Il racconto della domenica

Andriesi in vacanza

E ad Andria come si fronteggiava la calura estiva? U rtidd: i vicini di casa si riunivano sul marciapiedi e lì passavano i pomeriggi fino a sera, chi poteva muoveva l’aria con un ventaglio, tutti muovevano l’aria con la bocca

Attualità
Andria domenica 03 luglio 2022
di Vincenzo D'Avanzo
Andriesi in vacanza
Andriesi in vacanza © n.c.

Vincenzino aveva sette anni quando dal “generi alimentari” di vicino alla casa ebbe l’ordine di raccattare quanti più tappi di bottiglia di aranciata poteva sia davanti ai bar che sui marciapiedi. Ogni dieci tappi avrebbe avuto in cambio una caramella (pure avari!). Allora non era facile poter assaggiare una caramella e i genitori non sempre potevano comprarle. La nonna di Vincenzino, poi, aveva proibito alla mamma di comprarle: così non sa che sono buone e non le chiede. Ricordate quando ai matrimoni comparvero le prime banane? Ai figli che chiedevano di comprarle i genitori dicevano che non erano buone: davano di sapone. Per questo egli ci mise tutto l’impegno tanto che camminava sempre con gli occhi a terra alla ricerca del tappo buttato per strada. Erano tappi metallici di vario colore che il marito della negoziante schiacciava attorno a uno spago. Quando aveva realizzato fili sufficienti li appendeva a un bastone e diventava la tenda di ingresso al negozio. Aveva una doppia funzione: non far entrare le mosche e fare un rumore dolce che serviva ad avvertire la negoziante che qualcuno era entrato. Le negozianti erano quasi tutte donne che sfaccendavano in casa, pronte ad uscire all’arrivo di qualche cliente. La diversità dei colori creava anche un’armonia festosa.

Una tenda simile si poteva ammirare anche all’ingresso del “caffè Tucci” che si affacciava sulla strada tra porta Castello e piazza Catuma (l’attuale casa del parmigiano). Era il bar dei “signori”: qui si davano appuntamento gli aristocratici e soprattutto quelli arrcchsciut che dovevano esibire l’entrata nell’alta società. Gli intellettuali avevano come punto di riferimento la farmacia Porziotta in piazza Catuma. Era in questo bar che soprattutto d’estate si riunivano i possidenti che non avevano voglia di ritirarsi in campagna per passare il periodo più caldo dell’anno. Qui si aveva il vantaggio di ascoltare la radio (non tutti l’avevano) soprattutto durante la seconda guerra mondiale per sentire i bollettini di guerra; di chiacchierare con amici dello stesso rango; di fare una bella partita al biliardo (molto più spesso guardare); di criticare l’universo mondo che fa sempre cultura. Il tutto intervallato da una ottima granita di caffè o di limone che male non faceva quando il caldo assediava la città. Ovviamente erano granite artigianali con gli ingredienti mescolati a ghiaccio sfarinato.

Questo gelato che i ricchi chiamavano granite per i poveri era il più semplice grattamariand, che Vincenzino e gli altri ragazzini potevano acquistare per strada. Il gelataio girava con un filone di ghiaccio che grattava con una spatola e condiva con qualche essenza quando versava il tutto in un bicchiere oppure, verso gli anni Sessanta, il ghiaccio era schiacciato da due piccole cialde rettangolari. In questo caso il ghiaccio “raspato” era senza condimento (grattachecca).

E le donne aristocratiche che facevano d’estate? Non esistevano come durante tutto l’anno. Al massimo si riunivano in casa a fare due chiacchiere, criticare i mariti e il mondo intero, salvo poi criticarsi tra di loro per l’abito che indossavano o la borsa non intonata o le scarpe inadeguate. Alleggerivano alquanto la situazione gli inviti che spesso facevano arrivare coloro che si erano rifugiati nelle ville di campagna sia in direzione di Castel del Monte, sia nei pressi del ss. Salvatore che nei dintorni del santuario della Madonna dei Miracoli. Ville isolate ma vicine per difendersi dai ladri. Qui le serate trascorrevano piacevoli sia a tavola, sia a ballare se il padrone di casa era riuscito a procurarsi un grammofono a tromba, esemplari rari prodotti da “la voce del padrone”. Per poter ballare negli anni Cinquanta o Sessanta bisognava procurarselo almeno in prestito se non lo si poteva comprare. Ad affitto lo prendevano i giovani squattrinati se dovevano fare una festa in casa.

Anche i poveri, soprattutto i contadini, avevano il loro periodo di ferie che cominciava normalmente il 2 luglio: Sanda lisabbett u clomm ind a la gavett. Era proprio la frutta che attirava le famiglie dei contadini in campagna durante l’estate. Questa la ragione per cui i piccoli possedimenti terrieri avevano diverse specie di alberi di frutta estiva. Erano soprattutto i ragazzini che si arrampicavano sugli alberi e lo facevano con destrezza come erano bravi ad “acchiappare” le lucertole o le cicale che era il divertimento massimo foriero di tante gare. La famiglia si rifugiava in campagna dove normalmente avevano costruito una “torretta” o un trullo, che servivano più per conservare gli alimenti o i tegami, tanto si cucinava accendendo il fuoco sulle pietre e per dormire bastava una “racn” (telone per la raccolta delle ulive) stesa per terra e una giacca per cuscino. Dormire all’aria aperta e svegliarsi al canto delle cicale non aveva prezzo e allora non si sudava. Contare le stelle per addormentarsi invece delle pecorelle era impagabile. La serata trascorreva allegramente perché le famiglie si riunivano facendo una specie di mitt i mang, ognuno portava qualcosa e si mangiava assistiti da diversi boccioni di vino, diversi per quantità e qualità. Intanto gli uomini approfittavano per dormire un po' di più non dovendo fare ogni mattina e pomeriggio un faticoso viaggio di trasferimento. Il problema sorgeva ogni 15 giorni quando il capofamiglia era costretto a venire ad Andria per le provviste. La moglie gli faceva l’elenco delle cose da comprare o prendere da casa. Siccome nessuno sapeva leggere o scrivere i poveracci erano costretti a ripetere a memoria continuamente il famigerato elenco, anche se qualcosa sempre sfuggiva…. Quando oggi ci lamentiamo dei telefonini!

Vincenzino aveva sentito parlare del mare ma non lo aveva mai visto. Chiese al padre di portarlo almeno una volta. Per la verità anche la moglie aveva espresso il desiderio di una giornata al mare ma il marito le aveva detto che non avendo il traino non era possibile. La moglie capì la difficoltà, il bambino invece no, soprattutto quando seppe che la famiglia di Carletto si stava preparando per la domenica successiva. La moglie approfittò per chiedere alla mamma di Carletto se era possibile trovare posto anche per loro sul traino. La mamma di Carletto non fece difficoltà e cominciarono a prepararsi per la domenica successiva. Ovviamente la mamma di Vincenzino per disobbligarsi del passaggio cominciò a preparare ogni ben di Dio: focacce, parmigiana, pasta assois (al forno ma condita solo con il pomodoro che la teneva umida). Tutta roba pesante “facilmente” digeribile con il caldo estivo. Specie se aggiungiamo la damigianett di vino assolutamente rosso. Tutto questo impediva che si potesse fare il bagno nel pomeriggio. Allora unico bagno appena si arrivava e poi all’ombra della racn stesa tra r stang del traino. Insomma anche quella gita si trasformava in una semplice faticaccia.

Diversamente andava il mare per i ricchi. Anzitutto essi sceglievano Trani, più raffinata. Normalmente questi affittavano un appartamento per una settimana per ragioni sanitarie (la scusa). Infatti dicevano che andavano a curarsi i reumatismi. In effetti la mattina andavano a stendersi nelle fossette predisposte e lì dovevi stare immobile per un paio d’ore. Se fortunati si poteva avere a protezione un banale ombrello da pioggia oppure dovevi accontentarti di un fazzoletto che ti avvolgeva la testa. Dopo si usciva dalla sabbia bollente un pezzo d’acqua, coprirsi alla meglio e tornare immediatamente a casa per evitare raffreddori pericolosi. La sera si riunivano presso i ristoranti dove si mangiava e chiacchierava fino a tardi.

E ad Andria come si fronteggiava la calura estiva? U rtidd: i vicini di casa si riunivano sul marciapiedi e lì passavano i pomeriggi fino a sera, chi poteva muoveva l’aria con un ventaglio, tutti muovevano l’aria con la bocca chiacchierando o criticando, soprattutto i malcapitati di passaggio. Tuttavia c’erano i ragazzini che movimentavano le strade. Chi non ha giocato a u 21: si scappava per strada buttando a terra una sedia vuota oppure si suonava il campanello scappando prima che qualcuno si affacciasse a imprecare. L’altro gioco più statico era “Pitt i pitt”: uno si incurvava appoggiato al muro e gli altri saltavano addosso indicando con la mano le possibili corna del malcapitato che da sotto doveva indovinare. Dovevano educarsi per quando si sarebbero sposati. Se eri sfortunato i genitori ti mandavano la mattina a lavorare da un calzolaio, falegname ecc. Più che insegnare il lavoro essi ti davano u ndrttinn o ti mandavano a fare qualche servizio. Se eri fortunato (raccomandato) riuscivi ad andare in colonia, e questo era un altro vivere.

Meno pretese avevano le ragazzine che si limitavano a giocare alla “zauc”: verificare quante volte si riusciva a saltellare sulla fune che ruotava senza incespicare. Le bimbe giocavano inoltre alla “campana” o al limite con le bambole. Tutto per strada.

Per tutti, grandi e piccoli, sono utili le pause dal lavoro (piccoli momenti durante la giornata) e il cambio di attività. Questo cambio è utile anche durante l’anno, ma deve essere programmato per un periodo più lungo durante l’estate. Sono quelle che chiamiamo vacanze estive che spesso intendiamo per viaggi forzati che possono produrre un effetto contrario (maggiore stress). Prima che arrivasse il progresso le vacanze si facevano anche in casa: la moglie andava a raccogliere le cicorie in campagna e il marito badava alla cucina. L’importante era spingere la mente a occuparsi d’altro lasciando per qualche tempo il tran tran quotidiano.  Io ho detto la mia. Ora fate come vi pare. Buone vacanze a tutti.

Lascia il tuo commento
commenti
I commenti degli utenti
  • Antonio Del Giudice ha scritto il 03 luglio 2022 alle 13:29 :

    Bella descrizione, puntuale e viva. La nostra vita era così, ed eravamo anche contenti...Poi arrivò la modernità, ma questa è un'altra storia Rispondi a Antonio Del Giudice

  • davanzo vincenzo ha scritto il 03 luglio 2022 alle 11:15 :

    Una lettrice coetanea ha ricordato con piacere quei giochi di strada facendo una osservazione intelligente: quei giochi servivano a socializzare e le amicizie stabilite allora si ricordaco con piacere ancora oggi. Altro che smanettare sui telefonini. Rispondi a davanzo vincenzo

  • Giuseppe Merafina ha scritto il 03 luglio 2022 alle 10:31 :

    Vingè, r se ca quann t leisc m send ind a u paravuis Rispondi a Giuseppe Merafina

    Grazia Vassallucci ha scritto il 04 luglio 2022 alle 13:37 :

    Anche a me fa tanto piacere leggere i racconti del professore Davanzo. Grazie Rispondi a Grazia Vassallucci

  • Domenico Guglielmi ha scritto il 03 luglio 2022 alle 06:24 :

    Bè essendo più o meno d-la stessa class du professour,posso dire che effettivamente era così,forse si farebbe bene che questi modi di vivere si raccontassero nelle famiglie specialmente quando nelle grandi tavolate ci sono nonni e nipoti! Un saluto 👋🍉 Rispondi a Domenico Guglielmi