L’approfondimento

Caso Graziella Mansi, «Pasquale Tortora unico responsabile dell’omicidio»

Parla Carmine Di Paola, avvocato difensore di Giuseppe Di Bari e Vincenzo Coratella. Per lui i quattro uomini chiamati in causa da Tortora sono innocenti e stanno scontando una pena ingiusta​

Attualità
Andria giovedì 23 giugno 2022
di La Redazione
Carmine Di Paola
Carmine Di Paola © AndriaLive

«Il 19 agosto del 2000, a Castel del Monte, Pasquale Tortora ha fatto tutto da solo: lui ha ucciso Graziella Mansi. L’ha confessato nella prima dichiarazione resa ai carabinieri. In quell’occasione, non essendo preso da manie di grandezza, non ha tirato in ballo i quattro ragazzi che per anni lo avevano dileggiato ed emarginato in comitiva. Le versioni che ha fornito successivamente sono state una vendetta nei loro confronti». A parlare è l’avvocato penalista Carmine Di Paola. Ha difeso Giuseppe Di Bari e Vincenzo Coratella, due dei quattro chiamati in causa come corresponsabili da Pasquale Tortora nell’omicidio della piccola Graziella Mansi. Di Bari e Coratella, oltre a Michele Zagaria e Domenico Margiotta, hanno avuto come condanna definitiva la pena dell’ergastolo con isolamento diurno. Trent'anni, invece, per Tortora, giudicato con rito abbreviato.

Per Di Paola quanto è stato ricostruito nelle sentenze definisce un episodio dai contorni irrealizzabili. «I quattro non erano affatto presenti e non avrebbero potuto in meno di un’ora commettere il crimine, scappare da Castel del Monte, ritornare ad Andria (ognuno alle proprie abitazioni), cambiare gli abiti, raggiungere a piedi il centro del comune e farsi riprendere dalle telecamere di una banca» dichiara.

L’avvocato ricorda che dalla perizia psichiatrica disposta dalla Corte di Assise d’Appello nei confronti di Pasquale Tortora, era emerso che nelle versioni da lui fornite non era mai stata detta la verità. «È stato considerato attendibile pur avendo dichiarato tutto e il suo contrario».

Per Di Paola, oltre ad essere stata caratterizzata da una serie di errori, approssimazioni e valutazioni preconcette, la vicenda è stata condizionata dal contesto: «Si è trattato di un processo mediatico che oggi sarebbe stato decisamente più amplificato con i social. È stata fomentata una narrazione da “delitto del branco”».

Il penalista accenna al caso Mansi nel suo libro autobiografico dal titolo “Io, un avvocato”. Con lucidità ricorda alcuni passaggi di quello che è accaduto ventidue anni fa, consegnando al lettore anche la passione e il coinvolgimento con cui ha lavorato. «Vincenzo Coratella si è suicidato in carcere lasciando un messaggio con cui ha invitato i suoi compagni a lottare sempre e comunque per l’accertamento della verità - scrive -, Giuseppe Di Bari, invece, si è chiuso in sé stesso. È un 42enne che adesso rifiuta di parlare con i parenti e con i genitori - conclude - ha dichiarato di non poter pentirsi per una cosa che non ha fatto».

Lascia il tuo commento
commenti