Choral Evensong

La preghiera della sera musicata dalla potenza corale di voci angeliche

Mirella Caldarone Punto di vista
Andria - venerdì 29 novembre 2019
Coro St Paul's Cathedral
Coro St Paul's Cathedral © Mirella Caldarone

Camminando tra le strade umide e fredde di Novembre, mi introduco nella St Paul’s Cathedral, una delle due cattedrali anglicane di Londra, un imponente edificio considerato il capolavoro dell’architetto Christopher Wren.

È la promessa del canto ad attrarmi. Lo leggo nella locandina antistante la chiesa: Choral Evensong. Un vespro, una preghiera della sera impreziosita dal canto corale.

Accetto il libretto, gentilmente offertomi, per seguire la funzione: sono letture tratte dal Libro delle preghiere comuni che è il testo di riferimento dottrinale e liturgico della Chiesa d’Inghiterra. Ho visto succedersi laici e reverendi alla guida della funzione Evensong: la preghiera serale lo prevede nella tradizione anglicana.

A musicare questo momento meraviglioso è The choir of St Paul’s Cathedral insieme alla Royal School of Church Music: la potenza corale di voci angeliche si leva dai banchi del coro barocco, puntinato da centinaia di splendide lampade da lettura.

Ad occhi chiusi mi lascio attraversare da tanta grazia ed a tratti sbircio il libretto della mia vicina il cui indice mi indica il giusto rigo da seguire.

Mi desta la voce della Reverenda Tricia Hillas. Sì, Reverenda, perché dal 1992 la Chiesa anglicana ha dato la possibilità alle donne di diventare sacerdoti.

Ho provato meraviglia a vedere indossati da una donna i paramenti sacerdotali: è buffo meravigliarsi perché sono abiti femminili, in fondo. La consuetudine, si sa, crea immagini mentali e categorie di pensieri.

Dal luglio 2014 le donne possono diventare anche vescovi. Lo scorso 19 novembre ho potuto conoscerne una, all’uscita dalla Cattedrale, in occasione della Consecration of Bischops. Donna, nera, sorridente, con in mano il pastorale: ad attenderla, una elegante comunità africana vestita a festa. Una scena moto bella e piena di speranza.

C’è gioia e coesione nel vespro corale di questa chiesa anglicana e per un attimo mi sono mischiata ai fedeli locali, differenziata solo da una pronuncia assai incerta ma volenterosa.

Questa chiesa anglicana ci tiene a dare il benvenuto a tutte le tradizioni Cristiane così come alle persone con altre o senza religioni. Essa è impegnata, infatti, nella diversità, nelle pari opportunità e nello sviluppo personale e spirituale di tutti. E, come altre chiese qui a Londra, è felicemente partner della Islington Centre for Refugees and Migrants.

Sul libretto, ringraziano tutti della presenza e dichiarano di accorrere in aiuto a quanti ne avessero necessità. Per fortuna non ne ho avuto bisogno.

Ho ringraziato e sono uscita con un nuovo tepore nell’anima. Google mi ha individuata nuovamente nelle strade londinesi ancora umide e fredde di novembre, come se nulla fosse accaduto.

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