Il racconto della domenica

Port r’aloiv i la carna voive

Quando la disoccupazione trovava rimedio creando il lavoro per le braccia, non togliendo le braccia al lavoro

Cultura
Andria domenica 05 dicembre 2021
di Vincenzo D'Avanzo
Port r’aloiv i la carna voive
Port r’aloiv i la carna voive © n.c.

Mba Ciccill aveva un terreno abbasc au mbirn. Essendo non lontano da casa per buona parte era pieno di ulivi e mandorle, il resto lo aveva trasformato in un giardino: qualche albero di mandorle mollesche per festeggiare adeguatamente la domenica e il Natale, qualche albero da frutta fatto con le talee di alberi di confinanti e una fetta di terreno senza piante per l’orticello di famiglia. Gli piaceva tanto quel pezzo di terreno al quale dedicava il tempo libero della piccola falegnameria che aveva nel centro storico. Tuttavia aveva paura di andarci da solo perché quella zona era malfamata. Stiamo parlando del tratto fuori le mura che dalla chiesa di santa Croce si inerpicava verso via Canosa famoso per i delitti, le ruberie, gli assalti ai traini, ecc... Nemmeno nel proprio terreno si sentiva tranquillo perché spesso i delinquenti passavano a rubacchiare i prodotti della terra. Per fortuna quando era il momento della raccolta delle ulive passava anche il monaco della Madonna dei Miracoli con le bisacce a chiedere l’elemosina. Non poche volte mba Ciccill si confidava con il monaco al quale poi si raccomandava per una preghiera alla Madonna p stngnè chiss delinguent. Il monaco lo rincuorava invitandolo a perdonare ma Ciccill non ne era convinto: "doue iaie cumm a u mbirn", che era poi il nome con il quale tutti indicavano quella zona.

Alla fine della seconda guerra mondiale Ciccill ebbe a lamentarsi con un ex federale, ora imboscato nel PCI (ma anche negli altri partiti ce n’erano): con tutto il manganello e l’olio di ricino non siete riusciti a eliminare questa delinquenza. L’ex fascista tentò una giustificazione dicendo che loro erano riusciti a eliminare il dazio. E questo era vero. Fino agli anni venti infatti gli accessi ad Andria erano limitati dalle barriere. Un rappresentante del dazio fermava tutti i traini e chiedeva cosa si trasportasse (ricordate il film di Benigni e Troisi?) e il contadino rispondeva e doveva pagare il tributo che era praticamente fisso. Tanto che alla raccolta delle olive il contadino rispondeva: "r’aloiv i la carna voive" (per indicare le persone). Questa usanza, su richiesta del partito popolare, fu eliminata proprio con l’avvento del fascismo per mettere i piccoli contadini nelle stesse condizioni dei grossi proprietari che di fatto il dazio non pagavano. Dopo questo racconto da parte dell’ex federale mba Ciccill rispose: "delinguent ievn chidd du dazie i cchiss so li stess". In effetti il problema era che il piccolo contadino non riusciva a difendersi dalla delinquenza comune e non aveva potere contrattuale nella vendita del prodotto. Anche quando maturavano le olive era costretto a raccoglierle a prezzi che altri decidevano per lui, indipendentemente dal mercato. Erano i commercianti che stabilivano il mercato alla faccia del contadino che a volte doveva subire il ricatto: "questo è il prezzo se vuoi oppure portatele. Dove? Se il prezzo è uguale dappertutto?" Nessuno, nemmeno le autorità, le associazioni di categoria si rendevano conto della “carna voiv”, dei sacrifici che per un anno avevano sorretto la coltivazione di quello che si vanta essere l’oro di Puglia ma che per i produttori, soprattutto i piccoli, si rivela nu stagnaridd.

A queste condizioni mbà Ciccill non poteva assumere gli operai, sebbene la loro giornata non costasse molto (non dimentichiamo che da noi fino al ventennio la giornata di chi andava in campagna per conto terzi veniva remunerata con un kilo di pane o qualche altro prodotto alimentare, senza contare la cresta che ci faceva il massaro). Ecco allora mbà Ciccill mettersi d’accordo con u cmboir d fait, mbà Savein, perché entrambe le famiglie si organizzassero reciprocamente per la raccolta. In verità era anche un problema di sicurezza dovendo attraversare abbasc au mbirn con tutti i pericoli che questo comportava. A Ciccill questo conveniva perché mbà Savein aveva anche un traino e quindi era utile per il trasporto delle reti, dei sacchi e delle persone. Il traino consentiva alle due famiglie di ritornare in Andria ogni giorno mentre i due figli di Savein, che erano giovani e prestanti, rimanevano in campagna a fare da guardia perché a nessuno venisse di notte la tentazione di andare a rubare visto che il campo era stato in parte raccolto. Mbà Ciccil portava in campagna anche la moglie e la figlia femmina che era ormai signorina. I quattro fratelli più piccoli erano affidati alla sorella della mamma. Era abitudine dei due compari raccogliere le olive all’inizio di dicembre e quindi faceva freddo. La data era importante perché il frutto del raccolto doveva tamponare le maggiori spese del periodo natalizio che in Andria era solito cominciare con la novena della Immacolata.

In mancanza di ragazzini alle due donne fu affidato il compito di raccogliere le olive cadute prima di mettere le reti e ripassare dopo per raccogliere le altre che fossero uscite fuori perché le reti erano piccole. Siccome le olive si pdcavn, non c’erano verghe, si presumeva che le stesse cadessero sulle reti. Qualcuna però sfuggiva e nessuna doveva andare persa.

Praticamente le due donne erano sempre nei dintorni degli uomini. Alla mamma nessuno badava, anche perché era di buona stazza, i problemi sorsero con la ragazza. Infatti i due figli di Savino cominciarono a gironzolarle intorno con il compiacimento della ragazza stessa. Quando rimanevano soli di guardia i due fratelli litigavano su chi doveva sedurre la ragazza. Alla fine prevalse il maggiore secondo l’ordine stabilito dalla usanza: da quel giorno il grande faceva all’angrapoit a pdchè il lato suo (i quattro operai salivano contemporaneamente sull’albero e ognuno ne curava un quarto) per offrirsi in aiuto a raccogliere le olive cadute proprio di là dove era china la ragazza. Quando non c’erano le discoteche o altri luoghi di ritrovo le occasioni per amoreggiare bisognava inventarsele. Tuttavia la mamma della ragazza fu la prima ad accorgersi dei movimenti e cercò di frapporsi tra i due. Inutilmente però perché l’amore non sopporta ostacoli. Infatti sul tardi quando il sole riscaldava la terra e le persone ecco la ragazza togliersi il maglioncino offrendosi sbracciata agli occhi del moroso. Invano la mamma canticchiava:" Come sei brutta signorina che vai sbracciata dalla sera alla mattina". La figlia faceva finta che non era a lei. Tanto che non finirono di raccogliere le olive che il ragazzo chiese a Ciccill se poteva frequentare la figlia. Gli uomini vogliono essere tenuti sempre in considerazione, ma quando si tratta di prendere una decisione sono i primi a svignarsela: "addmann alla patraun, è iedd ca cmmann", si sentì rispondere il ragazzo, il quale comunicò alla morosa il verdetto del padre. La ragazza lo tranquillizzò subito: "con mia madre me la vedo io".

La mamma era stata impressionata dalla audacia del ragazzo e soprattutto dalla sua vivacità mentale: raccontava barzellette, era ossequioso verso gli adulti e soprattutto aveva saputo che frequentava i giovani tra i quali cominciava a serpeggiare l’idea di contrastare il padronato agrario per favorire la piccola proprietà. Su questo movimento richiamò l’attenzione della politica il senatore Jannuzzi che fu il primo a portare l’argomento nell’aula del senato. Era il tempo quando il rappresentante del popolo si faceva interprete delle sue esigenze e le portava avanti con grande decisione. Per questo il parlamentare allora era popolare. È il momento in cui si mette in moto anche la riforma fondiaria che permise di togliere ai proprietari le terre non coltivate e affidarle ai coltivatori diretti. I due figli di Savino (anche l’altro nel frattempo si era fidanzato) accelerarono il matrimonio per rendersi indipendenti e poter aspirare alla piccola proprietà. Essi furono molto attivi in questo periodo tanto che furono tra i primi a beneficiare della nuova legge ottenendo peraltro due terreni attigui. Cominciava a essere soddisfatta la “fame di terra” che tante lotte aveva determinato nel passato da parte di quelle famiglie che avevano bisogno di soddisfare l’altra fame, quella alimentare, che noi, grazie a quelle lotte, per fortuna non abbiamo conosciuto. Davanti a questo movimento spontaneo prendono corpo anche le organizzazioni sociali e sindacali che durante il ventennio avevano dovuto chinare il capo davanti alla prepotenza del regime. La politica fu attenta a questo movimento popolare tanto che dotò i nuovi proprietari di tante casette dislocate sui terreni  o raccolte in borghi in modo che gli stessi nuovi proprietari potessero rimanere sul posto a difendere la proprietà acquisita.

E qui giocò favorevolmente la capacità inventiva del figlio grande di Savino: fu lui a mettere insieme quelli della sua stessa età e organizzare un centro di assistenza che diede la spinta poi ai sindacati e alle associazioni. Ecco come la disoccupazione trovava rimedio: creando il lavoro per le braccia, non togliendo le braccia al lavoro.

Su questo Andria ha fatto la storia (una volta!).

 

 

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