene. Si può pensare di creare assemblee legislative con una scansione periodica, per parlare con gli alunni o dare un tema su cui confrontarsi. Così si educano i bambini a rendersi conto della loro esperienza e a interiorizzare le regole. Tutto nasce nella scuola: se non hanno fatto un percorso formativo, però, i ragazzi non hanno gli strumenti per affrontare la realtà, nell’Italia dove è lo sport nazionale svicolare alle regole»

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