La storia

«Io, un bullo pentito»

Nei giorni successivi alla giornata contro il bullismo, un lettore ci confessa la sua propensione alla prepotenza e gli atti di cui si vergogna

Attualità
Andria giovedì 21 febbraio 2019
di Lucia M. M. Olivieri
Bullismo
Bullismo © n.c.

Riceviamo e pubblichiamo una lettera, giunta in redazione qualche giorno fa, da una ragazzo che si autodefinisce “un bullo pentito” e che fa molto riflettere.

«Io non so cosa scattasse nella mia mente di 15enne. So che mi infastidiva, per la cronaca neanche più di tanto, che le persone intorno a me fossero rilassate e riposate e felici. Dopo gli anni senza infamia e senza lode alle medie, al Liceo ero un altro, fisicamente e poi psicologicamente. Ma volevo essere il più ammirato: non so perché ma ho deciso che, per farmi “vedere”, dovevo trovare qualcuno da distruggere. Una volta era il compagno un po’ più in carne (“weeee, z’gruuuuuss”)», un’altra lo “sgobbone”, l’altra ancora quello con gli occhiali alla Mike Bongiorno. Insomma, ho causato un po’ di problemi a questi ragazzi, ora me ne rendo conto. Però mi sentivo onnipotente e orgoglioso, perché mi sembrava che tutti mi rispettassero, che avessero paura di me e del mio impero. Potevo distruggerli o renderli insuperabili, bastava che dicessi: “Non parlate più con quello”, e per giorni nessuno rivolgeva la parola alla vittima di turno. Per tutti e 5 gli anni del Liceo ho aspettato che qualcuno mi fermasse, che mi prendesse da parte per farmi ragionare… ma forse non a tutti interessava di questo scemo che continuava a dare problemi, non a un professore, non al Preside, neppure a un collaboratore scolastico.

Qualcosa è cambiato solo grazie allo sport, a uno sport di squadra: giocando insieme a diversi ragazzi con l’allenatore sempre pronto a notare ogni dettaglio del nostro rapportarsi a vicenda, ho provato per la prima volta a mettermi nei panni degli altri, e ho provato un senso di colpa atroce che non conoscevo. A partire da quel momento tutto è stato dolorosamente chiaro; ho realizzato che i miei compagni ridevano alle mie battute solo perché erano terrorizzati e la mia popolarità non era legata a chi realmente ero, ma al potere e alla paura che esercitavo.

Io lo posso dire con forza: il bullo sa che non hai autostima, per questo continua a distruggerti. E sa anche che ti vergogni e non lo denuncerai mai. Denuncialo e tornerai a respirare».

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