Una bussola per la ripresa economica e sociale

18 maggio 2020. Questa data sia per tutti occasione di rinascita, nel nome dell’amore essenziale

Torniamo agli incontri, alle relazioni, seppur gradualmente e ci accorgiamo che abbiamo bisogno di una bussola. Abbiamo bisogno di chi possa guidarci nella unità e non escludere nessuno

Attualità
Andria lunedì 18 maggio 2020
di Geremia Acri
don Geremia Acri
don Geremia Acri © AndriaLive

Sono tornato a nuova vita il 19 ottobre di qualche anno fa: embolia polmonare. Ho ritrovato la risurrezione: bellezza, libertà, relazioni dense e significative, ma soprattutto leggerezza da tanti pesi inutili...

Lunedì 18 maggio 2020 rimarrà nei libri di storia quale giorno di ripresa per tutte le attività che la pandemia ha costretto al lockdown per oltre 2 mesi. La fase 2 è destinata a rimanere solo un vago ricordo, la gente sta scoprendo nuovamente il piacere di condividere. Certo, prevalgono alcune misure di prevenzione quali il distanziamento sociale, l’utilizzo delle mascherine nei luoghi affollati e chiusi, l’utilizzo di gel a base idroalcolica per igienizzare le mani e altre accortezze utili ad evitare la diffusione del contagio. Oggi però si riparte e tutti vorremmo che la ripartenza fosse in totale sicurezza. Tutti, in queste ore, ci stiamo chiedendo se questa situazione ci renderà delle persone migliori. Io francamente non so rispondere. So solo che per risollevarci dal disastro, il nostro cambiamento personale e quello nei rapporti umani è una strada inevitabile.

Le videochat hanno permesso di incontrarsi, di esprimersi e hanno anche potenziato il desiderio di ritrovarsi e condividere esperienze, tentare di dare risposte ai mille quesiti con una intensità maggiore di prima.

Tutto questo è bello perché ha evidenziato la voglia di dialogare. Di appartenere ad una comunità che sa ascoltare e proporre. Grazie alle video chiamate, alle videolezioni e allo smart working forse abbiamo davvero avuto la possibilità di rivalutare i rapporti umani in carne ed ossa che davamo per scontato. Torniamo agli incontri, alle relazioni, seppur gradualmente e ci accorgiamo che abbiamo bisogno di una bussola. Abbiamo bisogno di chi possa guidarci nella unità e senza escludere nessuno. Oggi più che mai va tutelato il terzo settore. La cultura sussidiaria va tutelata. Va riconsiderata la cura dell’anima perché non siamo solo corpo.

Quella bussola oggi potremmo lasciarla con fiducia nelle mani delle generazione di giovani i quali devono partire dal presupposto che desiderare una vita piena non può non prescindere dall’immaginare e costruire un’economia in cui prevalgano lo sviluppo sostenibile e il rispetto dell’ambiente, l’accoglienza della vita e la sua cura, l’equità sociale e la dignità di tutti i lavoratori. Ai giovani anche Papa Francesco, in qualità di educatore, ha lanciato l’invito a mettersi in azione nella loro vita professionale perché diventino protagonisti indiscussi di questo cambiamento epocale.

Questa emergenza sanitaria ha infatti reso visibili aspetti importanti che in questi anni abbiamo, se non dimenticato, un po’ bistrattato.

Nessuna organizzazione e istituzione basta a se stessa. Siamo figli di un’unica madre. La natura. Il creato, da cui traiamo le risorse per vivere, lavorare, rendere possibili i diritti e doveri delle persone.

Sono tornato a nuova vita da quel 19 ottobre di qualche anno fa. Oggi cammino e vivo respirando il virus dell’amore che porta inevitabilmente all’incontro verso l’altro.

18 maggio ’20. Questa data sia per tutti occasione di rinascita, nel nome dell’amore essenziale. L’amore che non si dice ma si fa.

La verbosità e l’astrattezza sono una minaccia all’amore reale e profondo.

L’amore impegna la persona intera e scaturisce dal cuore.

L’amore non fa preferenza di persona, tutti sono inclusi, è universale.

L'amore non si vanta non si adira non tiene conto del male subito, ma tutto spera tutto crede tutto sopporta.

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I commenti degli utenti
  • Franco ha scritto il 18 maggio 2020 alle 09:42 :

    È tutto vero ma resta una domanda non retorica: si poteva gestire diversamente l'epidemia? Non si potevano imporre regole certe dall'inizio senza bloccare tutto? E non si poteva evitare di chiudere le chiese e sospendere i Sacramenti mentre i tabaccai e supermercati restavano aperti? Rispondi a Franco

    Leonardo Matera ha scritto il 19 maggio 2020 alle 05:41 :

    Del senno di poi son piene le fosse, soprattutto se poi in Puglia siamo stati molto più fortunati dei lombardi, in quanto a decessi. Quanto al resto, capisco la fede, ma non ho mai sentito di regimi alimentari a base di ostie. Rispondi a Leonardo Matera