Il verbo "mangiare": un must per scoprire culture e tradizioni dei posti che visitiamo

Il verbo "mangiare": un must per scoprire culture e tradizioni dei posti che visitiamo

Mangiar bene, bere bene è alla base dei nostri bisogni fisiologici. Ma cosa succederebbe se fossimo all’estero e non sapessimo cosa c’è nel nostro piatto?

Lorena Fusiello Sagittario ascendente British
Andria - venerdì 11 dicembre 2020
Il verbo "mangiare": un must per scoprire culture e tradizioni dei posti che visitiamo
Il verbo "mangiare": un must per scoprire culture e tradizioni dei posti che visitiamo © n.c.

“Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non si ha mangiato bene”. Questa famosa citazione non viene da un dotto italiano ma da Virginia Woolf, un pilastro della letteratura inglese. Eppure vi è qualcuno che avrebbe scommesso che questa affermazione provenisse dalla mente di un italiano, probabilmente per il nostro stretto rapporto con il cibo. Per noi italiani mangiare è un’arte, mangiare bene è una prerogativa imprescindibile senza tener conto di tutte le relazioni che si tessono attorno ad alla domanda: “Ci mangiamo un boccone assieme?”.

Mangiar bene, bere bene è alla base dei nostri bisogni fisiologici. Ma cosa succederebbe se fossimo all’estero e non sapessimo cosa c’è nel nostro piatto? Questa per noi che abbiamo il cuore tricolore, sarebbe una vera e propria catastrofe.

Londra, agosto 2011. Siamo a Covent Garden, uno dei quartieri più sofisticati di Londra. Ho sempre amato Covent Garden (anche se non è il mio quartiere preferito) per la sua eleganza e compostezza.

Mi rendo conto che non sono aggettivi facilmente associabili ad un quartiere ma, per meglio rendere l’idea, Covent Garden è secondo un criterio associativo del tutto personale una donna; una donna ottocentesca: raffinata, composta, con uno sguardo che nasconde un segreto. C.G. è un cupcake delizioso con tanta glassa e praline, se vogliamo rimanere nel contesto food. Ad ogni angolo ci sono fiori super colorati, i negozi sono delle vere chicche e ci sono le migliori botteghe di tè. Sotto il Mercato coperto ci sono degli artisti di strada che sugellano il tutto con la loro musica classica ma spesso mi è capitato di ascoltare cover band di artisti pop come Ed Sheeran o i Maroon 5 che non ne hanno mai sottratto eleganza, piuttosto hanno sintonizzato la mia anima (più vicina al caos multietnico di Portobello Road, il mio quartiere preferito) all’anima composta ed intrigante di Covent Garden.

Questo squarcio di Città conferma che a Londra mixare gli stili è possibile senza cadere mai nel banale. Nel 2011 ero ancora una volta in Inghilterra ma non da sola bensì con la mia famiglia, esattamente con mia sorella Betty, Giovanni (ormai noto come lo sventurato) e mio cognato Antonio. Il divertimento fu assicurato e il percorso turistico non fu per nulla scontato grazie alla sottoscritta. In quella occasione ero la traduttrice del gruppo ed anche un espertissimo cicerone, dopotutto conoscevo a memoria le strade e le fermate della metro. Le ripetizioni serali contro il muro della mia cameretta dove c’era la mappa di Londra erano servite a qualcosa.

Arrivate le 14:00 o come diremmo in inglese le 2:00 pm, da rispettosissimi italiani, iniziammo ad avere fame. Ci fermammo a prendere una pizza per chiudere il buchetto del nostro stomaco. Erano già diversi giorni che soggiornavamo a Londra e sebbene avessimo sperimentato l’English Breakfast e fossimo già entrati nell’English Lifestyle provando a sorseggiare il cappuccino dai bicchieroni di Starbucks (anche se vi consiglierei tutta la vita la colazione da Costa Cafè) prendiamo, in una della viuzze circostanti, un trancio di pizza che aveva più l’aspetto di un pan focaccia. Mio cognato, Antonio, venne subito catturato da una pizzetta imbustata a dovere la cui etichetta riportava: "Pizza Salami". Il salame c’era e apparentemente anche le patate. Primo morso e l’espressione di Antonio non aveva nulla a che vedere con quella di chi non magia italiano da giorni. Non erano patate ma ananas. Pineapple non erano di certo le noci (come lui aveva creduto, non so per quale motivo) ma era semplicemente ananas. Antonio è un omone di due metri, il tipico che se gli rivolgi la parola diventa rosso di vergogna. Rimase interdetto e a stomaco vuoto, ma vatti a fidare della pizza imbustata.

Con questo non vorrei innescare nessuna competizione culinaria tra le due nazioni, anzi io posso giurare di aver mangiato benissimo in Inghilterra e di aver sperimentato tutto ciò che fosse stato possibile, anche la colazione con uova, prosciutto e funghi. Sono sopravvissuta, anzi con tutta onestà la preferisco a quella dolce. Il mio cafè preferito, come chiamano loro il bar, è Cafè Diana, un posticino di fronte a Kensington Garden i cui muri sono completamente ricoperti da poster e foto di lady D. Le migliori scrambled eggs (le uova strapazzate) le ho mangiate lì a colazione.

Poi una colazione con Lady D mica la fai ogni giorno?!

Con l’effetto della globalizzazione ormai culture e tradizioni del mondo non solo culinarie sono a portata di tutti. A Londra ho sperimentato anche la cucina Libanese. La globalizzazione è proprio questo. Avere un pezzetto di mondo a casa tua. Magnifico direi. Ma se si è sul posto e ci si può immergere nella cultura anche a partire dal cibo sarebbe davvero un viaggio i cui ricordi saranno non solo legati ai colori dei posti ma anche al sapore del cibo assaggiato. Se si visita un posto nuovo non ci si può illudere di conoscerlo nel profondo se non ti fidi di cosa ti mettono nel piatto.

Dietro ogni portata c’è la cultura e la tradizione di un posto. Il viaggio si fa anche seduti a tavola. Have a good meal!

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I commenti degli utenti
  • Lucie Borraccino ha scritto il 13 dicembre 2020 alle 10:14 :

    Complimenti Lorena!!! Rispondi a Lucie Borraccino

  • mariangela fucci ha scritto il 12 dicembre 2020 alle 08:14 :

    fantastica descrizione!!! mi è venuta voglia di fare colazione al cafè Diana. Rispondi a mariangela fucci

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