Pensieri o emozioni?

Un pensiero “razionale” conduce a una riduzione della frequenza, dell’intensità e della durata delle emozioni nocive

Studio Propsy ​Penso, Reagisco, Ottengo
Andria - venerdì 26 ottobre 2018
Pensieri o emozioni?
Pensieri o emozioni? © n.c.

Il pensiero influenza enormemente le reazioni emotive, infatti l’individuo reagisce principalmente alla rappresentazione cognitiva che ha dell’evento, più che all’evento in sé.

Questo è uno dei principi basilari della Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (REBT), ideata da Albert Ellis nel 1993.

Cosa significa?

Significa che le emozioni sono influenzate da convinzioni, perciò quando una persona vive una condizione di sofferenza e malessere e si comporta in modo controproducente, ciò dipende dai suoi modi di pensare che vengono definiti “irrazionali”, ossia lontani da un’oggettiva aderenza alla realtà.

È importante distinguere le emozioni utili (piacevoli e spiacevoli), che sono servite proprio alla sopravvivenza della specie (es. tristezza, paura ecc), dalle emozioni nocive (ansia, depressione, colpa, ira), cioè quelle che ostacolano l’individuo nell’affrontare in modo efficace le difficoltà che gli si presentano o il raggiungimento di determinati obiettivi.

Lo scopo della REBT non è quello di eliminare dalla vita di una persona tutte le emozioni spiacevoli, ma individuare quali pensieri portano a determinate emozioni e fronteggiarle in maniera funzionale e non esserne sopraffatto.

Come faccio a capire se sto provando un’emozione nociva?

Bisogna interrogarsi su quattro aspetti legati all'emozione:

  • Come mi fa sentire questa emozione?
  • Cosa comunico agli altri con questa emozione?
  • Quanto è intensa questa mia emozione?
  • Come mi porta ad agire questa emozione?

L’emozione nociva non fa stare bene, porta a un’elevata attivazione fisiologica, influenza negativamente le relazioni con gli altri e conduce ad atteggiamenti di evitamento delle situazioni temute o di tipo aggressivo.

Quali sono questi pensieri irrazionali?

Ellis ha definito una lista di 11 convinzioni (idee) irrazionali, racchiudendoli in 4 categorie fondamentali:

  • Pretese assolute (“Io/gli altri devono assolutamente …” - “Ho estremo bisogno di …” - “Non posso fare a meno di …”);
  • Catastrofismo (“Sarebbe terribile …” - “È una cosa orrenda …”);
  • Bassa tolleranza alla frustrazione (“Io non tollero che …” - “Io non sopporto che …”);
  • Giudizi globali su di sé o sugli altri (“Non valgo niente” “Sei una persona falsa, cattiva”).

Il modo più efficace per ridurre la sofferenza emotiva consiste nel cambiare il proprio modo di pensare.

Difatti, un pensiero “razionale” conduce a una riduzione della frequenza, dell’intensità e della durata delle emozioni nocive.

Tale obiettivo viene raggiunto nel corso della psicoterapia attraverso una pratica costante e un impegno continuo, in cui si lavora su tutti gli aspetti: cognitivo, emotivo e comportamentale.

Infatti si utilizza il metodo A B C

L’evento/situazione (A) attiva il pensiero (B) e ne consegue una reazione di tipo emotivo e comportamentale (C). Si allena il paziente ad auto-osservarsi attraverso questo meccanismo, affinché riesca a individuare e riconoscere i propri pensieri irrazionali e modificarli.

“Gli anni migliori della tua vita cominciano quando ti rendi conto che i tuoi problemi sono solo tuoi e smetti di accusare tua madre, la tua infanzia, l’economia, il governo. Allora ti rendi conto che puoi avere il controllo sul tuo destino”. (Albert Ellis)

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