La recensione

Un uomo, un prete, la missione: don Vito Miracapillo

Leggendo il primo volumetto dell’autobiografia di don Vito, si ha netta la sensazione dello sforzo da lui compiuto, facendo anche velo della sua sincera umiltà tipica di chi viene da una famiglia povera

Attualità
Andria giovedì 08 aprile 2021
di Vincenzo D'Avanzo
Libro don Vito Miracapillo
Libro don Vito Miracapillo © AndriaLive

Alla fine della nostra vita lasceremo in eredità tre libri: uno scritto dagli altri: è il meno significativo perché lacunoso, impreciso, a volte servile e a volte anche bugiardo. Eppure è un libro valido perché raccoglie l’impressione che abbiamo lasciato. Il secondo è quello che abbiamo condensato nella nostra memoria: è soggettivo, quasi sempre veritiero ma impenetrabile dall’esterno: nessuno lo può giudicare con consapevolezza. Il terzo è quello raccolto nella memoria di Dio: è il più importante perché oggettivo.

C’è un quarto libro che a volte si rende necessario quando la nostra vita si proietta nella mente della opinione degli altri, quando si esce dal privato diventando soggetto pubblico, quando si avverte il bisogno di spiegare le proprie azioni perché diventino esempio, anzi buon esempio per tutti.

Leggendo il primo volumetto dell’autobiografia di don Vito Miracapillo (di cui abbiamo celebrato giorni fa i cinquant’anni di sacerdozio) si ha netta la sensazione dello sforzo da lui compiuto, facendo anche velo della sua sincera umiltà tipica di chi viene da una famiglia povera, per far capire agli altri il senso delle sue scelte straordinarie che lo hanno portato anche al confine del mondo, ovunque lasciando un’orma della sua presenza.

Il primo volumetto racconta della sua vita familiare, della sua esperienza di seminarista e poi anche di educatore in seminario, le prime esperienze pastorali in Andria fino alla prova sperimentale in Brasile. Vito mette in evidenza la sua forza caratteriale: una volta capito che la sua vocazione era servire i poveri, egli scelse gli ultimi della terra, dove sulla povertà inciampavi qualunque passo facessi. Perseguì tenacemente questo obiettivo superando anche i contrasti con il suo vescovo diocesano che prima tentò di scoraggiarlo (forse anche per mantenere in Andria questo prete dal volto sincero) e poi lo fece partire conscio che non è conveniente opporre obiezioni alla volontà di Dio.

Mi ha colpito di questa prima parte l’atmosfera familiare che io ho conosciuto di persona: una famiglia unita e accogliente come è sempre quella dei poveri. Giustamente don Vito evidenzia che non solo lui è diventato sacerdote ma tutta la famiglia ha partecipato alla sua avventura pastorale. E poi l’esperienza di lavoro presso la ditta “Carello” di Torino. Già è bella l’iniziativa che i candidati al sacerdozio facciano l’esperienza di vivere in mezzo al gregge che sono chiamati a “pascere”: partecipare ai loro affanni, sentire il loro alito, convivere con i loro problemi, capire le loro ansie, dimostrare che, nonostante tutto, Dio può essere in mezzo a loro. Una fabbrica in cui quasi tutti gli operai sono comunisti e muoiono dalla voglia di far fuori i preti. E quando Vito li provoca che devono cominciare a fare fuori lui la reazione fu: “tu no perché stai braccio a braccio con noi”. Trovarsi un seminarista in mezzo a loro sconvolge il loro progetto mentale e li porta a conoscere come può essere un prete vero. La contentezza di Vito quando gli operai cominciano a invitarlo a casa per il pranzo domenicale e quando cominciarono a porre domande sul Vangelo e la religiosità è impagabile. É il vantaggio di stare a braccetto con il proprio gregge.

“Un uomo, un prete, la missione”: il titolo già evoca la straordinarietà del pensiero di Miracapillo: dopo due articoli indeterminativi ecco quel “la” ad indicare che la missione non è quella che ti piace ma quella che per te è stata riservata dal Creatore. Pertanto, come capitò alla Madonna, sei libero ma solo di dire di sì, se vuoi diventare uomo.

 

Il libro può essere richiesto all’autore presso la Parrocchia di Sant’Agostino in Andria. Le offerte sono destinate a due progetti:

  1. “Bambini Liberi” per sottrarre i minori (14-17 anni) al lavoro schiavo della canna da zucchero, nella città dove don Vito era parroco, e dare loro un futuro attraverso il lavoro per produrre alimenti, istruirsi, favorire futuro e solidarietà. Dal 1994 ad oggi diversi ragazzi/e hanno potuto accedere all’università e diventare ingegneri agronomi o laurearsi in economia.

 

  1. “Combattere l’analfabetismo” a favore di 130 famiglie povere, in una regione a prevalenza afro-brasiliana, per aiutare i loro figli/e a non rimanere prigionieri di analfabetismo e di esclusione.

 

Anche gli altri due libri di don Vito:

Eucarestia Domenicale – Un banchetto pro-vocatorio   Ed. TAU – agosto 2020

Maria di Nazareth – Il suo Sì, la nostra sequela   Ed. TAU – novembre 2020

hanno la stessa finalità e possono essere richiesti a lui, reperiti presso le librerie cattoliche o richiesti direttamente alla Editrice TAU.

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I commenti degli utenti
  • Michele Nicolamarino ha scritto il 08 aprile 2021 alle 09:44 :

    Don Vito... Grande!!!... Sei stato il mio educatore in seminario... Quanta comprensione....allora non comprendevo....prima media... Ma poi.. Sei grande.... Rispondi a Michele Nicolamarino