Adolescenti: le prime vittime del gioco d'azzardo

Una piaga che coinvolge 2 minori su 3

Geremia Acri Ho un debole per i deboli
Andria - venerdì 29 giugno 2018
gioco d'azzardo
gioco d'azzardo © n.c.

Due ragazzi su tre, 66,3% di età compresa dai 13 ai 17 anni, gioca d’azzardo almeno una volta all’anno; il 36,3% ha dichiarato che almeno una volta al mese attraverso scommesse sportive, gratta e vinci, slot machine, concorsi a premio.

La ricerca “Adolescenti e azzardo: cresceranno dipendenti?” – condotta dalla Caritas di Roma in collaborazione con l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma su 1.600 giovani illumina una realtà allarmante: il gioco d’azzardo, vietato per legge ai minori, appartiene invece al loro universo; è qualcosa di conosciuto, familiare, legittimato dalla pubblicità e anche dal comportamento di parenti e amici.

«Bisogna intervenire nell’educazione dei giovani, coinvolgendo principalmente la famiglia, la scuola e vigilando su smartphone e internet. Se i giovani saranno a rischio di dipendenza dal gioco d’azzardo o da altre sostanze sarà dovuto alle scelte che noi adulti saremo capaci di fare. Una cultura della tolleranza e dell’indifferenza che accetta supinamente lo stato di fatto favorisca la rovina di tante famiglie, alimenti l’usura, riduca in povertà e schiavitù tante persone, specialmente quelle più fragili socialmente e psichicamente». È quanto ha dichiarato il vicario del Papa per la diocesi di Roma Mons. Angelo De Donatis.

In Italia dalle indagini del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), il numero di coloro che gioca d’azzardo almeno una volta l’anno è ormai pari a oltre 17 milioni, 42,8% della popolazione tra i 15-64 anni. Erano 10 milioni nel 2014. Fra questi si contano oltre un milione di studenti, 15-19 anni, pari al 44,2% degli studenti italiani. Il numero di minori che in Italia nel 2017 ha giocato d’azzardo è pari a 580.000, il 33,6 %.

Di fronte a questo contesto, dall’indagine emerge che i giochi d’azzardo sono conosciuti dalla quasi totalità degli adolescenti: il 94,8% dei ragazzi intervistati conosce il gratta e vinci, quasi il 90% il lotto e il superenalotto, l’89% conosce le lotterie, l’87,5% le scommesse sportive, l’86,8% le slot machine, l’84,1% il bingo e così via. L’azzardo appartiene dunque all’universo psichico dei nostri ragazzi, è penetrato nel mondo giovanile e attrae l’attenzione già dei tredicenni.

Come vengono a conoscenza dell’azzardo i ragazzi? In genere l’influenza del gruppo dei parenti e della famiglia si fa sentire in molti ambiti, ma in questo caso invece risulta marginale. I ragazzi hanno saputo dell’esistenza del gioco d’azzardo dalla pubblicità in tv, 80,6%, oppure dalla pubblicità online 67,3%, o si sono imbattuti nell’azzardo nel bar/tabacchi, 64,8%.

Oltre un terzo dei giovani ha un luogo di gioco a 5 minuti da scuola, e comunque, attraverso l’on line ha accesso a tutto quello che desidera. É il cosiddetto “azzardo di prossimità”, che invade anche luoghi insospettabili come uffici postali, supermercati, edicole, autogrill, centri aggregativi, ristoranti.

È lo smartphone, lo strumento più utilizzato dagli adolescenti per giocare d’azzardo (69%); la sua vicinanza fisica ne fa ormai una sorta di protesi del corpo umano. Un vero e proprio oggetto di culto.

Quasi il 90% definisce l’azzardo “un’attività in cui si utilizza del denaro per vincerne altro, affidandosi alla fortuna”. Nessuno o quasi ha citato termini come svago, abilità, competenze, rischio, pericolo. Tutto è centrato semplicemente sul denaro, quasi una metafora lucida del modello socioculturale in cui siamo immersi. Il 38,5% riconosce l’esistenza di rischi ma afferma che “stando attenti” non succede niente, il 16,1% sostiene che se si è fortunati non succede niente di male e si possono fare i soldi.

Troppi minori si affidano con leggerezza a categorie come la fortuna. Troppi sono portati a sottostimare la pericolosità del gioco d’azzardo. Del resto si gioca “per vincere soldi”.

I soldi sono il vero motore di questa macchina che calpesta le persone conducendole verso una strada che ha come meta l’autodistruzione e non una vincita monetaria. Difatti è proprio questa la logica perversa del gioco d’azzardo: creare una speranza che sarà illusa sin dall’inizio. Avvilente rimane il fatto che persone di tutte le età preferiscano questa ‘falsa speranza’ piuttosto che un lavoro retribuito con sacrificio e dedizione. Compito delle istituzioni e delle agenzie educative è quello di creare una rete, che favorisca una maggiore comprensione del fenomeno e dei rischi che comporta. L’obiettivo finale sarà quello di piegare questo “mercato” disumano proponendo un sistema, che ponga al centro l’homo faber in quanto è il lavoro a nobilitare l’uomo e non la fortuna al gioco.

Il rapporto completo: Adolescenti e azzardo: cresceranno dipendenti?

http://www.caritasroma.it/wp-content/uploads/2018/06/Adolescenti%20e%20azzardo%20-%20Rapporto.pdf

Altri articoli
Gli articoli più letti