La nota

​Regolamento Edilizio Tipo Andria, Marmo: «Dal Comune interpretazioni errate che causano disagi»

Il presidente del Gruppo consiliare di FI: «c’è il serio rischio che si crei un cortocircuito generale e che un regolamento nato con l’intento di portare vantaggi comporti nei fatti un aumento esponenziale di ricorsi e difficoltà»

Politica
Andria giovedì 13 febbraio 2020
di La Redazione
Il consigliere regionale di Forza Italia Nino Marmo
Il consigliere regionale di Forza Italia Nino Marmo © n.c.

«Sono costretto a tornare sul Regolamento Edilizio Tipo, approvato in via definitiva dal Comune di Andria il 19 dicembre 2019, per una serie di motivi che stanno causando e continueranno a causare notevoli problemi ai cittadini andriesi e alle imprese del territorio se non dovessero essere risolti a breve.

Come tutti ricorderanno, in più riprese, prima e dopo l’adozione del RET comunale, ho sollecitato il Commissario Prefettizio ad adeguare la norma relativa alle superfici accessorie in base a quanto chiarito dalla Circolare Regionale e quindi a non considerarle nel computo del volume totale edificabile. Questo purtroppo non è avvenuto e il Comune ha adottato un Regolamento Edilizio Tipo che non considera le superfici accessorie nel volume totale edificabile solo se esse siano aperte per almeno la metà del perimetro. Un’interpretazione, questa del Comune di Andria, che potrebbe generare una serie di ricorsi al TAR e vedere lo stesso Comune soccombente, come successo recentemente al Comune di Corato che, con un RET simile a quello del Comune di Andria in merito alle superficie accessorie, è risultato perdente.

A questa spiacevole situazione c’è da aggiungere un ulteriore comportamento degli uffici del Comune di Andria in merito ai progetti presentati dal 1°gennaio 2018 il cui permesso di costruire non è stato ancora ritirato. Riporto testualmente una nota ricevuta dagli iscritti agli Ordini professionali e pervenuta anche nelle mie mani, che così recita:

“Gent.mi Colleghi, si informa che nell’incontro tra il Tavolo Tecnico e l’Ufficio Tecnico, ci è stato comunicato, dalla sub Commissaria e dai dirigenti del SUE, che per i progetti presentati al SUE dal 01-01-2018, il cui permesso di costruire non è stato ancora ritirato, è possibile accordarsi con l’ufficio per l’eventuale sostituzione dei grafici in adeguamento al nuovo regolamento edilizio".

C’è qualcosa che non va. Come tutti dovrebbero sapere, una norma non può essere retroattiva. Per tutti i progetti presentati dal 1/1/2018 fino all’entrata in vigore del RET comunale vale il Regolamento Edilizio Regionale, lo stesso che non considera le superfici accessorie nel computo del volume totale edificabile. Mentre il “nuovo” regolamento approvato a dicembre dal Comune esplica la sua efficacia dal 19 dicembre 2019 in poi. Perché invitare ad “accordarsi” con gli uffici per sostituire gli elaborati? Per quei progetti deve essere rispettata la norma vigente in quel periodo. Mentre da dicembre 2019 in poi varrebbe, sempre che nessuno lo impugni, valgono le nuove norme. La questione è chiarissima.

Insomma c’è il serio rischio che si crei un cortocircuito generale e che un regolamento nato con l’intento di portare vantaggi non solo ai privati cittadini ma anche all’economia del territorio, grazie al riavvio del comparto edile, comporti nei fatti un aumento esponenziale di ricorsi e di difficoltà per l’intera comunità. Mi auguro che il Comune riveda al più presto la sua posizione, incomprensibile nel merito e nel metodo, e al tempo stesso provveda a sanare il vulnus relativo alle superfici accessorie apportando le opportune modifiche”.

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I commenti degli utenti
  • Genno ha scritto il 14 febbraio 2020 alle 15:53 :

    Sono d'accordo con i precedenti lettori. Perche' non è stato approvato il RET prima dello scioglimento del Consiglio Comunale visto che era stato gia' stilato e c'era tutto il tempo materiale per poterlo fare? Rispondi a Genno

  • Rodolfuccio ha scritto il 14 febbraio 2020 alle 11:38 :

    Era il 2009, campagna elettorale che avrebbe condotto all'elezione di Giorgino I, e ricordo le tavole rotonde per parlare di urbanistica, variante al PRG, rigenerazione urbana, PUG, semplificazione burocratica... Si mise in campo pure un'associazione di tecnici a supporto delle buone intenzioni. Sono passati 11 anni, siamo nel 2020, e nulla è stato fatto. Andria è urbanisticamente ferma agli anni '80 (anni '80 del 1900 per la precisione): le B3 di recupero, cui per legge avrebbe dovuto provvedere la Pubblica Amministrazione, sono discariche a cielo aperto. La media e grande distribuzione non riesce ad aprire un punto vendita di ultima generazione, sempre per difficoltà amministrative e urbanistiche. Insomma, smettiamola di edificare i vani scala e facciamo le persone serie. Rispondi a Rodolfuccio

  • Amicodipeppone ha scritto il 13 febbraio 2020 alle 21:20 :

    Invece di guardare questa inezia delle volumetrie relative alle superfici accessorie, dando battaglia al Commissario ed al Sub Commissario, che stanno facendo un lavoro eccellente ed encomiabile mettendosi a disposizione e risolvendo problematiche ataviche della nostra città, dovreste fare un mea culpa e tacere. In quasi dieci anni non siete riusciti a fare una cappero di banalissima variante tecnica al PRG, a dare una sistemata organica agli uffici ed ad assumere tecnici istruttori funzionari, oberando di lavoro quei pochi esistenti e non riconoscendogli nulla come incentivi. Abbiate il buon senso di tacere e di far lavorare persone che stanno dimostrando con i fatti e con la loro competenza cosa significhi gestire gli uffici e le problematiche edilizie/urbanistiche. Rispondi a Amicodipeppone