Bambini divorziati

La disgregazione del nucleo familiare è un evento fortemente stressante, sia per i genitori che per i figli, in quanto comporta un cambiamento notevole, se non uno sconvolgimento totale dell’ambiente di vita

Gabriella Ieva Stanze di vita quotidiana
Andria - venerdì 20 aprile 2018
bambini divorziati
bambini divorziati © n.c.

Quando la crisi della coppia diventa insostenibile per entrambi i partner, la conclusione più razionale diventa la separazione e successivamente il divorzio: un avvenimento sano quando si accompagna ad una presa di coscienza delle cose che non andavano, che non era più possibile forzare un rapporto su canali divenuti impercorribili rispetto al progetto, ormai naufragato, di una vita comune.

La disgregazione del nucleo familiare che ne consegue è un evento fortemente stressante, sia per i genitori che per i figli, in quanto comporta un cambiamento notevole, se non uno sconvolgimento totale dell’ambiente di vita ed una ridefinizione dei ruoli e dei compiti all’interno della famiglia.

In particolare, è indispensabile analizzare quanto succede nel sottosistema genitori-bambino: l’elemento patologizzante, infatti, non è la separazione in sé, ma il tipo e la qualità della relazione, da sempre presente in quelle coppie, che esplode e si rende manifesta nel suo potenziale patologico durante e a separazione avvenuta. Solo in rari casi, infatti, il bambino viene mantenuto al di fuori della discordia, molto spesso vi partecipa, in maniera attiva o passiva.

I figli possono ritrovarsi ad assumere il ruolo di testimoni o ostaggi, resi responsabili della discordia o complici di uno dei due genitori.

Con l’espressione “bambini divorziati”ci si riferisce ai figli dei genitori separati, ma questi sono anche bambini separati dai loro genitori, o meglio dalla coppia genitoriale, esposti alle conseguenze della perdita, all’esperienza abbandonica.

In alcuni casi i figli cominciano a sperimentare la crisi tra i genitori già in fasi precedenti la separazione: se ne può prevedere la presenza fin da prima della nascita, così come possono essere subentrati proprio in relazione alle difficoltà di assunzione del ruolo genitoriale da parte della coppia. Nei casi peggiori, i bambini da lungo tempo stavano sperimentando il cattivo funzionamento dei genitori, sia quando questo era espresso in modo relativamente controllato, sia quando esplodeva in grida, sfide, rimproveri, insulti e reazioni violente, anche fisiche.

Le conseguenze sul bambino possono essere molteplici: spesso il dolore ed il senso di impotenza sono tali da indurlo verso sentimenti di ansia e angoscia difficili da elaborare.

L’età costituisce un elemento diversificante rispetto alle possibili conseguenze di una separazione sul vissuto del bambino: pur reagendo con specifiche strategie per affrontare l’angoscia, i bambini molto piccoli possono essere particolarmente vulnerabili e non comprendere realmente ciò che sta accadendo; l’allontanamento di un genitore può essere visto come irreversibile, dando origine a vissuti di perdita e abbandono.

Le conseguenze più gravi per questi bambini riguardano le carenze di tipo qualitativo nella relazione, nei casi in cui i due ex-coniugi sono in piena tempesta di sentimenti dopo la separazione, o sono immersi nella palude della negazione inconsapevole di ogni problema. Nelle separazioni conflittuali, infatti, i bambini vengono strumentalizzati ai fini della separazione e della richiesta di risarcimento, economico e psicologico, che ne deriva.

I genitori, ad esempio, possono utilizzare la dipendenza emotiva dei figli, eleggendoli come loro confidenti e protettori, o coinvolgendoli in manovre aggressive, costringendoli a trovarsi come nemico il genitore “perduto”, non potendo opporsi. Un altro caso possibile è quello in cui un genitore chiede al figlio di tenerlo informato sui movimenti dell’ex coniuge, manipolazioni che porteranno ad un incremento delle difficoltà relazionali del bambino con le figure genitoriali. In questi casi i genitori non si rendono conto che il disagio e i sintomi del bambino esprimono i sentimenti dolorosi che sperimenta trovandosi al centro del conflitto tra i genitori, sentendosi devastato dal senso di colpa di star bene con un genitore e dal timore che questo suo affetto e attaccamento offenda l’altro genitore.

Inoltre, più il dolore dei genitori è acuto e la crisi profonda, maggiore sarà l’incapacità, da parte loro, di accompagnare il figlio nell’elaborazione e comprensione della separazione, alleviando la sua angoscia e la sua ansia.

Offrire ai figli una genitorialità integrata e non più scissa: è questo quello che chiedono i bambini quando ripetono “voglio che mamma e papà restino insieme”, il valore simbolico della richiesta non è tanto che mamma e papà continuino a giocare insieme ma implicitamente i figli chiedono “fai in modo che restino uniti dentro di me”.

Gestire la separazione con un supporto clinico, in cui si rilegge il conflitto come sintomo o in termini di disagio psichico, permette di disinvestire le energie psichiche ed emotive dalla battaglia legale, per utilizzarle in modo da non danneggiare i figli o la qualità della propria vita.

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