L'intervista

​Angelo Jannone e le sue imprese “silenziose”

L’ex colonnello dei Ros si racconta

Attualità
Andria venerdì 26 gennaio 2018
di Agata Di Chio
Angelo Jannone
Angelo Jannone © AndriaLive

Angelo Jannone, nato ad Andria nel 1962, colonnello in congedo, oggi è docente di criminologia presso l’Unitelma, dirigente di una società quotata e scrittore. Nei primi anni della sua vita professionale si è dovuto confrontare con la realtà dei "Corleonesi", quando da giovanissimo capitano a soli 27 anni è stato spedito a comandare Corleone. È stato autore con il giudice Giovanni Falcone di importanti indagini sul patrimonio dei Corleonesi. Successivamente è stato trasferito in Calabria, per poi giungere al comando del Ros a Roma. Jannone, inoltre, è stato uno dei primi infiltrati all’interno dei narcotrafficanti colombiani e delle famiglie mafiose. Nel 2004 entra in Telecom Italia occupando la dirigenza. Nel 2007 si dimetterà dal suo incarico, con l’accusa di controspionaggio industriale. Dopo 7 anni sarà definitivamente assolto da ogni accusa.

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Angelo Jannone in una delle visite ad Andria, sua città natale, dove torna sempre volentieri per salutare parenti ed amici. Abbiamo ripercorso i momenti salienti della sua carriera, meritevole di essere raccontata sulle pagine virtuali del nostro giornale, poiché ricca di esperienze significative.

A Jannone abbiamo chiesto quale sia stata l’attività che ha maggiormente segnato la sua vita nell'arma: «Ho trascorso venticinque anni nell’Arma, venti di lavoro effettivo. Nonostante nel 2003 abbia cambiato lavoro, avverto un profondo legame verso l’Arma dei Carabinieri. Le molteplici e diversificate esperienze nelle vesti di ufficiale dei Carabinieri hanno contribuito a segnare il mio tratto. La mia prima esperienza lavorativa, a metà degli anni Ottanta, è avvenuta a Roma dove mi sono confrontato con la Banda della Magliana. Ero un giovane tenente, travolto dal fascino dell’investigazione, che si divideva tra le indagini e i ruoli più istituzionali che Roma richiede. A conclusione dell’esperienza romana, ho richiesto il trasferimento in Sicilia. Qui, mi è stato affidato il comando della compagnia Carabinieri di Corleone. Avendo vissuto l’ultimo periodo del regno dei Corleonesi, questa è stata l’esperienza più forte. All’epoca la figura di Totò Riina appariva come un fantasma, le idee erano abbastanza confuse su chi fossero e su che ruolo svolgessero i Corleonesi all’interno di “Cosa nostra”.

I processi non avevano stabilito nulla di definitivo sul loro operato. Tra i pochi addetti ai lavori è doveroso ricordare Giovanni Falcone, l’unico che aveva intuito quale fosse il vero volto dei Corleonesi, la loro pericolosità. Il mio entusiasmo giovanile, la mia caparbietà e quel pizzico di incoscienza mi hanno permesso di lavorare in sintonia con Giovanni Falcone. Siamo stati tra i primi a servirci di microspie per penetrare i segreti di Riina e della sua famiglia. Apparati ancora rudimentali. Era il 1989. Ne abbiamo tappezzato Corleone dai familiari di Riina ai punti di ritrovo dei fratelli Grizzaffi. Ricordiamo che dalle ultime intercettazioni di Riina, avvenute nel carcere di Opera a Milano, è emerso il nome Giovanni Grizzaffi, come “colui che potrebbe risistemare Cosa nostra”. All’epoca Giovanni Grizzaffi era il reggente della famiglia dei Corleonesi. Successivamente ho lavorato a Catania, in piena guerra di mafia con oltre 200 omicidi in un anno, per poi trasferirmi in Calabria. Qui mi sono occupato del sequestro di persona del farmacista Rocco Tassone, fortunatamente liberato dopo 15 giorni. A Reggio Calabria mi sono occupato delle indagini sugli attentati alle pattuglie dei Carabinieri, ad oggi c’è un riprocesso in corso, con la morte degli appuntati Fava e Garofalo. Dopo un periodo in Veneto, dove ho diretto le indagini sulla tangentopoli veneta, gli ultimi 4 a Roma al Ros, durante i quali ho comandato il secondo repoarto investigativo del Ros Centrale, ho avuto la mia prima esperienza da infiltrato».

Uno degli aspetti più curiosi della figura di Jannone è quello legato all’attività di scrittura: diversi sono i suoi scritti. Tra i più significativi “Intelligence. Un metodo per la ricerca della verità” , “Eroi silenziosi”, “Aspettando giustizia”.

Come nasce la sua passione per la scrittura?
«Questa passione c’è sempre stata. Inoltre, come si suol dire: l’arma dell’Ufficiale dei Carabinieri è la penna, non la sua pistola, in quanto un buon investigatore deve saper scrivere e valorizzare il suo operato. Nel 2003 ho avuto la mia prima occasione di scrivere un capitolo con il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, abbiamo scritto “Gli indicatori di anomalia mafiosa nei pubblici appalti”. Quando ho lasciato l’Arma, spinto da forte nostalgia, ho scritto il libro autobiografico “Eroi silenziosi”, presentato anche ad Andria nel 2012. Questo libro ha vantato un forte effetto mediatico, anche se un po’ frenato dal punto di vista editoriale. La volontà è quello di ripubblicarlo e presentarlo anche negli Stati Uniti».

L’ex colonnello dei Ros risiede da anni a Milano. A lui abbiamo chiesto come vive il rapporto con Andria, sua città natale: «Il mio rapporto con Andria è di un affetto quasi struggente, di amore e di rabbia: amore perché ogni vicolo della città è un ricordo d’infanzia, ricordo di sentimenti ormai svaniti; rabbia perché vorrei che la mia città desse più opportunità ai giovani e più legalità. Io stesso, da ragazzo, mi sono allontanato da Andria per seguire la scuola militare Nunziatella e poi l'Accademia. Ma oggi molti giovani cervelli e talenti lasciano questa città in cerca di opportunità altrove. Nonostante la mia lontanaza il mio affetto per Andria è sempre vivo. Grazie ai social network,cerco di accorciare le distanze e di mantenere costante il legame con i miei amici che vivono qui».

Quali sono i sogni di Angelo Jannone?
«Il mio sogno principale è quello di vedere uno dei miei due libri trasformato in un film. In particolar modo il libro “Aspettando giustizia”, perché riaccende il caso della coppia dei fidanzatini di Policoro: Luca Orioli e Mariarosa Andreotta. Una terribile storia di malagiustizia e una madre, Olimpia Orioli, che ancora oggi si batte con tenacia ma compostezza per far riaprire il processo. Ricordiamo che è stato archiviato come incidente domestico, ma in realtà c’erano tutti gli elementi tali per poter affermare che si era trattato di un duplice omicidio».

A Jannone i complimenti della Redazione per la sua poliedricità, e che possa essere un esempio per tutti coloro che inseguono sogni e ambizioni.

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I commenti degli utenti
  • ferri antonio ha scritto il 17 aprile 2020 alle 18:13 :

    Ho conosciuto il Coll. Iannone Angelo con il libro "EROI SILENZIOSI ", libro affascinante che ti cattura. Rispondi a ferri antonio

  • Tatta ha scritto il 26 gennaio 2018 alle 16:40 :

    Ho letto il libro di Angelo Jannone 'Aspettando Giustizia' e in effetti sembra di essere dentro un film da come è ben raccontato eppure è una storia vera che merita di essere portata a conoscenza. Rispondi a Tatta