Italia Paese vietato ai minori

Povertà economica e povertà educativa si alimentano

Geremia Acri Ho un debole per i deboli
Andria - venerdì 08 novembre 2019
Povertà economica e povertà educativa si alimentano
Povertà economica e povertà educativa si alimentano © n.c.

Negli ultimi dieci anni in Italia è triplicato il numero dei minori che vivono in condizioni di povertà assoluta, oltre1,2 milioni di minori, un dato negli ultimi 10 anni è più che triplicato, passando dal 3,7% del 2008 al 12,5% del 2018. In termini assoluti i numeri sono ancora più impressionanti: nel 2008 i minori in questa condizione erano circa 375mila, nel 2014 già sfioravano 1,2 milioni. Oggi sono 1 milione e 260mila (563mila nel Mezzogiorno, 508mila al nord e 192mila al centro). È quanto emerge dal X Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children, dal titolo: “Il tempo dei bambini”. Il report fa il bilancio della condizione di bambini e adolescenti in Italia, presentato in occasione della nuova edizione della campagna “Illuminiamo il futuro” per il contrasto alla povertà educativa.

I minori in povertà relativa nel 2008 erano 1 milione e 268mila; oggi sono 2 milioni e 192mila. Fortissimi i divari territoriali: se in Emilia Romagna e Liguria poco più di un bambino su 10 vive in famiglie con un livello di spesa molto inferiore rispetto alla media nazionale, questa condizione peggiora in Campania (37,5%) e Calabria (43%). La povertà si manifesta nella mancanza di un’alimentazione e un’abitazione adeguata.

Circa 500mila bambini e ragazzi sotto i 15 anni (il 6%) crescono in famiglie dove non si consumano regolarmente pasti proteici. Nel 2018, 453mila bambini di età inferiore ai 15 anni hanno beneficiato di pacchi alimentari. Inoltre, in questi ultimi anni il 14% dei minori ha patito condizione di grave disagio abitativo.

La crisi economica ha avuto un impatto anche sull’aumento della denatalità. Nel 2008 i minori rappresentavano il 17,1% della popolazione residente, mentre nel 2018 sono ridotti al 16,2%.: un fenomeno che si è concentrato in particolare nel sud e nelle isole – che hanno perso 1 minore ogni 10 – mentre al centro e al nord è stato meno incisivo per la presenza delle famiglie straniere.

Prima conseguenza, della denatalità, la flessione delle iscrizioni a scuola nel primo anno delle primarie: per il 2019/2020 le domande presentate sono state poco più di 473mila con una perdita di circa 23mila bambini rispetto all’anno precedente, mentre il ciclo di scuola secondaria ha registrato una flessione di altri 20mila studenti. A compensare in parte il fenomeno l’aumento di minori di origine straniera: oggi più di un residente minorenne su 10 in Italia ha la cittadinanza straniera.

L’Italia, si legge ancora nella ricerca, continua a non avere un piano strategico per l’infanzia e l’adolescenza ed è uno dei paesi europei che investe meno in questo ambito, con divari tra le diverse regioni: a fronte di una spesa sociale media annua per l’area famiglia e minori di 172 euro pro capite per interventi da parte dei comuni, la Calabria si attesta sui 26 euro e l’Emilia Romagna sui 316.

Povertà economica e povertà educativa si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione.

Nel nostro Paese 1 giovane su 7 (il 14,5%) ha abbandonato precocemente gli studi, quasi la metà dei bambini e adolescenti non ha letto un libro extrascolastico in un anno.

Anche lo sport resta per molti un privilegio: in Italia circa un minorenne su 5 (tra i 6 e i 17 anni) non lo pratica e il 15% svolge solo qualche attività fisica. Inoltre, in un paese fragile dal punto di vista sismico e idrogeologico, quasi il 79% delle scuole censite nelle aree a medio-alta pericolosità sismica non hanno una progettazione antisismica, il 53,9% delle scuole italiane non ha il certificato di agibilità e quasi un terzo non ha un collaudo statico.

«Nell’ultimo decennio insieme alle diseguaglianze intergenerazionali, si sono acuite le diseguaglianze geografiche, sociali, economiche, tra bambini del Sud, del Centro e del Nord, tra bambini delle aree centrali e delle periferie, tra italiani e stranieri, tra figli delle scuole bene e delle classi ghetto. Si sono divaricate le possibilità di accesso al futuro». Così ha commentato Valerio Neri, direttore generale di Save the Children, il X Atlante dell’infanzia a rischio. Neri parla di “Paese ‘vietato ai minori’, che negli ultimi dieci anni ha perso di vista il suo patrimonio più importante: i bambini. Impoveriti, fuori dall’interesse delle politiche pubbliche, costretti a studiare in scuole non sicure e lontani dalle possibilità degli altri coetanei europei. Ma che non si arrendono”.

L’Italia se vuole bene a se stessa e al suo futuro deve ripartire proprio dai bambini, preoccuparsi della loro crescita e della loro educazione. Solo un'adeguata istruzione e formazione aiuta a uscire dai margini.

Il rapporto integrale


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