Il ricordo della bracciante agricola morta nelle campagne andriesi

Paola Clemente, una vita spezzata per due euro l'ora

Ricordare in una città come la nostra a vocazione agricola e che vede impegnate tantissime persone anche nella stagione della raccolta dell’uva, è importante per evitare che, in futuro, ci siano ancora morti ammazzati dal lavoro

Attualità
Andria lunedì 15 luglio 2019
di Michele Lorusso
Paola Clemente
Paola Clemente © n.c.

Era il 13 luglio del 2015. Un’estate caldissima e una giornata come tante per chi, nonostante le temperature, lavora nei campi.

Il pullman, il lungo tragitto e le condizioni di salute non proprio ottimali.

L’arrivo nelle campagne di Andria e l’inizio della giornata lavorativa.

Ed è proprio in questo momento che quel giorno squarcerà il velo di silenzio che esisteva su un argomento molto radicato nella nostra regione, il caporalato.

Paola Clemente sviene e non tornerà più a casa da suo marito e dai suoi bambini. Il tutto per soli due euro l’ora e la garanzia del pagamento dei contributi per garantirsi un minimo di previdenza sociale.

Da quel giorno tante cose sono cambiate. È servita una vittima, donna e italiana, per mobilitare il mondo politico e istituzionale affinché si approvasse una legge per il contrasto al caporalato e al lavoro nero in agricoltura. Approvazione che avverrà un anno dopo, il 18 ottobre 2016, garantendo maggior tutela per i lavoratori e tutta un’altra serie di misure volte all’aumento di strumenti per una maggiore tutela penale.

La storia di Paola è stata anche oggetto di un cortometraggio, "La giornata", di Pippo Mezzapesa, con il quale si racconta ciò che è accaduto, prendendo spunto dalle dichiarazioni negli atti processuali delle college della bracciante pugliese morta nelle campagne di Andria. Uno sguardo da un’angolatura differente, cioè di chi ha vissuto sulla propria pelle il caporalato e ha vissuto quelle ore terribili che hanno portato al decesso di Paola. È proprio il racconto di quelle donne che mostra il lato “nuovo” del caporalato che indossa l’abito delle agenzie di viaggio e del lavoro interinale: “se l’è venuta a prendere direttamente il carro funebre, era morta, nessuno ha fatto niente. Morta e nessuno ha detto niente. Manco i giornali l’hanno saputo. Morta per cause naturali. Ma che cosa vuol dire naturali? A noi è il lavoro che ci ammazza.”.

Dal punto di vista della giustizia, è in corso un processo riguardante sei persone, di cui cinque sono accusate, a vario titolo, di concorso aggravato e continuato in intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e concorso in truffa aggravata e continuata, una, invece, di truffa aggravata e continuata in relazione al fatto di risultare contrattualizzata con l'agenzia interinale, ma di non aver mai lavorato per la stessa e di aver intascato indennità di disoccupazione e maternità non dovute.

A Crispiano, proprio sabato si è tenuta una fiaccolata in memoria di Paola per evitare che il silenzio possa prevalere sulla storia della bracciante che dovrebbe essere ricordata non solo il 13 luglio, ma ogni giorno, per evitare che si ripetano episodi del genere, affinchè anche il lavoro nei campi restituisca dignità ai braccianti e non profitti ai caporali.

Ricordare in una città come la nostra a vocazione agricola e che vede impegnate tantissime persone anche nella stagione della raccolta dell’uva, è importante per evitare che, in futuro, ci siano ancora morti ammazzati dal lavoro.

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