​La mia Asia – Melaka, Malesia

Riflessioni a voce bassa durante un viaggio in solitaria (2)

Mirella Caldarone Punto di vista
Andria - venerdì 01 febbraio 2019
Melake, Malesia
Melake, Malesia © Mirella Caldarone

Melaka è una città colorata, gradevole, viva e bagnata. Bagnata dalle acque del fiume e da quella, torrenziale, che viene dal cielo quando arrivo. Nuova meta. Nuovo sistema di strade e direzioni da capire. Nuovo letto in cui adagiare le membra itineranti. E la mente si accomoda alla percezione dell'ennesima bolla di realtà. Il corpo è rilassato, ne prende le forme. Il passo è felpato nella prima umida passeggiata. È sgargiante di colori questa città. I vicoli serpeggiano rincorrendo il fiume che fa lo slalom tra invisibili ostacoli. Chinatown è una vera orgia di colori, suoni, templi. Se il mio sguardo non si posasse su persone reali che pregano, lavorano, vanno a scuola, mi sembrerebbe una rappresentazione teatrale. Capocomico, attore principale, comparse. Oppure un film muto, per alcuni versi. Nei templi c'è una gran confusione di forme e di colori ma si ascolta il silenzio e la compostezza. Le strade sono piccole, adorne di infinite scritte illeggibili, idiomi orientali che sembrano fregi. C'è anche la immancabile little India. Anche qui le etnie si mescolano rimanendo, però, caratterizzate dai quartieri, dai volti, dalla cucina, dai negozi. Ciò che non li distingue è il sorriso e l'accoglienza.

Tutta intera essa è Asia. Questo popolo brulicante che sorride e saluta. Per noi è solo un vago ricordo degli albori della civiltà europea. L'attenzione che ci mettiamo nel costruire e sostenere la torre di babele del nostro benessere non ci consente di avere energie da dedicare al sorriso di benvenuto. Peccato. Penso alla sensazione che proverà chi giunge da noi provenendo da questi luoghi. Vedranno l'opposto: gente frettolosa, che non rivolge loro lo sguardo e la parola, che non saluta augurando il benvenuto. Ci vedranno come un popolo tristemente arroccato nella difesa delle proprie ricchezze.

C'è la fila per entrare al Hoe Kee Chicken Rise. Specialità: palle di riso con pollo al vapore. Una fabbrica di cibo, un mercato di persone. La fila scorre velocemente. Le scene ai tavoli, in un gradevole scenario illustrato dai soliti fregi indecifrabili, si scompongono e ricompongono velocemente. Essendo “alone” mi siedo al tavolo con un altro “alone”. È straniero come me ma non è tanto diverso da loro, somaticamente. È di Kioto, Giappone. Ciao – di dove sei – da quanto tempo sei qui – sei in vacanza – dove ti stai dirigendo: la cascata di domande e risposte reciproche intesse la conversazione. Apprezziamo la cucina ed anche la nostra conoscenza. Abbiamo mangiato in compagnia ed in compagnia continuiamo il nostro giro in città. Rivedo i luoghi del giro fatto in mattinata. Mi rendo conto che gli sto facendo da guida. Lui è estasiato, mi dice così, nell'osservare con quanta facilità io faccia amicizia con le persone, a cui poi chiedo di essere fotografate. A colpirlo è il modo e la naturalezza in cui ciò avviene. In realtà, ed ancora una volta, la fotografia è il mio linguaggio preferito, quello che mi riesce meglio. Preferisco che l'immagine finale racconti le mie esperienze con le persone.

È importante, quindi, che io stabilisca una relazione con i soggetti fotografati. Straordinario, sento in me una forza tale in questo processo da esserne soggiogata anch'io. Una giostra su cui adoro girare. Il giapponese mi ha fatto da specchio con le sue innocenti domande: ma come fai – è bello guardarti mentre accade. Parliamo di fotografia, di composizione. Lui dice che il mio incontro è un'opportunità per lui e che potrà, così, approfondire questo aspetto. Durante la sera si aggiunge a noi un altro ragazzo del “letto sopra il mio”. Di Macao, giovanissimo. Tre “alone” che non sono soli. Per questa città mi convertirò al colore. I cromatismi sgargiano ovunque: murales colorati sui muri che si affacciano al fiume, infinite iscrizioni cinesi sulle case, sulle insegne e, meraviglia delle meraviglie, i risciò. Le bici-taxi ornate da decorazioni floreali, decorazioni in movimento sulle strade di Melaka. Pacchiane al massimo, ma adorabili alla vista. Chi più ne ha più ne metta di fiori, di cuori, di motivi ornamentali. Bellissimi.

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